Il conflitto a distanza tra Russia e Turchia nel territorio siriano di Idlib potrebbe generare uno scontro armato diretto di due tra i paesi che posseggono gli eserciti meglio equipaggiati nello scacchiere eurasiatico.

Mosca e Ankara sono già di fatto coinvolte in una cosiddetta guerra per procura, appoggiando nel fronte della grande Idlib (provincia di Idlib e Khama, parti delle province di Aleppo e Latakia) forze che si combattono tra loro.

La Russia, così come l’Iran, sostiene l’esercito governativo siriano. La Turchia si è invece gettata a capofitto nel dare appoggio sia ai guerriglieri “intransigenti” dell’alleanza islamica Hayat Tahrir al-Sham (HTS), nella quale riveste un ruolo di primo piano l’organizzazione terroristica vietata in Russia Jabhat Fateh al-Sham, un tempo chiamata Fronte al-Nusra) sia gli islamici “moderati” che si identificano nel “Fronte di liberazione nazionale” (FLN)

Gli avvenimenti a Idlib per il momento si stanno sviluppando rigorosamente secondo uno scenario di escalation. La speranza di una riappacificazione delle parti a seguito dell’incontro tra i presidenti Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan non si è ancora spenta.

Tuttavia la volontà delle principali forze esterne di ottenere per sé dei vantaggi ai più alti livelli politici in questi giorni che precedono l’inizio dei negoziati sul fronte di Idlib sembra di per sé piuttosto allarmante. Ciò, tra l’altro, sottolinea la propensione, sia da parte di Mosca che da quella di Ankara, all’ utilizzo di metodi di coercizione militare Gli esperti militari pronosticano diversi scenari fino a quello più estremo di operazioni militari su larga scala con la partecipazione diretta dell’esercito russo e delle forze armate turche.

L’esperto di questioni militari, dottore di ricerca in scienze militari Konstantin Sivkov in una intervista al portale “Stalingrado” ha preso in considerazione diverse possibili varianti di uno sviluppo negativo della situazione. Tra queste, un inasprimento dei contrasti tra Mosca e Ankara con successivi scontri militari diretti tra Russia e Turchia e altre regioni del Medio Oriente. C’è il rischio di una guerra su larga scala tra Russia e Turchia nei diversi teatri delle operazioni militari, segnala l’esperto militare.

Ora, per via degli avvenimenti che si stanno verificando, tutta l’attenzione è fissata sulla Siria e sulla sua provincia di Idlib, proprio l’area dove sta aumentando di intensità il conflitto di mediazione tra le forze armate siriane e russe da una parte e l’esercito turco e i guerriglieri islamisti dall’ altra.

Secondo le stime dell’esperto militare, nel caso Ankara decidesse di procedere con una invasione militare della Siria, la capacità della stessa Idlib non sarebbe molto elevata: nei limiti di un corpo di armata dell’esercito turco il che significa circa 40 mila persone più circa 20 mila guerriglieri pro Turchia. Un totale di 60mila “baionette” turco-islamiche.

Secondo i dati di alcune fonti militari all’ inizio di marzo l’esercito turco ha concentrato nella provincia di Idlib a ovest di Aleppo (nelle aree di Atareb, Taftanaz, Neirab) e a sud del centro amministrativo provinciale di Idlib circa 7 mila uomini con due brigate ed una maggiore prevalenza di reparti appartenenti alle forze speciali.

Nella parte nord-occidentale sono state spostate centinaia di unità di attrezzature blindate, obici semoventi, lanciarazzi multipli, missili anticarro e sistemi missilistici antiaereo trasportabili a spalla. Di fatto è stato creato un imponente raggruppamento di truppe d’assalto con una elevata potenza di fuoco.

Tuttavia, nella provincia di Idlib, l’alleanza turco-islamista di terra è bel lontana dall’ avere un supporto aereo sufficiente in termini di raid dell’aviazione tattica contro le posizioni e gli avamposti del nemico

In mancanza di una partecipazione attiva dell’aviazione, qualsiasi discorso riguardo la possibilità di una rapida marcia dei turchi addirittura su Damasco è da considerarsi poco plausibile. Soprattutto se si considerano la chiusura dello spazio aereo siriano alle forze aeree turche da parte della Russia e la crescente contrapposizione tra Ankara e Teheran nello scacchiere bellico siriano

Ma la Turchia ha anche dei vantaggi politico-militari: l’essere parte dell’alleanza atlantica determina il fatto che sia la NATO, attraverso Ankara, a dover controllare gli stretti del mar Nero attraverso i quali è aumentato proprio in questi giorni il transito di armamenti russi verso la Siria.

La flotta turca potrebbe dare inizio a manovre a lungo termine nella zona degli stretti e nelle guerre moderne un ritardo dei rifornimenti anche di soli due-tre giorni può trasformarsi in un grosso vantaggio per una delle parti belligeranti, aggiunge Sivkov

Per la stessa ragione non sarebbe conveniente neanche l’alternativa di inviare rifornimenti alle truppe russe stanziate in Siria via mare dai porti di San Pietroburgo e Murmansk circumnavigando l’Europa. Lo stretto di Gibilterra nel mar Mediterraneo è infatti sotto il controllo della Gran Bretagna, anch’ essa membro della NATO e alleata della Turchia.

Anche il rifornimento mediante l’utilizzo dell’aviazione militare da trasporto non sarebbe una soluzione efficace per fornire supporto tecnico e materiale ad un’operazione militare su larga scala.

Uno scenario apocalittico, una guerra tra Russia e Turchia, potrebbe concretizzarsi se dagli aeroporti della Crimea e della Regione di Krasnodarsk iniziassero a decollare aerei dell’aviazione russa per bombardare obiettivi della nazione mediorientale membro della NATO e la Flotta del Mar Nero iniziasse a far sbarcare le proprie truppe sulle coste della Turchia. La linea del fronte diventerebbe una fascia molto ampia dalla Crimea alla penisola di Absheron (Azerbaijan) e questo arco di operazioni militari nel ventre molle della Russia meridionale, dal Mar Nero fino alle regioni del Caucaso, andrebbe a coinvolgere tutte le cosiddette “nazioni cuscinetto” (Georgia, Armenia e Azerbaijan) con un inevitabile riaccendersi di tutti i conflitti regionali incluso quello del Nagorno Karabakh.

In Turchia già vengono diffuse voci sulla necessità di vendicarsi sulla Russia e minare la sua stabilità dal di dentro. Tuttavia, tali asserzioni appaiono un po’ avventate considerando che i seguaci dell’Islam di nazionalità russa, perfino quelli più radicali, sembrano propendere maggiormente verso l’Arabia Saudita piuttosto che la Turchia.

Oltretutto, secondo l’esperto di questioni mediorientali Evguenij Satanovskij, lo stato delle relazioni tra Erdogan e la principale monarchia del mondo arabo è tutt’ altro che ideale. E non è per nulla chiaro chi appoggerebbero, in caso di conflitto, Riad e le altre monarchie arabe, per non parlare del “peso massimo” del mondo arabo: l’Egitto.

I sauditi si sono già scontrati con Ankara su una serie di questioni calde nello scacchiere mediorientale e nordafricano, per esempio in Libia.

La Russia, come ricordano alcuni suoi esperti, può infine ancora utilizzare una leva per esercitare la propria pressione sui turchi. Tornando alle tradizioni di politica estera di un tempo, Mosca può schierarsi in sostegno dei curdi in Iraq, in Siria e anche direttamente nei territori sud-orientali della Turchia.

Articolo redazionale  comparso su EurasiaDaily il 3 marzo 2020

Tradotto dal russo da Sergio Bedini per Saker Italia il 6 marzo 2020

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