In questa breve analisi e valutazione, considereremo l’Impero Ottomano e la Turchia come un unico concetto, dal momento che attualmente il “neo-ottomanesimo” va di gran moda in Turchia, anche se riflette semplicemente l’arroganza del rigor mortis post-imperiale di un impero che è morto formalmente nel 1923. Prima di esaminare gli ultimi anni, va notato che, anche quando l’impero russo era in uno stato di debolezza, ha vinto la maggior parte delle sue guerre contro gli Ottomani, tra il XVI e il XX secolo, e l’unica che non ha vinto con rapidità e decisione, prendendo Costantinopoli [la Guerra di Crimea] – fu a causa di un intervento prevalentemente inglese.

Nei suoi ultimi giorni, l’Impero Ottomano è stato effettivamente mantenuto in vita dagli Inglesi e dagli Austro-Ungarici, per i propri egoistici motivi strategici. Oggi sono gli Stati Uniti e l’emissario della loro politica estera, la Gran Bretagna, a sorreggere la Turchia, attraverso l’adesione turca alla NATO (risalente al 1952), il Fondo Monetario Internazionale, le forniture di armi, e la chiusura di un occhio sull’occupazione illegale di Cipro.

Nel 1919, quando l’Impero Ottomano era in declino terminale, un famoso diplomatico britannico scrisse: “Per i Turchi non avevo, e non ho, alcuna simpatia di sorta. La lunga residenza a Costantinopoli mi ha convinto che dietro la loro maschera di indolenza, i Turchi nascondono la barbarie più brutale. Questa convinzione non è stata attenuata dal loro comportamento verso la guarnigione di Kut [dopo l’Assedio di Kut, in Iraq, durante la Prima Guerra Mondiale, gli Ottomani, nonostante gli accordi presi con gli Inglesi sconfitti, lasciarono che più della metà dei prigionieri morisse per malattia] o verso gli Armeni all’interno dei loro confini. I Turchi non hanno contribuito assolutamente con nulla al progresso dell’umanità: sono una razza di predatori anatolici: desideravo solo che col Trattato di Pace [il Trattato di Sèvres] venissero relegati in Anatolia”.

Ma così non fu: la politica troppo ambiziosa di Venizelos [Eleutherios Venizelos, Primo Ministro greco a più riprese tra il 1910 e il 1933] e il susseguente “tradimento” degli alleati della Grecia fecero sì che il nuovo stato della Turchia ottenesse il controllo non solo di Costantinopoli, ma anche della Tracia orientale. E in ciò la Russia, fra tutti i paesi, svolse un ruolo importante: nel 1920, Lenin fornì ad Atatürk oro e armi (sì, l’opportunista Atatürk per qualche tempo fu un ammiratore di Lenin!). Perché? Perché la tradizionale alleata della Russia, la Grecia, l’aveva tradita combattendo i Bolscevichi in Ucraina. Plastiras [Nikolaos Plastiras, anch’egli più volte Primo Ministro della Grecia tra il 1945 e il 1952] dimostrò di essere un Terrier al guinzaglio della Gran Bretagna. Il Trattato di Kars stabilì i confini della Turchia con l’Unione Sovietica. Da allora, la Turchia è stata la chiave delle politiche anti-Sovietiche e poi anti-russe degli Anglosassoni, al punto che la Turchia, comprendendo la propria importanza geografica, si prostituì per ottenere il massimo vantaggio, cosa di cui forse l’invasione di Cipro, permessa dagli Stati Uniti, grazie ai radar e alle installazioni militari di questi ultimi in Turchia, è l’esempio perfetto. Ricordiamo che fu per sua volontà che la Turchia consentì che missili nucleari americani venissero installati sul suo territorio, cosa che ha fatto precipitare la crisi dei missili cubani. Anche il vile abbattimento della Turchia di un aereo russo e l’omicidio di uno dei piloti sono stati possibili solo perché la Turchia è corsa immediatamente ad aggrapparsi alla sottana della NATO per ottenere protezione.

Considerato il contesto di cui sopra, è del tutto possibile che, senza la Gran Bretagna e l’irrazionale paura statunitense della Russia, la Turchia come la conosciamo non esisterebbe o sarebbe almeno di gran lunga più piccola di com’è oggi. Contrariamente alla Russia, un paese antico con un’identità seria, i Turchi non sempre sanno chi sono. Novantatre anni non sono un tempo lungo, nella storia degli stati. I Giovani Turchi e Atatürk si sono affannati a scimmiottare le abitudini dell’Europa occidentale, forse perché non erano sicuri di chi fossero esattamente, o perché non si sentivano abbastanza colti. Hanno anche abbandonato il loro alfabeto arabo per quello romano, e soppiantato molte parole arabe in favore di parole europee turchizzate.

Molti Turchi istruiti si disperano perché la Turchia diventi un membro dell’UE, forse invidiosi dei loro vicini più “sofisticati”. Un altro diplomatico britannico scrisse: “È vero che ci sono ceppi etnici europei in questo popolo, ma non così forti come i ceppi asiatici, e il loro singolare linguaggio è originario dell’Asia centrale. Non vi è alcuna ragione naturale per cui i Turchi dovrebbero essere così insistenti sulla loro connessione europea, e questa insistenza è in gran parte dovuta ai proclami di Kemal Atatürk”.

La Turchia moderna è una strana amalgama di strutture occidentali sostenute da abitudini Ottomane. I suoi vari governi, siano essi militari o no, sono ancora fortemente influenzati dalle loro enormi forze armate, e la contraddizione tra religione e laicità ancora tormenta il suo sviluppo. La Russia lo sa, e sa che nella politica estera turca prevale la mentalità da bazar. Invece di provocare un crollo del traballante Stato turco, la Russia preferisce indebolire una nevrotica NATO, e, infine, portare la Turchia nella sua sfera di influenza, nell’interesse della stabilità del Medio Oriente.

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Articolo di William Mallinson pubblicato su Katehon il 28 dicembre 2016.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[Le note in questo formato sono del traduttore]