La Rada ha accettato di optare per un’elezione, alcuni deputati stanno per contestare la costituzionalità del decreto del presidente, e il parlamento ha rifiutato di cambiare le leggi elettorali.

È divertente. I deputati non hanno mostrato nemmeno la resistenza condizionale in relazione al punto più basilare – la questione dello scioglimento. Ma si sono opposti rigidamente alle leggi elettorali che sono di secondaria importanza. Si può discutere quanto si vuole sulle differenze fondamentali tra i sistemi maggioritario, proporzionale e misto, e sulle liste aperte o chiuse, ma la realtà ucraina è tale che i grandi gruppi oligarchici controllano comunque sia il processo elettorale che la Rada. La maggior parte della maggioranza è eletta da liste di partito, ed entrano nella corrispondente fazione, e periodicamente i gruppi di deputati “non faziosi” servono di fatto al potere come riserva di voti per le leggi “scabrose” ma necessarie, a favore delle quali i deputati della coalizione non voteranno. Oltre a questo, i gruppi “non faziosi” danno al presidente un ulteriore spazio di manovra nei rapporti con il parlamento.

Va notato che non è una coincidenza che Zelenskyj abbia deciso di sciogliere la Rada. Ripete un passo simile fatto in passato da Poroshenko. L’unica differenza è che il parlamento sciolto da Poroshenko avrebbe dovuto funzionare per altri due anni, mentre Zelenskyj ha guadagnato solo altri quattro mesi dissolvendo la Rada. Ricordo che dopo il colpo di Stato del 2014 il parlamento ha adottato di nuovo la Costituzione del 2004, che limita seriamentele le facoltà del presidente. In effetti, il capo dello Stato può esercitare davvero i suoi poteri solo se controlla il parlamento.

È proprio per questo motivo che i due presidenti eletti dopo il colpo di Stato (Poroshenko e Zelenskyj) hanno cercato immediatamente di cambiare la struttura della Rada, facendo entrare la loro gente. L’esperienza di Poroshenko – il cui “Blocco Petro Poroshenko” ha perso rispetto al “Fronte del Popolo” la parte proporzionale delle elezioni del 2014 (avendo ricevuto un seggio in meno), ma ha vinto ampiamente nei distretti maggioritari (69 seggi, oltre al fatto che il “Fronte del Popolo”, che ha ottenuto il 2° posto nella maggioranza, ha ricevuto solo 18 mandati) – mostra che il neoeletto presidente costruisce piuttosto facilmente una grande fazione parlamentare. Se Poroshenko è riuscito ad avere 132 deputati, allora Zelenskyj ha tutte le possibilità di farne entrare in parlamento non meno di 200 (e forse, per la prima volta nella storia dell’Ucraina, ricevere una maggioranza a partito unico, senza la necessità di creare un coalizione). Va tenuto presente che il marchio di oggi – “Servo del Popolo” – sarà usato volentieri dalla maggioranza nella maggior parte delle regioni dell’Ucraina, perché offre eccellenti possibilità di vittoria in una situazione di stallo con qualsiasi avversario. Quindi per Zelenskyj vale lo stesso se l’elezione avverrà utilizzando il sistema puramente proporzionale o misto.

Apparentemente, l’introduzione di un sistema puramente proporzionale e la riduzione della soglia elettorale erano una delle condizioni del consenso oligarchico che consentiva a Zelenskyj di organizzare un’inaugurazione il 20 maggio e di sciogliere la Rada. In questo caso, fino a 8 persone dovrebbero entrare nel parlamento, invece di 4-5 (nel sistema esistente). Ad esempio, praticamente ogni oligarca ha avuto la sua rappresentanza nella Rada. Se la questione della riforma fosse importante per Zelenskyj (Kolomojskyj), allora il lavoro necessario nella Rada sarebbe stato svolto da deputati che, come piccoli conigli, avrebbero concordato sullo scioglimento, e che allo stesso modo avrebbero adottato con forza e allegramente anche la nuova legge elettorale. Alla fine, è stato possibile trattenere la pubblicazione del decreto di Zelenskyj sullo scioglimento della Rada e frenare i deputati della resistenza. Ma Zelenskyj disse che avrebbe vinto le elezioni parlamentari anche con la vecchia legge. Ha assolutamente ragione, per le ragioni che ho spiegato sopra.

Sembra che Kolomojskyj, per mano della Rada, abbia semplicemente scaricato i suoi partner nel consenso oligarchico. Allo stesso tempo, formalmente non è colpevole. Dopotutto, è il parlamento che non ha votato per i cambiamenti. Dopotutto, Zelenskyj ha introdotto la legge promessa. Ora 3-4 partiti (di quelli che potrebbero superare la soglia di sbarramento) restano ai margini della Rada, e, cosa più importante, i loro proprietari/oligarchi non ottengono la loro rappresentanza in parlamento. Come dimostra la pratica di tutte le precedenti elezioni che si sono svolte in conformità con il sistema misto, la forza pro-presidenziale entra in parlamento con l’assoluta maggioranza dei collegi maggioritari (rispetto agli altri partiti). Inoltre, molti candidati indipendenti (nel 2014 erano 90) – almeno la metà di coloro che si uniscono alla forza politica pro-presidenziale o cooperano attivamente con essa – superano anch’essi la soglia di sbarramento.

In questa situazione, Zelenskyj (Kolomojskyj) può aspettarsi di riuscire a creare una maggioranza a partito unico. Come ultima risorsa, la fazione forte e più numerosa di “Servo del Popolo” può scegliere uno dei potenziali tre partner della coalizione (dalla Tymoshenko a Bojko, incluso Poroshenko). Allo stesso tempo, un’associazione di queste tre fazioni contro Zelenskyj è quasi irrealizzabile. E ancora una volta sottolineerò che il rifiuto del parlamento di votare un sistema puramente proporzionale, con la soglia ridotta al 3%, crea magnifiche condizioni per la formazione della maggioranza monopartitica di “Servo del Popolo”. Kolomojskyj, con la sua grazia innata, ha usato i suoi nemici per i suoi scopi, e inoltre – in modo tale che non capissero nemmeno cosa stesse accadendo.

Penso che se il “Fronte del Popolo” e Parubij porteranno avanti la loro minaccia, e metteranno in discussione la costituzionalità del decreto presidenziale sullo scioglimento del parlamento, anche loro non verranno fermati da nessuno. È solo che la Corte Costituzionale non forzerà il processo decisionale, trascinandolo per anni. Si può ridere quanto si vuole per l’analfabetismo legale di Parubij, che “non sa” che la legalità del decreto è contestata dalla Corte Suprema, ma penso che la Corte Costituzionale non sia stata tirata in ballo per coincidenza. E di nuovo i nemici di Kolomojskyj difendono i suoi interessi, sempre senza intuirlo.

La questione è che anche l’influenza su Zelenskyj può essere persa. Ora la “giovane squadra” [di Zelenskyj – ndr], il Dipartimento di Stato americano e gli oligarchi rivali cercano di allontanare Kolomojskyj. Zelenskyj è un ragazzo ambizioso e può provare a fare il suo stesso gioco. Il caso dell’illegalità del decreto che giace alla Corte Costituzionale è una bella assicurazione. Dopotutto, se la Corte Suprema riconoscerà l’illegittimità del decreto del presidente, allora ciò che può essere fatto, al massimo, è fermare un’elezione anticipata. Allo stesso tempo, Zelenskyj promuoverà perfettamente sé stesso attraverso “l’opposizione al parlamento anti-popolo del presidente del popolo” e riceverà un parlamento tascabile pochi mesi dopo (questo non è essenziale). Se il decreto verrà riconosciuto come incostituzionale, allora questo sarà un motivo di impeachment (dal momento che il presidente avrà violato la Costituzione). La Corte Costituzionale può discutere della costituzionalità del decreto e non considerarlo per anni. Ma se è necessario, allora sarà possibile attivare il processo e ricevere la decisione necessaria.

Così, le ultime decisioni prese dalla Rada sciolta stipulano l’istituzione del controllo di Kolomojskyj su tutti i rami del potere entro la fine dell’anno in corso. Avendo ricevuto il controllo della Rada, riceverà il controllo anche sul governo, e se il suo presidente tascabile sfuggirà dal suo controllo, avrà l’opportunità in qualsiasi momento di ricevere una decisione sull’illegalità delle azioni di Zelenskyj e di avviare la procedura della sua rinuncia al potere. Bene, e il principale garante di tutto ciò è Arsen Avakov, con il suo Ministero degli Affari Interni, la Guardia Nazionale e i militanti. Di recente è svanito sullo sfondo, ma controlla la situazione. Oggi, Avakov e Kolomojskyj sono ugualmente interessati ad unirsi. Sul lungo termine Kolomojsky, naturalmente, può provare ad abbandonare anche Avakov, ma oggi hanno bisogno l’uno dell’altro, e il loro tandem è forte.

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Articolo di Rostislav Ishchenko pubblicato su The Saker il 24 maggio 2019.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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