Come tutti sappiamo, per vendere un calmante inutile si deve prima comprare qualcosa d’inutile. A un certo punto, Washington ha comprato l’Ucraina, ad alto prezzo. Il processo di acquisto richiese molto tempo, perché l’Ucraina fu comprata a pezzo a pezzo.

Quando finalmente l’Ucraina fu tutta nelle mani degli Stati Uniti, la Casa Bianca si rese velocemente conto, con orrore, che numerose amministrazioni statunitensi avevano investito rilevanti quantità di soldi in un prodotto completamente inutile.

Gli americani non sentirono il bisogno di nascondere le proprie emozioni. È per questo che nel 2015 alcuni “eroi del Maidan”, pilotati da alcune reazioni emozionate dei loro proprietari americani, sentirono per caso, ma non compresero, la teoria secondo cui Putin aveva lui stesso organizzato il Maidan allo scopo di prendere la Crimea e caricare sugli americani il peso del resto dell’Ucraina. Mentre i residenti del territorio controllato si intrattenevano con teorie complottiste, gli americani stavano pensando a chi avrebbero potuto scaricare l’Ucraina.

Di primo acchito, pensarono che la Russia avesse mostrato interesse nei confronti dell’Ucraina. Le ragioni erano ovvie:

  • Lunga storia comune
  • Collegamenti personali e familiari
  • Importanza per l’economia russa della cooperazione industriale e del transito di gas attraverso l’Ucraina
  • Soluzione del problema della Crimea (con lo svanire dell’Ucraina, sarebbe svanito anche chi avanzava pretese sulla penisola)

Gli Stati Uniti intendevano fregare la Russia scambiando l’Ucraina con una carta bianca in Siria e in Medio Oriente. Pensavano di mantenere le sanzioni introdotte per la “occupazione della Crimea”, stavolta come sanzioni per la “occupazione dell’Ucraina”. In sostanza, Washington progettava di scambiare qualcosa d’inutile per qualcos’altro alquanto utile, mantenendo allo stesso tempo tutti i mezzi di pressione nei confronti della Russia. Gli americani non sarebbero americani se non cercassero di fare soldi anche quando affrontano una potenziale perdita.

Ma stavolta gli Stati Uniti erano destinati alla delusione. Mosca non mostrò nessun interesse per quel prodotto inutile. Non era neanche chiaro se Mosca avrebbe preso l’Ucraina se fosse stata pagata per farlo. E pagare qualcosa per prendere l’Ucraina era proprio fuori questione. Anche le successive serie di sanzioni, poste con l’obiettivo di creare una situazione per cui sarebbe stato meno rovinoso per il Cremlino annettere l’Ucraina piuttosto che mantenere lo status quo, non risolsero il problema. Era risultato che la Russia, sebbene avesse sofferto all’inizio perdite finanziarie a causa delle sanzioni, aveva imparato come usarle per ottenere vittorie strategiche a lungo termine.

Nel 2016 l’Ucraina smise di giocare un ruolo rilevante per le iniziative americane contro la Russia. Rimase in vendita, ma si era capito che fosse necessario cercare un nuovo compratore. Inoltre, poiché a quel tempo anche i pigmei in Africa avevano capito quanto fosse realmente inutile l’Ucraina, era necessario trovare un compratore che non potesse rifiutare l’offerta. La vendita della colonia di Kiev dell’impero statunitense entrò in modalità “compra un mattone” (1), il che permetteva di presentare un normale furto come un acquisto volontario.

Durante il suo mandato, Obama non riuscì a trovare un “compratore” appropriato. Trump non era molto interessato al problema ucraino, preferendo gli intrighi contro la Cina e la lotta contro il NordStream-2 a beneficio dell’industria statunitense del gas. Tuttavia, sono state proprio le politiche di Trumpad aiutare l’amministrazione Biden a trovare un “compratore” che non sarebbe stato capace di rifiutare l’offerta di un mattone.

Lottando contro il NordStream-2 e cercando di minimizzare i costi dell’egemonia globale americana, Trump ha danneggiato seriamente le relazioni con la Germania. I tedeschi, trovandosi in una situazione inaspettata in cui gli Stati Uniti si erano trasformati da alleati a concorrenti economici, e avevano smesso di garantire la protezione politica e militare, non si erano azzardati a cambiare bruscamente binario e correre sotto le ali russe. Oltretutto, questo avrebbe causato facilmente un’irreversibile crepa nell’Unione Europea. Berlino ha cominciato a cercare strade per recuperare le buone relazioni con gli Stati Uniti.

Come risultato, l’amministrazione Biden è stata capace di eseguire una giravolta. Non essendo legata agli interessi dell’industria gas-petrolifera statunitense (Biden favorisce l’energia “verde” invece di quella tradizionale) e pienamente consapevole che i tedeschi erano determinati a completare il NordStream-2 a tutti i costi, Washington ha fatto finta di essere super preoccupata per il destino dell’Ucraina. Una chiacchierata coi tedeschi sull’argomento è stata presentata essenzialmente come un prerequisito per la normalizzazione delle relazioni. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno fatto l’inusuale mossa di rifiutarsi di imporre sanzioni contro le aziende e i politici tedeschi coinvolti nel progetto NordStream-2.

Normalmente Washington non dà mai niente per prima durante i negoziati, piuttosto chiede invece concessioni all’altra parte. In questo caso, tuttavia, gli americani furono notevolmente costruttivi. La vera ragione di quest’atteggiamento è stata presto rivelata: gli americani hanno convinto i tedeschi a firmare un accordo per proteggere presumibilmente gli interessi dell’Ucraina.

Le celebrazioni a Kiev sono state di corta durata. Quando sono stati rivelati i dettagli dell’accordo, è stato abbastanza chiaro che nessuno garantiva nulla all’Ucraina né intendeva compensarla di alcunché. La Germania faceva una vaga promessa di combattere per gli interessi dell’Ucraina e per spingere Gazprom a negoziare con l’Ucraina l’estensione del contratto di transito. Questo, fra l’altro, non era mai stato rifiutato dal governo russo, sempre che l’Ucraina avesse potuto offrire condizioni di transito competitive. Ma ciò è proprio quello che Kiev non vuol fare, sognando di continuare ad approfittarsi della “unicità” delle sue capacità di transito. È per questo che l’Ucraina combatteva così accanitamente contro il NordStream-2. Ma nessuno aveva promesso di costringere Mosca ad un accordo poco profittevole. Questo è stato finalmente capito in Ucraina, e subito seguito da forti lamentele per il tradimento.

L’Ucraina si sbagliava, non era stata tradita, era stata venduta. Per sovrappiù, al contrario di quel che dicevano gli oppositori di Biden, lui non l’aveva venduta a Putin. Putin stava usando con efficacia la situazione ucraina al servizio degli interessi russi, ma non aveva pagato un centesimo o fatto una singola concessione. Al contrario, Gazprom e la Russia pianificavano di ricavarci un profitto, compensando le perdite forzate del periodo precedente. Biden ha venduto il “mattone” ucraino alla Merkel.

Per uscire di scena con stile a lasciare al suo partito una possibilità per rimanere al potere, la Bundeskanzlerin aveva bisogno di ristabilire la mutua comprensione con gli Stati Uniti. Però il NordStream-2 era un progetto così importante che in tale caso la Merkel non era pronta a fare alcuna concessione. Gli americani sono dei bravi negoziatori, così riuscirono a farle un’offerta che lei non poteva rifiutare.

Rimossero il NordStream-2 dall’equazione. Le sanzioni in essere furono lasciate al loro posto, poiché non causavano problemi, mentre non sarebbero state imposte nuove sanzioni, particolarmente contro i tedeschi. Tutti gli obblighi tedeschi nei confronti dell’Ucraina sarebbero stati espressi nel modo più vago possibile. Sarebbe toccato a Berlino decidere in cosa esattamente consistessero tali obblighi. La sola promessa specifica fu che gli Stati Uniti avrebbero raccolto soldi nell’Occidente per un totale di un miliardo di dollari, che sarebbero stati dati all’Ucraina per lo sviluppo dell’energia “verde” e per renderla capace di compensare qualsiasi problema potenziale sulle forniture di gas naturale. La Germania avrebbe ricoperto il ruolo di gestore dello sviluppo energetico “verde” in Ucraina, contribuendo con 150-200 milioni di dollari a quel miliardo (una piccola somma per la Germania).

Biden ha preso due piccioni con una fava. Per prima cosa, ha dimostrato ai suoi sostenitori statunitensi con quanta efficacia si batte per l’ecologia introducendo l’energia “verde”, perfino in un posto così distante e dimenticato da Dio come l’Ucraina.

Poi, i tedeschi che hanno lottato per anni a casa loro contro le centrali nucleari e a carbone, ora potranno applicare la loro esperienza in Ucraina facendo contemporaneamente uso di un miliardo di dollari. Dovranno dividerlo con gli aborigeni, ma non così tanto. Inoltre, i tedeschi sarebbero nella posizione giusta per risolvere il problema di quella dozzina di reattori nelle centrali nucleari ucraine, tutte potenziali Chernobyl, e ancora nelle spensierate zampe ucraine.

E ancora, poiché dopo questi “sostegni” e “riforme” l’Ucraina si troverà inevitabilmente ad affrontare un deficit di potenza elettrica, l’Unione Europea potrà venderle non soltanto il gas naturale “a ritroso”, ma anche l’elettricità.

Infine, gli Stati Uniti si sbarazzano finalmente della “valigia senza manico” ucraina, caricandola con successo sulla Germania. Ora tocca al successore della Merkel pensare a come rivendere l’Ucraina alla Russia perfino con l’aggiunta di compensazioni finanziarie.

La Merkel stessa non ha ragione di lamentarsi. Ovviamente ha comprato un “mattone”, ma un mattone ben impacchettato con carta dorata. Quando l’acquisto sarà scartato, le elezioni saranno passate e il Cancelliere si sarà ritirato. Se CDU/CSU non riuscissero a rimanere al potere, non sarebbe a causa sua. La Merkel lascia un solido paese ben curato senza debiti o problemi. Le promesse cui i piantagrane di Kiev potrebbero aggrapparsi saranno scoperte più tardi, quando i destini delle elezioni e della coalizione saranno già stati decisi.

Onore al merito: gli americani non buttano mai niente e riescono a tirare su qualche monetina anche dal più inutile e sgradevole prodotto.

Per quanto riguarda l’Ucraina… Beh, nessuno si preoccupa più dell’Ucraina. Ai cittadini ucraini rimane solo la speranza che, in un futuro più o meno prossimo, dopo una serie di rivendite, questo invalido, cioè la stessa Ucraina, nonostante la sua odiosa personalità, l’abitudine di rosicchiare i mobili del proprietario, a danneggiare la carta da parati, e a lasciare escrementi in giro, possa finire in mani caritatevoli.

Ma questo è molto improbabile.

(1) “Compra un mattone” è una barzelletta russa. Un tipo grande e grosso, tenendo in mano un mattone, si avvicina ad un passante: “Ehi tizio, compra questo mattone”. La persona risponde: “No, grazie, non mi serve”. Allora l’omaccione agita minacciosamente in aria il mattone sulla testa dell’altro: “È meglio se compri questo mattone invece di sfidare il tuo destino”.

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 Articolo di Rostislav Ishchenko pubblicato su The Saker il 28 luglio 2021
Traduzione in italiano di Fabio_san per SakerItalia

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