Joe Biden è presidente solo da due settimane, ma già ci sono segnali che il cambio di amministrazione a Washington stia incoraggiando le autorità ucraine ad assumere una posizione anti-russa più bellicosa.

Che differenza fa un anno. Un anno fa il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj stava facendo discorsi concilianti sul riunire il suo paese. Questa settimana, ha bandito tre canali televisivi dell’opposizione [in inglese] per motivi di “sicurezza nazionale”, accusandole di diffondere disinformazione russa.

Non solo, è entrata in vigore una nuova legge che ordina a tutti i fornitori di servizi di offrire i propri servizi in lingua ucraina per impostazione predefinita, anche nelle aree di lingua russa. Per spargere ancora più sale sulle ferite, Zelenskyj ha inoltre sollevato ancora una volta la controversa questione dell’adesione dell’Ucraina alla NATO.

In un’intervista con l’HBO, Zelenskyj ha detto che se avesse avuto la possibilità di fare una domanda a Joe Biden sarebbe stata molto semplice: “Signor Presidente, perché non siamo ancora nella NATO”?

Fearless Guardian - 2015 Ukrainian-US drills

Fearless Guardian – esercitazioni ucraino-americane del 2015.

Tutte le recenti azioni di Zelenskyj sembrano progettate per provocare la Russia, ma è ingenuo pensare che non cambierebbe tono se non pensasse che Washington approvi. Al momento giusto, l’ambasciata americana ha appoggiato la chiusura delle emittenti televisive dell’opposizione dicendo che era necessaria “per contrastare l’influenza maligna della Russia”. La libertà di stampa? Questa è molto selettiva per quanto riguarda Washington.

Tutti i segnali sono che nel 2021 l’Ucraina si riaccenderà come fronte nella nuova Guerra Fredda contro Mosca [in inglese].

Non che non sia stata una fonte di tensione negli ultimi quattro anni. L’amministrazione Trump ha ripristinato gli aiuti militari a Kiev. E, naturalmente, le sanzioni alla Russia sono state aumentate. Ma mentre Trump “si è limitato al compitino”, i russofobi Democratici sembrano avere un vero entusiasmo per aumentare le tensioni con Mosca fino ad un livello completamente nuovo.

“Ho chiarito al presidente Putin, in un modo molto diverso dal mio predecessore, che i giorni in cui gli Stati Uniti arretravano di fronte alle azioni aggressive della Russia… sono finiti”. Ha detto Biden durante la settimana.

Ciò solleva la possibilità di uno scontro militare con la Russia sull’Ucraina; ma fino a che punto i Democratici saranno pronti a spingersi nel preparare le esche per gli orsi? La Crimea, tornata in Russia [in inglese] con un referendum nel 2014, non tornerà sotto il controllo di Kiev. E lo status della regione del Donbass non sarà regolato con la forza militare.

Per quanto riguarda Zelenskyj, che vuole l’Ucraina nella NATO, ciò non può accadere finché lo status delle aree contese non verrà formalmente risolto. Ma un accordo nel Donbass sembra più lontano che mai, con il Formato Normandia in una situazione di stallo. In breve, è difficile vedere un movimento importante su questi problemi, il che fa sorgere la domanda: Washington vuole davvero che vengano risolti?

Lo status quo che ne deriva si adatta perfettamente agli Stati Uniti. L’Ucraina è totalmente sottomessa a Washington e ai donatori finanziari occidentali. È in effetti una colonia de facto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti [in inglese].

Opposition supporters are seen on Maidan Nezalezhnosti square in Kiev, where clashes began between protesters and the police. (File)

Sostenitori dell’opposizione in piazza Majdan Nezalezhnosti, dove cominciarono gli scontri tra i manifestanti e la polizia.

Ricordiamo tutti il nastro trapelato in cui Vicky Nuland, del Dipartimento di Stato, discuteva con l’ambasciatore statunitense Geoffrey Pyatt chi doveva/non doveva esserci nel nuovo governo “democratico” post-Maidan a Kiev. Bene, indovinate cosa? La Nuland, che ha distribuito biscotti ai manifestanti di Maidan nel 2014, è tornata, come Sottosegretario di Stato per gli Affari Politici nella nuova amministrazione Biden. Aspettatevi che l’Ucraina sia in cima al suo “vassoio”.

L’utilità dell’Ucraina per le élite occidentali è che può essere usata come una pedina nel “gioco più grande” contro la Russia [in inglese] – un paese che odiano semplicemente per essersi messo loro di traverso. L’operazione di cambio di regime del 2014 è iniziata dopo che la Russia ha contribuito a contrastare i piani dei Neoconservatori per il cambio di regime in Siria. Lo desideravano tanto. Ma proprio tanto. Il Maidan è stato la loro vendetta.

Poi ci sono le vendite di armi. Le vendite di armi statunitensi a Kiev hanno contribuito a mantenere il conflitto nel Donbass, oltre a far fare un sacco di soldi alle società statunitensi. Solo lo scorso giugno il Dipartimento di Stato ha approvato un accordo per la vendita di attrezzature militari all’Ucraina del valore di 600 milioni di dollari [in inglese].

Un accordo di pace con la Russia – e il ripristino delle normali relazioni diplomatiche ed economiche – sarebbe una grande notizia per il popolo ucraino, che ha sofferto molti anni di difficoltà finanziarie, ma una cattiva notizia per il complesso militare-industriale degli Stati Uniti e per coloro che vogliono mantenere la Russia nello “spogliatoio degli espulsi”.

Finché la presa di Washington su Kiev [in inglese] rimarrà così com’è, i governi ucraini, che non hanno una vera indipendenza, continueranno ad agire contro i migliori interessi del loro popolo.

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Articolo di Neil Clark pubblicato su Sputnik International il 6 febbraio 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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