La saga sullo scambio di cittadini russi e ucraini, che dovrebbe diventare un passo importante verso il rilancio del “Formato Normandia” dei negoziati sull’Ucraina, si è infine conclusa con successo. Ma solo il giorno prima la situazione era estremamente aggrovigliata e poco chiara. Inoltre, mentre Russia e paesi europei, alla fine, hanno concordato di avviare i negoziati, lo smantellamento intra-ucraino dell’élite locale è diventato un ostacolo. Tuttavia, forse, dietro a questo c’è la posizione dei “falchi” statunitensi.

A luglio, Mosca e Bruxelles, infatti, hanno approvato il piano di pace di Medvedchuk per il Donbass, progettato per far uscire Minsk-2 dallo stallo, ma Kiev non ha fretta di realizzarlo. Si è ritenuto che il problema non fosse lo stesso Zelenskyj (presumibilmente doveva solo essere pronto a prendere una decisione), ma solo il fatto che non avesse leve di influenza. Ha aspettato un mese e mezzo affinché il governo ucraino e la Rada cambiassero, e ora sembra che tutto sia sulla buona strada. Il 30 agosto i canali Telegram hanno riferito che aveva avuto luogo uno scambio – ma ma era tutt’altro.

Il vero volto degli Accordi di Minsk oggi.

Alcuni dicono che Medvedchuk è la ragione del fallimento perché ha fermato lo scambio aggirandolo, altri dicono che Zelenskyj ha bloccato il processo non firmando i documenti necessari. Le vere ragioni sono note a pochissime persone, ma è ovvio che il rinvio dello scambio dal 30 agosto al 7 settembre è, apparentemente, collegato a conflitti interni ucraini. La posta in gioco è alta: il rappresentante di Kiev che effettuerà lo scambio diventerà degno di negoziare con Mosca.

A Vladivostok il tentativo di effettuare uno scambio era già stato annunciato ai massimi livelli: Vladimir Putin, durante un incontro con Medvedchuk, aveva dato il via libera per completare questo processo. Pertanto, il Cremlino ha chiarito che continua a capire che continua a vedere il leader del partito “Blocco d’Opposizione – Per la Vita” come il principale negoziatore dalla parte ucraina.

Lo stesso giorno a Kiev, Medvedchuk ha ricevuto un colpo: il Consiglio Nazionale per la Televisione e la Radiodiffusione ha fatto appello alla corte per privare della sua licenza il canale televisivo “NewsOne”, appartenente a Medvedchuk [in inglese]. E la settimana prima Zelenskyj aveva annunciato che c’erano grossi problemi nel partito “Blocco d’Opposizione – Per la Vita” – ci sarà “una grossa storia che finirà molto male”, iniziando così la caccia all’unica forza nel paese a favore della cooperazione con la Russia.

Zelenskyj

Mosca ha immediatamente captato questo segnale e Vladimir Putin durante il WEF-2019 ha chiaramente avvertito Kiev che la repressione contro il partito di Medvedchuk riporterà la situazione al tempo di Poroshenko, cioè metterà fine ai negoziati sul Donbass. In altre parole, colpire Medvedchuk interromperà uno scambio su larga scala, e quindi, a sua volta, i negoziati nel “Formato Normandia”. Perché la Russia non ha intenzione di riprendere i negoziati senza veri e propri passi pratici, com’è stato ancora una volta affermato in una riunione del 2 settembre a Berlino.

A giudicare dal fatto che Kiev ha accettato lo scambio condotto da Medvedchuk, la richiesta di Mosca è stata presa in considerazione. La partecipazione al “Formato Normandia” e, forse, la firma di alcuni documenti con i leader di grandi paesi è molto importante per Zelenskyj, in quanto gli consentirebbe di pubblicizzarlo come un suo personale successo internazionale. Lo showman professionista non può vivere senza pubbliche relazioni, altrimenti la sua approvazione si sgonfierà immediatamente – e il Donbass, dal suo punto di vista, è un’ottima opportunità per raggiungere questo obiettivo.

Tuttavia, Zelenskyj non è affatto indipendente, è impossibile considerare le sue azioni solo come sue. Deve il suo attuale status a Kolomojskyj ed è circondato dalla sua gente – sia nell’amministrazione presidenziale che nel governo. Lo stesso attacco a Medvedchuk è stato sicuramente iniziato da Kolomojskyj.

Medvedchuk.

Pertanto, secondo i media ucraini, Kolomojskyj si prepara all’eliminazione totale degli schemi commerciali di Medvedchuk e dei suoi partner; si prevede che le forze dell’ordine raccoglieranno tutto il materiale riguardante le attività della sua squadra per riprendere i procedimenti penali contro di lui.

Ed è improbabile che la ragione sia la gelosia politica di Kolomojskyj nei confronti di Medvedchuk o il suo rifiuto personale nei suoi confronti come figura alternativa per i negoziati con Mosca. È più probabile che Kolomojskyj sia uno strumento nelle mani dei “falchi” statunitensi, che vogliono interrompere il riavvicinamento delineato tra Europa e Russia in Ucraina, o spingere l’attuazione di Minsk-2 su condizioni anti-russe.

Pertanto, il 28 agosto Kolomojskyj in un’intervista con l’agenzia banderista “censor.net” ha dichiarato che “bisogna restituire il Donbass ora” ed è possibile persino revocare le sanzioni con le seguenti disposizioni: “Uno, far arrivare la pace nel Donbass; due, la Russia deve far andare via le sue truppe; tre, ripristinare il controllo dell’Ucraina sul confine”.

In altre parole, Kolomojskyj suggerisce insolitamente a Mosca di consegnare il Donbass in cambio della revoca delle sanzioni. È chiaro che la revoca delle sanzioni occidentali non rientra affatto nelle sue competenze, e non farebbe tali dichiarazioni senza coordinarsi almeno con i rappresentanti autorizzati degli Stati Uniti.

Kolomojskyj: armato e molto pericoloso.

Lo stesso giorno, John Bolton ha incontrato Zelenskyj e ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a partecipare al processo per una soluzione pacifica nell’Ucraina orientale. Naturalmente, non ha parlato pubblicamente della possibilità di annullare le sanzioni e delle richieste rivolte alla Russia. Ma il 5 settembre l’ambasciata americana in Ucraina ha chiaramente formulato queste richieste: “La Russia deve lasciare il Donbass e rispettare gli obblighi assunti al momento della firma degli Accordi di Minsk”.

In tal modo Kolomojskyj e i “falchi” statunitensi trasmettono lo stesso piano – uno scongelamento di Minsk-2 avverrà solo dopo il ritiro della Russia dal Donbass.

Mosca ignora un approccio così impudente, ma allo stesso tempo esprime soddisfazione per l’attivazione del “Formato Normandia” – prima di tutto con Francia e Germania. Il Cremlino è pronto per la progressiva attuazione di Minsk-2 attraverso le seguenti fasi: scambio, disimpegno delle forze, attuazione della “formula Steinmeier”.

Tale approccio consente di risolvere due problemi: fermare i bombardamenti e legalizzare i leader della DPR/LPR come negoziatori a pieno titolo con Kiev. Questo gli oligarchi di Kiev (prima di tutto – Kolomojskyj) e i “falchi” statunitensi non lo vogliono affatto. Da qui tutti gli ostacoli precedenti posti davanti allo scambio e la preparazione degli attacchi a Medvedchuk.

Tuttavia, negli stessi Stati Uniti ci sono anche sostenitori di un’altra posizione – in particolare, il Presidente Trump, che è stato accusato di reindirizzare più di 750 milioni di dollari dal programma di contrasto della Federazione Russa (leggasi – per sostenere i regimi russofobi, incluso quello a Kiev) per costruire un muro con il Messico.

Bolton.

I rappresentanti del Congresso, tuttavia, hanno immediatamente promesso di trasferire denaro in Ucraina (250 milioni di dollari) l’anno prossimo se Trump non lo invierà nel 2019, ma è ovvio che un tale segnale indica una divisione nella leadership degli Stati Uniti riguardo l’Ucraina. In particolare, la riluttanza di Trump a dare soldi a Kiev per contrastare la Russia è sostenuta dal Capo di Stato Maggiore della Casa Bianca Mick Mulvaney. Il Pentagono, il Dipartimento di Stato e il Congresso sono categoricamente contrari a questa posizione.

La posizione di Kiev sullo scambio, la ripresa o il congelamento del “Formato Normandia” e la situazione generale in Ucraina dipendono in gran parte dalla linea seguita negli Stati Uniti. In realtà, la lotta intra-ucraina di Kolomojskyj contro Medvedchuk è un riflesso dello scontro di forze in Occidente – quelle che sono pronte a scendere a compromessi con la Russia sull’Ucraina e quelle che vogliono l’inequivocabile sconfitta di Mosca.

Il buon esito dello scambio, nonostante tutti gli ostacoli e i tentativi di interruzione, può significare che le forze pronte a raggiungere un accordo con la Russia hanno preso il controllo. E poi le fasi successive saranno il disimpegno delle truppe nel Donbass e un accordo politico sulla falsariga della “formula Steinmeier”. Allo stesso tempo, è impossibile escludere che lo scambio sia una concessione, piccola per gli Stati Uniti, al fine di richiedere la consegna del Donbass sulla falsariga della “formula Kolomojskyj”.

Il muro col Messico.

In un modo o nell’altro, la Russia non dovrebbe affrettarsi e agitarsi per essere la prima ad andare avanti. Nel futuro c’è la fine del contratto sul gas di Gazprom con Naftogaz e un inverno freddo, quindi – tutte le cose più interessanti devono ancora arrivare.

Poster sovietico sull’industrializzazione del Donbass.

Il tempo è dalla nostra parte, è importante solo usarlo correttamente – non aspettarsi dispense e revoche delle sanzioni in cambio della DPR/LPR, ma distribuire ai residenti del Donbass passaporti russi in grandi quantità, ispirare la loro fiducia nel futuro, migliorare sistematicamente le condizioni sociali, sviluppare l’industria, fare delle repubbliche popolari un esempio di ciò che possono diventare le regioni sfuggite al controllo degli oligarchi ucraini filo-occidentali.

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Articolo di Eduard Birov pubblicato su Stalker Zone il 9 settembre 2019
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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