– Alessio Trovato –
Qualcuno deve aver capito che organizzare una rivoluzione non è altro che come organizzare una serata in discoteca. C’è sempre tanta gente che ha voglia di ballare ma poi alla fine chi balla se non c’è la pista da ballo, se non ci sono i PR che distribuiscono i biglietti gratis ai ‘tipi giusti’, i buttafuori che gestiscono il ‘face control’, la musica a palla, la pubblicità targhettizzata, i pulmini che portano i ragazzi da fuori, le comparse che al momento giusto rompono il ghiaccio? Poi quando l’atmosfera è calda ci vuole anche il DJ che sappia far sballare, il barista che inizia a mescere ‘a gratis’, il pusher pasticcomane e le cubiste che iniziano a far vedere le chiappe. Ad un certo punto lo sballo è garantito. E pensare che senza quel minimo di organizzazione se ne sarebbero rimasti tutti con le mani in mano a chiacchierare di come sarebbe bello ogni tanto fare qualcosa di diverso.
Ero a Kiev durante la Rivoluzione Arancione. Già, chi se la ricorda direte, novembre 2004, ve lo ricordo io. Lavoravo per un progetto pubblico ed avevo contatti con l’ambasciata italiana. Tre giorni prima delle elezioni del 21 novembre negli ambienti della nostra ambasciata circolava già voce che ci sarebbe stata una rivoluzione il giorno degli scrutini e che si sconsigliava bazzicare per piazza Maidan e ulitza Kresciatik.
In effetti, prima ancora che venissero resi i noti i risultati delle urne, tutta la lunghissima via Kresciatik era già addobbata e pronta alla bisogna. Megafoni, impianti elettrici, bagni chimici. Appena saputi i risultati, comparvero dal nulla in un attimo centinaia di tende da campo, guardacaso tutte delle stesso colore, forma e provenienti evidentemente dallo stesso fornitore. Poi i marmittoni per distribuire i pasti, i pulman che portavano la gente gratis dalle province, i gruppi organizzati con i quadri istruiti a dovere che sapevano già cosa fare e come. A seguito delle proteste, la Corte Suprema ucraina invalidò il risultato elettorale e fissò nuove elezioni per il 26 dicembre. Questa volta, dopo una settimana di propaganda a senso unico e tutto l’occidente schierato a difesa del ‘povero’ Juscenko truffato dal ‘turpe’ filorusso Yanukovic, ovviamente vinse il primo con il 52% dei voti (manco tanto tra l’altro).
E così la prima Disco-Revolution a Kiev funzionò alla grande anche se il divertimento fu relativo. Neanche un morto, l’opposizione filorussa restava fortissima, le zone a maggioranza russa completamente alienate dalla baraonda di Kiev. Poi avvenne l’imprevedibile. Il governo del nuovo Presidente lavorò così male, rubò talmente, deluse fino al punto, che la volta successiva sapete che? ‘Arivotarono per Yanukovich, il turpe filorusso! Questo è troppo si dissero i Dj a Washington! E allora giù con la nuova Disco-Revolution, “solo che questa volta ci mettiamo pure i cecchini e facciamo un po’ di morti perché quando ci vuole ci vuole” – devono essersi detti. Del resto, se non avessero avuto voglia di far ballare la gente sarebbe pur bastato aspettare le nuove elezioni presidenziali no? Che problema c’era? E no, dove c’è da ballare si balla! E giù con i PR, i buttafuori e le comparse (CIA), i soldi a palate distribuiti direttamente dall’Ambasciata americana a Kiev e tutto il resto (la discoteca). D’altra parte se andate a vedere le voci di bilancio del Senato americano c’è scritto proprio chiaro e tondo: ‘sostegno allo sviluppo della democrazia in Ucraina’. E grazie del sostegno.
La cosa più divertente di tutta questa faccenda è che tutti, ripeto TUTTI i governicchi dell’Europa occidentale hanno fatto a gara a sostenere quello che è stato un vero e proprio golpe. A nessuno è forse venuto in mente che se un domani un gruppo organizzato (e finanziato dall’ esterno) nei nostri paesi riuscisse ad imbastire una rivolta e costringere con le cattive i loro stessi legittimi Governi a scappare a gambe levate con la scusa di non essere più graditi al popolo, i nuovi Governi insediati sarebbero da considerarsi del tutto legittimi per le stesse identiche motivazioni per cui loro stessi hanno dichiarato legittima la Giuta di Kiev? Ma sì che lo hanno considerato, loro sono ancora più avanti. Sanno benissimo che per fare la Disco-Revolution ci vuole organizzazione, soldi, gruppi di interesse e spalle coperte e noi, invece, abbiamo solo la voglia di ballare.

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