Il danno incalcolabile che è stato fatto alla regione per cinici obiettivi geopolitici non potrà mai essere riparato, ma può essere tamponato.

Con l’arte che imita la vita, le elezioni presidenziali in Ucraina si sono concluse con Volodymyr Zelenskyj che ha raccolto un’enorme maggioranza rispetto al presidente in carica Petro Poroshenko. Quindi, arriviamo al punto.

Questo cambierà qualcosa?

L’Occidente ha investito un sacco di soldi e tempo in Poroshenko. Era ovvio mesi fa che non avrebbe vinto un secondo mandato, qualsiasi cosa avesse fatto. Con la sua scomparsa dalla scena, ora spetta a Zelenskyj mettere insieme un piano che vada ben oltre il voto di protesta contro l’evidente corruzione di Poroshenko.

Il problema è che non abbiamo idea se sia: 1) capace di farlo o, 2) abbastanza forte da mettere in pratica qualsiasi cosa gli venga in mente.

Con il suo partito al di sotto del 30%, è chiaro che questo non è un mandato per lui, ma uno contro Poroshenko. È alta la probabilità che non sarà in grado di formare un governo a maggioranza stabile entro la fine dell’anno, soprattutto se la sua elezione non sarà una rivoluzione in tutto il paese, ma piuttosto un capriccio di breve durata.

Speriamo che sia la prima. Da quanto sono profondi i legami degli Stati Uniti con Poroshenko [in inglese] e Julija Tymoshenko, scommetterei su quest’ultima, sfortunatamente.

Quindi i suoi prossimi passi sono importanti, e i problemi che affronterà sono gravi.

Dal Donbass, col quale ha sostenuto la riconciliazione, in contrasto con la scatenata belligeranza di Poroshenko, alla Crimea. Zelenskyj dovrà affrontare un’enorme pressione politica per risolverli con modalità che riflettano la realtà.

Ciò significa riparare alcuni dei ponti con la Russia bruciati da Poroshenko, cosa che dice di voler fare. Ma la domanda è se si renda conto o meno che gran parte del voto anti-Poroshenko è legato a questo. E quanto sia debole la sua posizione di presidente.

Significa che avrà bisogno di guardare verso sud-est, al Pakistan, dove un outsider e presunto neofita politico Imran Khan sta camminando su una corda tesa come un funambolo. Khan sta cercando di unire le branche civili e militari della leadership pakistana sotto lo stesso tetto.

Non è un compito da poco.

E, finora, Khan si è comportato bene. Ha siglato accordi sia con l’Arabia Saudita per l’energia che con l’Iran sulla sicurezza delle frontiere/terrorismo. È sopravvissuto a forti scontri con l’India e l’Iran; operazioni sotto falsa bandiera cronometrate per creare il massimo caos e paralizzare il suo governo e le eventuali riforme.

In breve, Zelenskyj dovrà fare il leader, e questo significherà parlare con Putin e rinunciare a qualcosa per tenere alla larga gli avvoltoi occidentali, sia negli Stati Uniti che in Europa. E ha bisogno di farlo in una maniera ortogonale a quella di Poroshenko.

Se Zelenskyj sopravviverà e porterà l’Ucraina fuori dal caos in cui si trova, dovrà rendersi conto che il riavvicinamento con la Russia è la strada da seguire.

Significa avere il coraggio di non fare richieste sconsiderate a Putin. Poroshenko ha trascorso l’ultimo anno della sua presidenza lasciando dietro di sé le pillole di veleno per chiunque gli succedesse.

Rompere il Trattato d’Amicizia e attaccare il Ponte di Crimea sono le due più grandi. Deve accettare di ritirarsi dall’uso militare del Mar d’Azov e accettare la colpa dell’incidente, in cambio della liberazione dei marinai che la Russia detiene.

È inoltre necessario porre fine ai bombardamenti del Donbass, ritornare sulle linee di contatto degli Accordi di Minsk e smettere di mentire sulla situazione. Ciò sarebbe molto utile per stabilire una linea di base di fiducia.

Ed è un frutto a portata di mano. Gli ucraini al di fuori della folle diaspora americana vogliono che sia così. Ma ha anche poco tempo, perché il 2019 sta scivolando via, e molti problemi energetici devono essere risolti.

Putin ha deciso la scorsa settimana il blocco delle esportazioni di carbone e petrolio in Ucraina, collocandola in una posizione molto vulnerabile in vista dell’inverno. E ricordate, non c’è nessun accordo sul transito del gas per la fine di quest’anno.

Non è privo di leve finanziarie, in quanto l’UE ha puntato i piedi sulle approvazioni finali del gasdotto Nordstream 2. Questo è un momento cruciale. Gazprom e la Russia sono impegnate a fondo nel progetto, che è quasi completo, e l’UE sta cercando di lasciarlo incompiuto per infliggere il massimo danno.

L’economia ucraina sta collassando. La produzione di carbone è in calo dell’8% su base annua. Putin lo sa, e ha Zelenskyj in una morsa.

Angela Merkel non ha fatto mistero di quanto sia importante il transito del gas attraverso l’Ucraina per convincere l’UE a cambiare le sue politiche nei confronti della Russia. E Vladimir Putin non negozierà nuovi accordi finché l’Ucraina non cambierà.

Quindi, tutti questi programmi concorrenti arriveranno al culmine nei prossimi due mesi. E in un angolo ci sono le elezioni parlamentari europee tra un mese. E potrebbero facilmente cambiare l’intera volontà politica dell’Unione Europea.

Gli euroscettici come Matteo Salvini potrebbero finalmente spingere per la fine delle sanzioni contro la Russia, se Putin e Zelenskyj seppellissero l’ascia di guerra su alcuni degli ultimi problemi lasciati da Poroshenko. Il ritorno dei marinai minerebbe la necessità delle ultime sanzioni. Ritirare l’esercito ucraino dalla linea di contatto in conformità con gli ormai simbolici Accordi di Minsk II potrebbe sciogliere la resistenza dell’UE alla revoca delle sanzioni.

Ma, infine, queste cose consentirebbero un teorico contratto sul transito del gas tra Gazprom e Naftogaz, che finirebbe per aggirare l’opposizione al Nordstream 2, mentre la Merkel dice al suo popolo e alla Danimarca di concedere i permessi finali.

Sono un sacco di se, lo so. Ma questa è la strada di fronte a Zelenskyj, se è seriamente intenzionato ad apportare sostanziali cambiamenti alle dinamiche nell’Europa orientale. Il danno incalcolabile che è stato fatto alla regione per cinici obiettivi geopolitici non potrà mai essere annullato, ma può essere tamponato.

*****

Articolo di Tom Luongo pubblicato su Strategic Culture il 25 aprile 2019.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

Condivisione: