Porošenko ha deciso di costruire la sua campagna elettorale sulla destabilizzazione del paese. Questa mossa potrebbe essere efficace, anche se estremamente rischiosa se Petro Porošenko ha capito quale gioco ha iniziato e se è pronto ad andare fino in fondo. In linea di principio, la destabilizzazione è necessaria per ricevere un pretesto quasi legittimo per cancellare le elezioni, prolungare il suo regno attraverso una bassa affluenza alle urne, reprimere i concorrenti politici e stabilire una dittatura.

Oggi una tale mossa in Ucraina è possibile – né gli americani, né gli europei, né la Russia inizieranno ad interferire con le lotte intestine nel terrario politico ucraino. Indipendentemente da chi vince o chi verrà ucciso, la situazione non cambierà molto. Ma c’è – anche se piccola – la speranza che il vincitore della lotta interna del Maidan sarà in grado di stabilizzare la situazione per un po’ di tempo, e che l’Ucraina duri un po’ di più in una condizione di semi-collasso, senza attraversare il punto di non ritorno e senza distrarre i giocatori globali dagli affari seri con la necessità di assicurare il futuro delle persone e dei territori che compongono lo stato ucraino.

Questa speranza, ovviamente, è piccolissima, perché nessun politico ucraino ha alcuna possibilità di vincere rapidamente contro tutti gli avversari reali e potenziali, presenti e futuri. In linea di principio, la loro lotta si svilupperà in un lungo conflitto civile armato che catalizzerà solo il processo di disintegrazione. Ma in fondo nessuno può influenzare i processi in corso in Ucraina. O più precisamente – nessuno lo vuole. Questa è un’azione piuttosto costosa che non porterà alcun effetto rapido (è possibile aspettarsi risultati positivi tra circa 15-20 anni, o anche più a lungo), ma concentrerà le scarse risorse su sé stessa, in un momento in cui l’economia globale può frantumarsi in qualsiasi momento, facendo apparire la Grande Depressione come un piccolo inconveniente.

Questa crisi stimolerà inoltre i conflitti civili in paesi che hanno un’economia debole e strutture politico-amministrative a pezzi, una categoria a cui l’Ucraina appartiene certamente. Quindi l’Ucraina non ha praticamente alcuna possibilità di evitare il trasferimento della guerra civile a Kiev e Leopoli. Ma fino a poco tempo fa c’era la possibilità di scegliere il formato del conflitto civile.

Si potrebbe sviluppare nel formato nazionalisti ed “eurointegratori” (comunque nazionalisti, ma solo se visti in prospettiva) contro le minoranze etniche; potrebbe iniziare sotto forma di scontri tra eserciti privati appartenenti a politici e imprese, e anche tra le strutture statali di polizia controllate da loro; potrebbe anche trasformarsi in una sollevazione spontanea anti-oligarchica del Nizij [un termine coniato da Lenin per descrivere i membri di basso rango della società, in contrasto con i “Verkhi” – i quadri superiori), per la soppressione dei quali verrebbero usati quegli stessi gruppi armati nazionalisti illegali e legalizzati (quest’ultimo formato assumerebbe la diffusione della situazione del Donbass in tutta l’Ucraina).

Ma l’Ucraina è più vicina che mai ad una guerra civile per motivi religiosi. Ed è quasi impossibile evitare questo conflitto. Ci sono troppe parti interessate ad aggravare ulteriormente la situazione, e non abbastanza di queste capiscono cosa può comportare di conseguenza. Inoltre, una parte considerevole delle figure che influenzano lo sviluppo degli eventi è al di fuori dell’Ucraina.

Per il greco Bartolomeo di Istanbul, che ha provocato questo conflitto, è assolutamente indifferente quanti Cristiani Ortodossi in Ucraina moriranno e quanti templi saranno distrutti. La cosa più importante per lui è creare il proprio esarcato su questo territorio, attraverso il quale progetta di elevare rapidamente la sua influenza nel mondo Ortodosso, che non vuole essere subordinato ai desideri del candidato al papato Ortodosso che possiede una Chiesa microscopica subordinata ai turchi e al successore degli Uniati.

In passato il trono romano (al tempo della Confederazione Polacco-Lituana) cercò di diffondere la sua influenza in Ucraina col fuoco e la spada, ma ora non si preoccupa particolarmente neanche del prezzo della sua influenza. Roma ha ben calcolato che dopo aver optato per uno scisma, dopo aver perso la fiducia e il sostegno dei veri Cristiani Ortodossi, e dopo essersi macchiato del sangue dei credenti, Bartolomeo avrà bisogno di sostegno, e per ottenerlo, ancora una volta, accetterà in silenzio l’unione [con il Vaticano – ndr], dopo aver riconosciuto il primato papale.

Il cosiddetto Patriarcato di Kiev può aspettarsi di vincere la lotta contro la Chiesa Ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca (UOC – MP) per le anime dei credenti, solo con la forza. E nemmeno prendendo semplicemente templi e monasteri, ma cacciando con la forza l’UOC-MP dall’Ucraina. Non è una coincidenza che definisca costantemente la Chiesa ucraina la Chiesa del paese aggressore, e diffonda voci sul fatto che la UOC sia controllata da Čistyj Pereulok [la residenza del Patriarcato a Mosca – ndr], e persino direttamente dal Cremlino.

Porošenko ha bisogno di una vittoria indiscussa sulla Russia alla vigilia delle elezioni. A tal fine, non è sufficiente creare una struttura autocefala (un patriarcato ucraino o l’esarcato di Kiev del Patriarcato di Istanbul). Ha bisogno della liquidazione dell’UOC-MP. La Russia può impedirlo solo con la forza, ma questo darà immediatamente la possibilità a tutti (da Bartolomeo a Porošenko) di mettere in scena l’isteria sull’“interferenza aggressiva di Mosca nel conflitto ucraino tra le chiese”. Se la Russia non interferirà, gli agitatori-russofobi la presenteranno come la vigliaccheria del Cremlino e dichiareranno una vittoria inequivocabile per Porošenko.

La recente diffusione di informazioni sull’assalto della Kyevo Pečers’ka Lavra testimonia il fatto che si stanno preparando azioni energiche contro la UOC. Questo falso allarme ha permesso ai militanti di studiare come funziona il sistema di allerta dei difensori della Lavra, di valutare il possibile lasso di tempo in cui possono riunirsi, e il numero di persone in grado di radunarsi rapidamente sotto le mura del santuario. Inoltre, tali diffusioni di informazioni funzionano come effetto di smobilitazione. Le persone iniziano ad abituarsi alle notizie false su una tempesta in arrivo, e quando queste notizie risultano reali, passeranno molto più tempo a cercare di ottenere la conferma che è effettivamente iniziata.

Anche i monaci del monastero di Počajiv hanno fatto appello ai loro parrocchiani per prepararsi a difendere la Lavra. È chiaro che questa affermazione è stata fatta da loro sulla base di informazioni concrete sulla preparazione di un sequestro.

Allo stesso tempo, bisogna tenere presente che i militanti non sono solo armati, ma sono anche mobili, meglio organizzati e godono del sostegno statale. Nel momento critico possono anticipare l’arrivo dei credenti e precipitarsi nei monasteri prima dell’arrivo dei difensori. A proposito, hanno abbastanza forze per attaccare simultaneamente diversi monasteri, e la logica suggerisce che è più efficace conquistare entrambe le Lavra simultaneamente, perché dopo che la prima è stato catturata, i credenti inizieranno sicuramente a proteggere la seconda.

Tuttavia, i militanti non possono catturare contemporaneamente tutti i templi e i monasteri. Oltre a questo, è impossibile escludere che ci saranno tentativi di riconquistare ciò che è stato sequestrato, in particolare templi simbolici, cattedrali, monasteri e Lavra. Già in questa fase verrà quasi inevitabilmente versato del sangue.

Il cosiddetto Patriarca di Kiev e di Tutta l’Ucraina Filarete (Denisenko) non si è mai fermato alla vista del sangue, e non si fermerà neanche questa volta. E non si tratterrà particolarmente. Ricorderò che non è un Patriarcato Indipendente di Kiev quello di cui ha bisogno Costantinopoli, ma del suo esarcato in Ucraina. Da quando il capo della UOC [Patriarcato di Mosca – ndr], Onofrio [in inglese], ha scelto una linea dura, e non si unirà agli scismatici in una “Chiesa locale”, Filarete dovrà epurare la gerarchia della UOC. Inoltre, non può posticipare l’inizio di azioni attive per molto tempo, perché le azioni di Bartolomeo/Porošenko hanno già istigato l’unificazione dell’episcopato della UOC [Patriarcato di Mosca – ndr] attorno al Metropolita Onofrio. L’influenza del gruppo autocefalista all’interno della UOC [Patriarcato di Mosca – ndr] è stata minata e continua a declinare. Le azioni attive sono necessarie ai sostenitori dell’autocefalia per cambiare la situazione a proprio favore. Hanno bisogno di almeno una piccola spaccatura nella UOC-MP che non indebolisca tanto la Chiesa, così che consentirà allo stato ucraino di dichiarare che tutte le fedi “responsabili” e “patriottiche” hanno raggiunto un accordo, e di dare la colpa all’imminente massacro a la UOC-MP, il Metropolita Onofrio, il Patriarca Cirillo e Mosca.

Dopo che il moro (Denisenko) avrà fatto i suoi affari, molto probabilmente verrà aiutato a lasciare questo mondo. Per nessuna cosa al mondo accetterà di essere degradato da patriarca a esarca, e Roma e Costantinopoli hanno una vasta esperienza nel risolvere problemi difficili con l’aiuto delle inaspettate morti di gerarchi ecclesiastici di alto rango, papi inclusi. La morte di un Filarete (Denisenko) che si è compromesso con uno spargimento di sangue difficilmente provocherà una forte reazione nella società, ed è già anziano: nel gennaio 2019 compirà 90 anni.

Il prossimo ad andarsene senza essere eletto sarà Porošenko, e Bartolomeo rimarrà da solo nella radura che è stata sgombrata dai suoi complici per lui. Bene, e dopo ciò la palla passerà al Vaticano. Non so quanto tempo occorrerà per indurre Costantinopoli a un’unione, ma i papi sanno come aspettare.

Come possiamo vedere, in tutti i casi tutto si basa sul fatto che la maggior parte dei personaggi della tragedia che si avvicina non possono aspettare, hanno bisogno di risolvere il problema con l’UOC-MP (sottolineo, non con un “Tomos” e non con una chiesa locale autocefala, ma con la distruzione dell’UOC-MP) prima delle elezioni di Porošenko [le elezioni del 2019, che sta cercando di modellare a suo favore – ndr]. Allo stesso tempo, né Filarete né Porošenko, a detta di tutti, capiscono che il Patriarca del Fener [il quartiere di Istanbul dove risiede il Patriarca di Costantinopoli] li userà e li eliminerà – e, forse, per alcuni di loro questo significherà la morte.

Possono risolvere i loro problemi (i problemi che pensano siano i loro) in un breve periodo di tempo (meno di mezzo anno) solo con la forza. Allo stesso tempo, se Filarete (Denisenko) molto probabilmente immagina quale grande spargimento di sangue scaturirà da tutto questo, Porošenko, a detta di tutti, è sicuro che riuscirà a risolvere questo problema sempre con la violenza, ma senza vittime. Ed è improbabile che qualcuno gli dirà verso cosa sta spingendo il paese.

Gli scontri per motivi religiosi diventano quasi inevitabili, perché sono nel corso generale della politica di destabilizzazione di Porošenko, sono favorevoli alla maggioranza dei personaggi che giocano dalla parte di Kiev. Porošenko non capisce quanto sia pericoloso (anche per sé stesso) il gioco che ha iniziato. Gli autocefalisti non hanno il tempo di fermarsi, e valutare con saggezza la situazione nella quale possono perdere in modo inequivocabile.

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Articolo di Rostislav Iščenko pubblicato su The Saker.is il 7 ottobre 2018.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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