ObamaForeignPolicyForDummiesCirca quindici mesi fa ho pubblicato un pezzo sui Fiaschi Americani In Politica Estera, nel quale riassumevo il significativo peggioramento della situazione  causata dal coinvolgimento americano in Afghanistan, Iraq e Georgia, tra gli altri, e continuava predicendo che in modo analogo l’Ucraina si sarebbe rivelato l’ennesimo fiasco. Oggi possiamo affermare con sicurezza che è andata esattamente così.

L’ingerenza USA in Ucraina non ha prodotto nessuno dei risultati per i quali era stata architettata.

• Non ha isolato la Russia a livello internazionale
• Non ha distrutto l’economia russa
• Non ha trascinato la Russia in un inutile, impopolare e sanguinoso conflitto
• Non ha prodotto nessun cambio di regime in Russia

E’ accaduto esattamente il contrario:

• Ha spinto la Russia, la Cina e molti altri Paesi a stringere tra di loro saldi legami economici e di difesa
• Ha motivato la Russia a pensare seriamente alla sostituzione delle importazioni, dando così una grossa spinta alla propria economia
• Ha reso gli USA e la NATO parte di un sanguinoso conflitto nell’Ucraina orientale, mentre la Russia ha fermamente mantenuto la propria posizione defilata e ha fornito aiuti umanitari
• Ha fatto sì che l’”opposizione non sistemica” in Russia – così nominata perché non è in grado di vincere nessuna elezione da qualsiasi parte – che è stata finanziata dalle ONG americane e da oligarchi transnazionali come Soros, Khodorkovsky e altri, praticamente svanisse istantaneamente dalla scena politica russa, tutto ciò emettendo amari lamenti riguardo all’orribile popolo russo che non li capisce e alla mancanza di formaggio francese, per non parlare del paté; vi prego, non parlate con  loro del paté, sarebbe davvero troppo crudele.

Di seguito alcuni bonus:

• Ha migliorato la popolarità del governo russo, e di Vladimir Putin personalmente, rendendo allo stesso tempo il Russo medio molto insoddisfatto nei confronti degli USA, e in generale diffidente nei confronti dell’Occidente.
• Ha inserito un cuneo politico tra USA e UE, con i membri dell’UE che stanno cominciando a poco a a poco a rendersi conto che le politiche USA stanno compromettendo anziché migliorando la loro sicurezza
• Ha fornito alla Russia un inaspettato vantaggio demografico sotto forma di un milione e mezzo di nuovi Russi, profughi dall’Ucraina flagellata dalla guerra e dal crollo economico.
• Ha messo la Russia in una posizione nella quale può adagiarsi e lasciare che gli USA, la NATO e i loro burattini, restino impiccati, o immersi nel pozzo nero della loro creazione, o attendere tranquillamente che il berretto da somaro venga posto sulla loro mente collettiva al suono di musica da circo – o qualunque altra metafora iperbolica vi piaccia – ma il loro livello di vergogna e già alto, e continua ad aumentare.

Gli ultimi due punti necessitano di ulteriori approfondimenti.

Non tutti i profughi sono uguali; questa particolare crisi migratoria è di quelle che solo una madre-Madre Russia potrebbe amare, e nessun’altra. Diversamente dai profughi che attualmente migrano nell’Europa occidentale, questi non sono distinguibili dalla popolazione russa media per cultura, religione, lingua, istruzione, o genetica. (In caso vi foste persi il punto, gli Ucraini sono, con relativamente poche eccezioni, Russi). Naturalmente, è molto più facile quando la Russia accresce la propria popolazione annettendo anche il territorio in cui questa risiede (come è successo in Crimea) perché in quel caso si tratta solo di rilasciare passaporti, stabilire vari collegamenti, aggiornare le infrastrutture e rastrellare gli elementi criminali residui del vecchio regime. Ma la Russia ha già abbondanza di territorio, e anche se reinsediare così tanti profughi è un compito arduo, è certamente fattibile.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, la Russia ha ottenuto una vittoria strategica prendendo inavvertitamente a prestito una pagina dallo Schema di Gioco del Crollo Imperiale occidentale. Ogni volta che l’Impero perde la propria presa su una parte del mondo ed è costretto a ritirarsene, nell’andare via fa in modo che si formi una irrisolvibile situazione conflittuale, cosicché la regione si impantani in una guerra civile e non sia in grado di riprendersi – un modo di avvelenare i pozzi, se volete. Così, quando i Britannici hanno lasciato l’India, hanno reso il Pakistan un’anti-India; quando sono stati spinti via dall’Irlanda, hanno usato Belfast come anti-Irlanda; quando le potenze occidentali sono state costrette ad abbandonare la Cina, hanno fatto diventare Taiwan un’anti-Cina e così via. Così, avendo perso la propria presa sulla Russia, gli USA hanno provato a utilizzare l’Ucraina come una anti-Russia.

Ma c’era una falla in questo piano. Dovete capire che l’Ucraina, più che una nazione è il frutto di una vivida immaginazione geopolitica. Prendiamo l’Ucraina orientale, che è stata teatro dei combattimenti più recenti: è stata per secoli parte della Russia, ed è stata assegnata all’Ucraina, volente o nolente, da Vladimir Lenin. O si prenda l’Ucraina occidentale –  la parte che adesso è considerata la più ucraina, e che è la più nazionalista: in effetti è composta da pezzi di Ungheria, Polonia e Romania, messi assieme volenti o nolenti da un accordo tra Stalin e Hitler, che per somma sventura, è sopravvissuto a loro. Nessuno di queste decisioni “volenti o nolenti” è esattamente da prendere come esempio di “sovranità e integrità territoriale” continuamente strombazzata dall’Occidente. Quindi, l’Ucraina orientale è automaticamente e spontaneamente diventata un’anti-Ucraina, e l’Ucraina occidentale è diventata una specie di rabbiosa anti-Russia (a parte il fatto che non è per nulla vicina alla Russia), e invece di un irrisolvibile conflitto fratricida tra l’Ucraina e la Russia, ciò che l’Occidente ha ottenuto è stato un irrisolvibile conflitto fratricida all’interno della stessa Ucraina.

Ma non era un confronto equo: l’Ucraina orientale è urbana, densamente popolata, istruita e industrializzata. L’Ucraina occidentale è rurale, scarsamente popolata, afflitta dal carico di alcune generazioni di ignoranti sottoposti a lavaggio del cervello, vittime del disastroso programma di “educazione nazionale” ucraino, e per la maggior parte agricola. L’Ucraina dell’est si sta sempre più integrando nell’economia russa; le sue fabbriche vengono riaperte e le sue istituzioni educative di livello più alto hanno ricevuto l’accredito russo; gli scambi che utilizzano il rublo russo in aumento, e sempre più persone stanno ricevendo passaporti russi. L’Ucraina occidentale ha reciso i propri legami economici con la Russia, e di conseguenza si ritrova con l’economia in caduta libera.

Anche dal punto di vista militare il confronto non è equo. All’inizio, l’insurrezione popolare nell’est ha incontrato serie difficoltà: avevano pochi combattenti, poche armi, una struttura di comando scarsa e poche possibilità di addestrarsi. Questi erano per la maggior parte operai e minatori, che hanno preso i fucili e sono andati a combattere per difendere la terra dei loro antenati da, per come la vedevano loro, un’altra invasione straniera. Hanno affrontato un vero esercito che, nonostante i corrotti politici ucraini si siano impegnati a vendere pezzo a pezzo dall’inizio dell’indipendenza, aveva ancora carri armati, artiglieria e aviazione da combattimento. Ma la situazione è cambiata, e adesso l’Est ha un esercito professionale, grandi armamenti, che hanno catturato o acquistato, sufficiente addestramento, intelligence e struttura di comando eccezionali, mentre da parte ucraina ci sono reclute completamente demoralizzate che per la maggior parte si rifiutano di combattere, e battaglioni nazionalisti i quali, con le loro graziose insegne nazi, sono estremamente aggressivi, ma non possono combattere perché non ne sono capaci. Tutte le volte che gli Ucraini hanno attaccato, sono stati circondati, hanno subito grosse perdite e sono stati costretti a umilianti e demoralizzanti ritirate.

E adesso il governo di Kiev si ritrova sotto scacco. Non possono attaccare perché sanno che perderebbero, e non possono smobilitare e lasciare che l’Est se ne vada per la propria strada perché dovrebbero affrontare l’aperta ribellione dei nazionalisti che li hanno aiutati a prendere il potere, rovesciando il precedente governo legittimamente eletto, con un colpo di Stato sanguinoso. Anche i sorveglianti occidentali del regime di Kiev sono sotto scacco: sono pieni fino alle orecchie di profughi, e non possono lasciare che l’Ucraina, con i suoi 44 milioni di persone, crolli causando una crisi di rifugiati ancora peggiore; non possono lasciare che Kiev si arrenda, perché questo sarebbe il segnale della loro completa e definitiva sconfitta: e non possono permettere a Kiev di innalzare il livello del conflitto militare perché verrebbe sconfitta.

E’ dunque scacco matto. Ma a differenza dei veri scacchi, in cui una volta che si arriva a quel punto, rovesci il re, stringi le mani all’avversario, ti alzi e ti stiracchi, in questa specie di partita a scacchi geopolitica, non puoi cedere così facilmente. No, continui a stare lì seduto – paralizzato, ridi istericamente, ti ingoi la lingua o ti chini in avanti e bagni la scacchiera con le tue lacrime – comunque tu preferisca gestire l’umiliazione internazionale – e aspetti che scada il tempo. Una posizione decisamente poco invidiabile!
Questo conclude l’uscita settimanale degli Ultimi Fiaschi della Politica Estera Americana. La storia dell’Ucraina, è senz’altro finita, ma a questo punto non c’è dubbio che dal punto di vista dell’establishment diplomatico americano, è un fiasco completo e totale. Rivendico il merito di aver fatto questa previsione più di un anno fa.

La settimana prossima parlerò della Siria. E’ troppo presto per sbilanciarsi, ma di nuovo voglio esprimere un’opinione controcorrente, facendo un pronostico temerario.

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Articolo comparso su Cluborlov.blogspot.nz il 22/09/2015
Traduzione in Italiano a cura di Mario B. per Sakeritalia.it