Un rapporto di Politico ha chiesto se sia ora che l’Ucraina schieri i missili Javelin forniti dagli Stati Uniti per affrontare Mosca

Con le tensioni che ribollono nell’Ucraina orientale, i media statunitensi sono felici di sostenere la narrativa secondo cui la Russia è l’aggressore e si sta preparando ad invadere il suo vicino. Questi rapporti ignorano il fatto che le repubbliche di Donetsk e Lugansk nella regione orientale del Donbass hanno dichiarato l’indipendenza dall’Ucraina nel 2014, in risposta a un colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti.

Dal 2014, gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina circa 2 miliardi di dollari in attrezzature militari, e hanno sostenuto la sua lotta contro i separatisti di Donetsk e Lugansk. Sostenere una guerra al confine con la Russia è un’incredibile provocazione, ma questi fatti si perdono nella stampa occidentale, e alcuni organi di stampa sembrano ansiosi di vedere l’escalation della situazione. Lunedì, Politico ha pubblicato un rapporto che chiedeva se sia ora che l’Ucraina dispieghi le armi fornite dagli Stati Uniti per affrontare Mosca.

Il rapporto di Politico recita:

“Mentre la Russia accumula il maggior numero di truppe al confine con l’Ucraina dal 2014, la domanda per Kiev ora diventa: è ora di iniziare a mettere in campo armi di fabbricazione statunitense?”

Il rapporto spiega come il Presidente Trump abbia fatto un passo che il suo predecessore non era disposto a fare, e ha venduto centinaia di missili anticarro Javelin all’Ucraina. Il Presidente Obama ha scelto di non dare armi offensive a Kiev per paura di provocare Mosca. Questo fatto contraddice la teoria del complotto secondo cui Trump era in debito con il presidente russo Vladimir Putin, fortemente sostenuto da Politico. Uno dei coautori del rapporto sull’Ucraina, Natasha Bertrand, ha costruito la sua carriera propagandando lo Steele Dossier, un documento ormai screditato che faceva affermazioni non verificate sul governo russo e sulla campagna di Trump nel 2016.

I missili Javelin furono venduti a condizione che sarebbero stati immagazzinati nell’Ucraina occidentale, lontano dalle linee del fronte della guerra del Donbass. Ma le armi possono essere dispiegate ovunque nel paese, ed essere utilizzate fintanto che Kiev può inquadrare il loro uso come di natura “difensiva”.

Due ex ufficiali militari statunitensi anonimi hanno detto a Politico che l’attuale situazione con la Russia è “esattamente il tipo di scenario che la vendita dei Javelin voleva contrastare”.

L’amministrazione Biden ha già approvato un pacchetto di aiuti militari da 125 milioni di dollari per l’Ucraina, che include motovedette armate, e si prevede che quest’anno verranno forniti altri 150 milioni di dollari. Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno inviato altre spedizioni militari in Ucraina [entrambi i link in inglese] con l’aumentare dei movimenti delle truppe russe all’interno della Russia.

Oltre al sostegno militare degli Stati Uniti, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj sta spingendo per l’adesione alla NATO. Anche se il fatto che l’Ucraina sia un membro della NATO potrebbe portare gli Stati Uniti e la Russia ad entrare in guerra, il che dovrebbe essere uno scenario impensabile, la richiesta di Zelenskyj sta ricevendo una copertura favorevole nei media occidentali [in inglese].

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Articolo di Dave DeCamp pubblicato su Global Research il 15 aprile 2021.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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