È stato un anno tranquillo per l’Ucraina e le sue numerose problematiche rispetto agli anni precedenti, o almeno agli occhi della maggior parte degli occidentali. Altre questioni globali, come la pandemia di COVID-19 e le elezioni in Bielorussia, hanno avuto maggiore precedenza e attenzione internazionale. La maggior parte della comunità internazionale e dei media non è più interessata alla situazione in Ucraina, con solo menzioni di sfuggita quando l’Unione Europea o gli Stati Uniti rinnovano il loro regime di sanzioni contro la Russia per la sua unificazione con la Crimea. Sebbene si verifichino di tanto in tanto scaramucce nella regione separatista del Donbass, la situazione è per lo più stagnante, così come le affermazioni di Kiev sulla Crimea – e solo la Polonia si interessa agli eventi ucraini.

Un’eccezione a questo anno “tranquillo” è stato il tentativo di Kiev di produrre una crisi umanitaria tagliando le forniture d’acqua dal Canale della Crimea Settentrionale alla penisola. Questa violazione dei diritti umani è avvenuta a causa del disinteresse della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite [in inglese]. Le azioni provocatorie di Kiev assicureranno l’emarginazione di tutti i crimeani in sintonia con l’Ucraina. In effetti, le autorità ucraine vedono i residenti locali come nemici dello stato, cosa che rende assurde le dichiarazioni di Kiev sulla necessità di reintegrare la Crimea in Ucraina.

Nel Donbass è cambiato ancora meno. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj afferma di sostenere ancora il Protocollo di Minsk, ma è riluttante ad iniziare ad attuarlo. Il protocollo redatto in modo logico e leggibile, proposto dall’ex Ministro degli Affari Esteri della Germania e attuale presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, è stato in pratica respinto da Kiev, che non ha mai messo in atto molti dei punti degli accordi. Ciò include il decentramento del potere, il miglioramento della situazione umanitaria nel Donbass, e l’adozione di un programma di ripresa economica e ricostruzione nella regione dilaniata dalla guerra.

In una dichiarazione congiunta di ottobre tra Zelenskyj e il presidente polacco Andrzej Duda, è stato sottolineato che la Polonia era pronta a unire gli sforzi per “de-occupare” la Crimea sulla scena internazionale. Analogamente al caso Donbass, Varsavia continua ad usare la retorica di guerra messa in circolazione dal precedente presidente ucraino, Petro Poroshenko. Il coinvolgimento polacco negli affari ucraini è chiaramente diminuito non solo a causa della pandemia di COVID-19, ma anche a causa dell’emergere di un altro tentativo di rivoluzione colorata ai confini della Russia, questa volta in Bielorussia [in inglese]. Eppure, i ministri degli Affari Esteri di Lituania, Polonia e Ucraina hanno annunciato in modo prominente la creazione di un’iniziativa chiamata “Triangolo di Lublino”.

Lituania, Polonia e Ucraina hanno creato il “Triangolo di Lublino”, una piattaforma trilaterale per questi tre paesi per contrastare la presunta “aggressione russa in corso”, e mostrare il loro “fermo sostegno” alle istituzioni occidentali. Nella loro dichiarazione congiunta [in inglese], i ministri degli Affari Esteri dei tre paesi hanno condannato “l’aggressione in corso” della Russia e il suo “tentativo di annessione” della Crimea, pur accogliendo con favore la “scelta europea” dell’Ucraina. In effetti, la piattaforma trilaterale è un pilastro perché i tre paesi attuino le principali priorità di politica estera di Washington nell’Europa orientale, che definiscono erroneamente “Europa centrale”. Sebbene non sia molto chiaro quali azioni specifiche dovrebbe intraprendere il triangolo, è chiaro che uno dei suoi principali interessi è quello di determinare un cambio di potere in Bielorussia. In effetti, gli sforzi di tutti e tre i paesi negli ultimi mesi si sono concentrati sulla destabilizzazione della situazione a Minsk.

Nel frattempo, le questioni economiche in Ucraina sono ad un punto morto. Dopo il 2014 gli imprenditori polacchi, a causa dell’enorme rischio finanziario e dell’ondata di fallimenti in Ucraina, nonché dell’instabilità giuridica e dell’indebolimento del sistema giudiziario, non sono molto interessati alla cooperazione. Fanno eccezione le imprese statali, che lo fanno per ragioni politiche. I possibili investimenti nel mercato ucraino della compagnia petrolifera e del gas PGNiG, controllata dallo Stato polacco, sono principalmente legati alla politica e alla necessità di costruire una rete di destinatari del gas americano importato dalla Polonia.

In effetti, nonostante l’Ucraina confini con la Polonia e presumibilmente ne sia uno stretto alleato, il paese dell’Europa orientale è solo il 16° partner di Varsavia nel commercio estero. Il suo calo di importanza probabilmente continuerà.

Sławomir Nowak, un politico polacco che ha servito come capo dell’agenzia di trasporti ucraina Ukravtodor, è stato arrestato in Polonia per volere dei servizi ucraini con l’accusa di corruzione, gestione di un gruppo criminale organizzato e riciclaggio di denaro. In seguito a questo arresto, che viene spesso descritto come effettuato sulla base di prove inconsistenti, ci sarà una carenza di persone disposte a lavorare come consulenti di aziende e istituzioni pubbliche ucraine.

La crisi pandemica ha parzialmente chiuso i confini polacchi agli ucraini. Tuttavia ci sono ancora molti cittadini ucraini nelle città polacche. Ciò nonostante l’importazione di manodopera a basso costo sta rallentando in modo significativo. Gli ucraini hanno già iniziato a cercare lavoro oltre la Polonia, poiché le industrie in cui lavoravano sono state significativamente colpite dalle misure contro il COVID-19.

Per anni l’Ucraina è stata il più importante centro di interesse per l’élite politica polacca. Nella sfera delle dichiarazioni retoriche nulla è cambiato. Dietro queste dichiarazioni roboanti, tuttavia, non ci sono vere forme di cooperazione. Kiev ha partner molto più importanti di Varsavia, come Washington e Ankara. Anche l’Ucraina ha i suoi problemi nell’affrontare la catastrofe economica, qualcosa che la Polonia non è in grado di risolvere per il suo vicino a causa delle sue stesse limitazioni. I problemi dell’Ucraina rimarranno questioni ucraine, nonostante la retorica dei politici polacchi.

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Articolo di Paul Antonopoulos pubblicato su Infobrics il 30 dicembre 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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