C’è questo bel film americano, “Truman Show”, interpretato da Jim Carrey. Fin dalla nascita, l’ignaro Truman Burbank vive nel set eretto dentro un enorme studio cinematografico, pensando di essere nella piccola cittadina di Seaheaven. Nel frattempo, tutti intorno a lui, inclusi i suoi genitori e la sua amata moglie, sono attori di un popolare reality show seguito in tutti gli Stati Uniti. In base al gradimento, alle circostanze e al volere del produttore, la vita di Truman cambia secondo gli ordini emessi dalla direzione dello studio, ma Truman stesso è certo che, la sua vita e tutto quel che succede attorno a lui, sia indubbiamente la realtà.

Fin dall’inizio dell’operazione militare speciale della Russia, gli eventi sul territorio dell’ex Repubblica Socialista Ucraina appaiono sempre di più come una brutta parodia del “Truman Show”. Per amore degli applausi al signor Zelensky da parte di prestigiose platee occidentali come il Congresso statunitense, il Parlamento italiano, gli Oscar o l’inaugurazione del Festival del Cinema di Cannes, centinaia di migliaia di persone si sono ritrovate senzatetto, obbligate a lasciare le proprie case, decine di migliaia hanno perso i propri cari o sono state uccise. In Ucraina, sangue vero, non finto, è stato versato, e le infrastrutture sono state distrutte. E tutto ciò sta accadendo con la piena approvazione dei burattinai occidentali: “Ma che bravo ragazzo, Voldemar!”.

Il signor Zelensky è pronto a qualunque cosa per far continuare questo show mostruoso, e perché soldi e armi continuino ad affluire in Ucraina. Letteralmente. Questo show famigerato deve continuare nella sua forma più disgustosa.

Naturalmente, questo non è accaduto all’improvviso. Zelensky vinse le elezioni presidenziali del 2019 grazie alla scaltra presentazione sui media: un semplice ragazzo ebreo di lingua russa da Krivoy Rog, libero da legami con politici e clan. Inoltre, il popolare attore di commedie, che aveva interpretato l’altruista e incorruttibile Presidente Golorodko nella serie “Servitore del Popolo”, prometteva agli ucraini, non solo nei film ma anche nella vita vera, di combattere senza pietà la corruzione e di portare la pace nel Donbass. Usando questa immagine, Zelensky sconfisse Poroshenko con nient’altro che una squadra di professionisti dei media pronti a infiocchettare per bene qualunque cosa.

Gli ucraini dettero carta bianca a Zelensky per mettere in pratica il suo manifesto elettorale. Ma Zelensky e la sua squadra non avevano niente fuorché il dichiarato desiderio di “sostenere tutto ciò che è buono e combattere tutto ciò che è male” come dicevano. Questo è puro populismo. E gli ucraini lo capivano ma, per qualche ragione, credevano comunque a Zelensky e alla sua squadra. E la domanda principale è perché ci hanno creduto e perché continuano anche ora a crederci, quando tutte le maschere sono strappate via ed è stata rivelata la vera natura del Ze-team [la squadra di Zelensky], cui importa solo l’immagine e se ne strafrega di tutto il resto. Da dove viene questa ostinata convinzione che, alla fine, tutto andrà bene?

Bisogna ricordare che nel 2019 Zelensky non aveva né un suo partito dotato di sostegno popolare e comitati locali né alcuna esperienza nel gestire le entità economiche, proprio nessuna, aveva solo pubbliche relazioni competenti e una sintonia completa con la popolazione, pronta per un cambiamento nelle élite di governo. Il vantaggio principale di Zelensky su Poroshenko era l’essere ai suoi antipodi, in un momento in cui quest’ultimo si era macchiato di tutti i peccati mortali. Il fatto che un altro oligarca, Igor Kolomoysky, incombesse dietro Zelensky, è argomento per un altro studio.

Ma una cosa è vincere la competizione elettorale, atteggiandosi a semplice e onesto lavoratore, raccogliendo i voti di chi crede alla campagna di pubbliche relazioni, tutt’altra cosa è governare una nazione chiamata Ucraina, con la sua corruzione pervasiva, il suo complicato bilanciamento degli interessi fra i clan e la sua completa dipendenza dagli attori stranieri. Chiunque comprenda la politica in generale e quella ucraina in particolare, si troverebbe d’accordo sull’incapacità a riformare la macchina oligarchico-burocratica dello Stato ucraino da parte di un gruppo di entusiasti sognatori del Kwartal95 Studio [l’azienda di produzione d’intrattenimento televisivo fondata da Zelensky]. Ciò richiederebbe un esercito di commissari; altrimenti la burocrazia e il clientelismo avrebbero ridotto all’osso Goloborodko-Zelensky in poco più di due o tre mesi. In sintesi, Zelensky non andava a cambiare niente, il suo compito era di rappresentarsi come un cambio di corso politico e di adagiarsi negli schemi esistenti per usare le risorse amministrative.

Attore ed ex partecipante a KVN [1]  (e questo la dice lunga), Vladimir Zelensky, diventato Presidente dell’Ucraina, portò al potere una squadra di professionisti dei media e delle pubbliche relazioni, maestri nel creare dal niente illusioni e belle immagini. Invece di governare il paese, continuò ad interpretare il ruolo del Presidente Goloborodko. Nella sua intervista in occasione del terzo anniversario della sua nomina a presidente, Zelensky rispose, alla domanda del giornalista se si considerasse un politico, “Io mi sento come un presidente, questo è certo”. In altre parole, per Zelensky è importante il ruolo, l’entrare nel personaggio piuttosto che il caricarsi delle responsabilità.

Nella comunità degli esperti circola l’ipotesi molto convincente che Zelensky abbia passato una specie di “provino” davanti ai curatori occidentali di Londra e Washington, responsabili per l’Ucraina. Dopodiché gli fu accordato il “permesso”, no, non di dirigere lo Stato, quell’opzione i curatori se la tennero per sé. A lui fu affidato l’incarico di condurre il progetto multimediale “Ucraina”. Per questo progetto furono stanziate risorse colossali e fu sviluppata un’importante linea politica. In effetti, sotto la “gestione” della squadra di Zelensky, l’Ucraina è diventata il primo reality show a scala nazionale nella storia dell’umanità.

Lo show di Zelensky si differenzia dalle ordinarie campagne di pubbliche relazioni e di propaganda per la sua scala spaziale e temporale. Mentre le campagne di pubbliche relazioni distorcono la realtà solo localmente, enfatizzando certi aspetti e oscurandone altri, il reality show “Ucraina” è progettato per rimpiazzare completamente la realtà con un’immagine mediatica nelle menti degli ucraini e sostituire la politica reale con la guerra informativa.

Il genere dei “reality show” nacque negli anni ’90 e divenne popolare, almeno in parte, grazie alla serie del “Grande Fratello” trasmessa in Olanda (un posto davvero speciale, un terreno di prova per i metodi di disumanizzazione travestiti da “emancipazione”). Gli autori del “Grande Fratello” dissero esplicitamente che il titolo dello show era un riferimento al romanzo “1984” di George Orwell. Ricordiamo che Orwell descrisse l’IngSoc, cioè il Nazionalsocialismo Inglese, come fondato su tre pilastri: una società divisa in quasi-caste, uno stato di guerra permanente, un controllo totale sull’agenda informativa. Include anche un’agenzia di spionaggio e sicurezza, per scoprire regolarmente, e punirle, le persone che simpatizzano o hanno pensieri politicamente inaccettabili. L’Ucraina sotto Zelensky, fatti i debiti aggiustamenti per la modernità e le specifiche caratteristiche etniche, assomiglia sempre più ad una caricatura di IngSoc. Fra l’altro, il tutto è sostenuto dalla presenza di curatori inglesi nell’ufficio di presidenza. Sembra esserci un sottile humor inglese.

Non ci sono ancora in Ucraina caste sociali orwelliane, che ricordano la divisione della gente nello Gnosticismo [in italiano] in ilici, psichici e spirituali, ma ci sono i prototipi delle nuove caste: gli ucraini coscienziosi, gli ucraini “Moscalizzati” [persone russe, nella terminologia dei nazionalisti] e gli ucraini irresponsabili. Questo non cambia il nocciolo della questione. Le altre componenti [della triade sociale orwelliana] sono ovviamente presenti in pieno.

Tuttavia, la modernità ha imposto i propri cambiamenti. Se la distopia di Orwell era basata sul principio “Il Grande Fratello ti sta osservando”, ora il concetto è cambiato e, secondo l’azzeccata poesia [in italiano] di Chuck Palahniuk, recita così:

Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio.
Il Grande Fratello non ci osserva.
Il Grande Fratello canta e balla.
Tira fuori conigli dal cappello.
Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia.
Fa in modo che tu possa sempre distrarti.
Che sia completamente assorbito.
Fa in modo che la tua immaginazione avvizzisca.
Finché non diventa utile quanto la tua appendice.

Questa serie può essere sviluppata ulteriormente ma il concetto è chiaro: il Grande Fratello, con l’aiuto dell’informazione da spuntino veloce, blocca il lavoro indipendente del pensiero, restringe il più possibile l’ampiezza delle funzioni cognitive della coscienza, controlla il comportamento della società regolando il flusso delle informazioni e crea l’immagine “corretta” nella mente degli spettatori dei media. Ciò è chiamata “guerra cognitiva”, uno dei più recenti e promettenti sviluppi della NATO. Le informazioni su questo sono aperte e disponibili, si possono trovare [in italiano] facilmente su Internet.

Per esser onesti: il Grande Fratello ci sta sempre osservando ma, grazie alla digitalizzazione, lo fa in modo molto più sottile e senza farsi notare. In ogni caso, paura/stress e, grossolanamente, il “lavaggio del cervello” rimangono i fattori chiave per controllare le masse, cambia solo la loro proporzione relativa e il formato di realizzazione.

La specificità ucraina è che a Kiev è permesso di usare apertamente metodi autoritari nel governo della nazione mentre, contemporaneamente, si continua a definire l’Ucraina come una democrazia quasi esemplare. Ed è come un buco nero che, giorno per giorno, attrae sempre più risorse finanziarie e materiali dall’Occidente. E l’Occidente ha bisogno dello show ucraino per risolvere un certo numero di problemi. La componente pragmatica è, ovviamente, quella di creare uno schermo per coprire la scala senza precedenti della corruzione, in cui tutti sono coinvolti, gli Stati Uniti, l’Unione Europea e Zelensky stesso. E anche, ed è la ragione principale, per rimodellare il mondo sotto una specie di narcosi. Senza il costante finanziamento esterno, l’immagine costruita dai media collasserebbe e, con essa, anche il regime di Zelensky la seguirebbe, privando i proprietari dello spettacolo di entrate e della reputazione di “pacificatori” che permette loro di risolvere i problemi geopolitici.

Una Ucraina virtuale si sta creando e ricorda [in inglese] Il piccolo Zaccheo detto Cinabro di cui, come per i morti, si può solo dir bene. Tutto il resto è propaganda nemica. Si arriva all’assurdità: a metà maggio, il deputato repubblicano del Congresso, Matt Geinz, si è lamentato che, quando lui e un gruppo di altri membri del suo partito hanno votato contro la legge [in italiano] Affitti e Prestiti per l’Ucraina, la stampa statunitense li chiamò “L’ala putiniana del G.O.P.”, sebbene tutto quel che chiedevano era di usare quei soldi stanziati dal Congresso per le necessità degli americani!

Ma c’è più che la semplice corruzione. Lo show ucraino è mirato per due diverse platee. La prima, naturalmente, è quella composta dagli europei e dagli americani. Essi devono essere costantemente persuasi che la politica antirussa scelta sia corretta, e che debbano sopportare tutte le difficoltà e i disagi portati dalle sanzioni reciproche. E le difficoltà e i disagi stanno crescendo come una palla di neve. Ma soffrire per il bene degli ucraini consente all’europeo medio di sentirsi generoso. Egli crede di fare una cosa buona ad aiutare gli ucraini ed è, perciò, più motivato a sopportarne i costi. Per mantenere questa sensazione, l’Occidente mostra alla propria popolazione che l’Ucraina “sta fermando le orde russe”, e fa appello alla simpatia per gli ucraini. E per rendere ciò ancora più convincente, a milioni di rifugiati ucraini è stato perfino permesso di venire in Europa, aggiungendo più forza di persuasione e realismo al quadro visivo. È così che la compassione e la solidarietà umane diventano il soggetto della manipolazione.

“Stańczyk” di Jan Matejko, 1862.

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La seconda platea dello show di Zelensky è composta dagli stessi ucraini. Loro devono essere convinti che le crisi, del combustibile, del cibo e la crisi umanitaria in cui si trovano, non sono il prodotto delle politiche miopi seguite dal governo di Kiev, di Zelensky e dei suoi predecessori in tutti questi anni, ma sono state create dalla Russia.

La squadra di Zelensky e i suoi supervisori hanno un interesse personale nell’assicurare che l’operazione militare sul suolo della nazione continui il più a lungo possibile, per mantenere in esistenza quel buco nero in cui passano miliardi di dollari. L’Occidente non fa mistero della sua volontà di combattere la Russia “fino all’ultimo ucraino”, come si dice. Ma il furto multimiliardario con il pretesto dell’aiuto all’Ucraina è niente in confronto al fatto che, nelle nebbie della guerra informativa, è possibile mascherare le vere cause di una globale trasformazione parallela del mondo, iniziata con la pandemia da Covid-19 e passata lentamente all’intensificazione della crisi ucraina. A quanto riportato, si dovrebbe credere che non ci sia alcun piano, che la trasformazione globale avviene a causa di oggettive circostanze d’insuperabile natura. E, in generale, non vedete che la Russia è responsabile per tutto?

In questo processo, all’Ucraina è assegnato il ruolo d’onore della vittima sull’altare del nuovo ordine mondiale (o disordine, a quanto pare). E il compito dei beneficiari della nuova ristrutturazione globale è quello di non permettere alle vittime di morire o, Dio non voglia, di sfuggire dai loro tenaci tentacoli. Ed è per questo che è necessaria una squadra di anestesisti mediatici capitanata dal signor Zelensky, per cucinare lentamente le rane ucraine fino alla morte dando loro regolari iniezioni di anestetici informativi. Non importa se Zelensky e il suo entourage comprendano ciò o no, oppure siano guidati da una fenomenale predisposizione moltiplicata dalla professionalità e dalle raccomandazioni dei curatori; il processo deve comunque muoversi nella direzione indicata, e il grado di “euforia patriottica” deve mantenersi all’interno di limiti strettamente definiti. Altrimenti, il collasso sarebbe inevitabile. Tutto il resto è derivato da, e di contorno a, questo processo globale, incluso che il “reality show” ucraino debba andare avanti.

Bene, finora Zelensky ha avuto successo nel tenere la sua popolazione nelle giuste condizioni. Il suo indice di gradimento personale crebbe bruscamente all’inizio dell’operazione speciale, e la Legge Marziale gli ha permesso di sbarazzarsi dei suoi rivali in campo politico e informativo, raggiungendo quasi il controllo monopolistico sull’agenda. Quasi, perché, oltre alla televisione e ai media, c’è anche Internet che è difficile da censurare. Per esempio, Telegram non è vietato in Ucraina, e lì ci sono informazioni per tutti i gusti. Il problema è ciò cui le persone stesse vogliono credere, come e da chi siano filtrate le loro informazioni interne e siano formate le loro inclinazioni ideologiche. E quanto sia facile ingannarle. “Mi inganneresti facilmente, perché felicemente, credimi, ingannerei me stesso se solo potessi!” [dal poema “Confessioni” di Aleksandr Pushkin, nota del traduttore dal russo]. Hanno la forza e la voglia di capire cosa sta succedendo o preferiscono consumare notizie da “spuntino veloce” miscelate a falsità e storie artefatte?

Di conseguenza sorge la domanda su come possa Kiev esser sicura che la maggioranza degli ucraini continui a credere agli ufficiali e a rifiutare i punti di vista alternativi. Poiché stiamo parlando di “narcosi informativa” sulla popolazione, lo show deve diventare una specie di droga, deve dare dipendenza dall’immagine trasmessa da televisione e mass media e deve diventare una via per fuggire dalla realtà. Perché la realtà è, spesso, troppo spaventosa e impresentabile, e la psiche è troppo debole per sopportare lo shock di comprendere la differenza fra ciò che si pensa di sé stessi e ciò che si è. E finché vi viene ripetuto ciò che volete sentire, restate in una bolla informativa.

Il governo ucraino ha insegnato alla popolazione ad aver paura della verità su sé stessi, rimpiazzandola con simulacri, interpretazioni e vere e proprie bugie. Se diamo uno sguardo agli eroi dell’Ucraina contemporanea, da Mazepa e Petlyura fino a Bandera e Shukhevich, diventa chiaro che nessuno di loro ha fatto mostra di un comportamento da eroe classico: nobiltà, sacrificio, coraggio. Tutti loro erano sadici, lacchè e traditori. Nominatemi un singolo “eroe” banderista che abbia sacrificato sé stesso per gli altri o che abbia compiuto un’impresa. Dove sono i Nevsky, Donskoy, Suvorov, Ushakov, Kutuzov, Maresyev, Gastello, Stakhanov ucraini? Non ucraini della Russia imperiale o ucraini sovietici, no, ma eroi ucraini puramente coscienziosi? Non ci sono tali eroi. I famigerati Cento Eroi Celesti [in inglese, le vittime dei cecchini nella manifestazione dell’Euromaidan nel febbraio 2014], in qualche modo, non hanno i requisiti per qualificarsi come eroe. C’è da meravigliarsi che i “cyborg” [2] all’aeroporto di Donetsk oppure i membri del battaglione nazionalista Azov a Mariupol, che hanno tenuto col fiato sospeso il pubblico promettendo di morire piuttosto che arrendersi,  alla fine si siano arresi alla misericordia del vincitore in modo facile e senza pretese? La parte è stata recitata, l’esibizione è finita. Inchino. Gli applausi del pubblico, e sipario.

Fra l’altro, come riportano i corrispondenti militari russi dai fronti dell’operazione speciale, solo le unità dell’esercito ucraino dominate da russi etnici, con soprannomi russi, che hanno assorbito geneticamente qualcosa dai loro nonni, stanno combattendo ferocemente. E le unità ucraine, specie quelle dall’Ucraina occidentale, preferiscono ritirarsi o arrendersi. In generale, questo è un fenomeno interessante ancora da studiare e comprendere, specialmente se le autorità russe intendono sempre denazificare seriamente l’Ucraina, e non limitarsi a rimuovere e smantellare i simboli banderisti.

Perché è necessario per smantellare la pseudo-identità ucraina totalmente falsa, costruita per un secolo e mezzo. E, ogni volta, i suoi autori hanno commesso una frode condannando così al fallimento la nazione. Ecco perché non sorprende che, essendo partito con le bugie sul suo passato e rendendolo mitico deliberatamente, il regime banderista dell’Ucraina sia finito nel reality show “Ucraine”, che è falso fino all’osso e distruttivo nella sua essenza come quei miti.

Inoltre, la denazificazione dell’Ucraina dovrebbe includere un programma di riabilitazione socioculturale degli ucraini. Una specie di disintossicazione. E questo è probabilmente il compito più difficile. Il Truman Burbank del film menzionato all’inizio dell’articolo era stato ingannato da un’intera squadra di professionisti, spendendo somme enormi, e così a lungo, in gran parte perché Truman viveva all’interno di un ambiente creato artificialmente dalla nascita e credeva nella realtà di ciò che gli stava accadendo. Ma l’importante è che lo show di Truman sia “collassato” nel momento esatto in cui, diversamente dalla sceneggiatura, lui si è innamorato della ragazza sbagliata. In quel momento, l’autenticità è penetrata in quel mondo artificiale. E, da allora, tutto è andato a rotoli, perché Truman aveva scelto la realtà del mondo esterno, scappando dal suo acquario per vivere nel mondo in cui vivono le persone reali e vive. In cui ogni cosa è reale, perfino se fa male.

E come può l’Ucraina uscire dal suo bozzolo informativo? Che cosa possiamo fare noi sull’abitudine di credere nell’“inganno che ci eleva”? Con cosa e, soprattutto, come rimpiazzare le bugie che i suoi cittadini hanno assorbito? Molti di loro le hanno assorbite fin dall’infanzia e, prima di loro, le hanno assorbite i loro genitori. E chi farà tutto ciò?

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[1]  KVN – show televisivo umoristico e competizione internazionale, nato in Unione Sovietica, in cui squadre (composte in genere da studenti liceali) competono dando risposte divertenti alle domande e interpretando scenette preparate.

[2]  Cyborg – militanti ucraini e nazisti che parteciparono ai combattimenti per l’aeroporto di Donetsk. Sono più conosciuti per i bombardamenti e le uccisioni di civili nei distretti di Donetsk nel 2014.

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Articolo di Maksim Karev pubblicato su Essence of Time il 16 giugno 2022
Traduzione in italiano di Fabio_san per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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