Sull’attendibilità delle statistiche ufficiali ucraine c’è da farsi ben poche illusioni, basta uno sguardo ad alcuni indicatori come l’inflazione e il tasso di disoccupazione per capire subito che c’è qualcosa che non quadra. Chi un minimo conosca l’Ucraina sa bene che quei dati sono assolutamente inverosimili.

D’altronde, l’ufficio statistico ucraino è da tempo al centro di polemiche per il rifiuto di voler divulgare i risultati del censimento effettuato nel 2013. A detta di molti, questa riluttanza sarebbe motivata dalla volontà di nascondere il tragico andamento demografico, chiaro sintomo del disastro del Paese. Probabilmente per questo motivo il Governo non diffonde i dati “rilevati” sulla popolazione, ma solo “stime”, che sono facilmente manipolabili.

Tuttavia guardando alle statistiche ufficiali emergono anche altri elementi inquietanti. Il Governo ucraino dichiara che l’estensione del Paese sarebbe di circa 603 mila chilometri quadrati, pertanto considera la Crimea ancora parte del proprio territorio; ciò non rappresenterebbe alcuna novità, d’altronde il Presidente Poroshenko lo ripete in continuazione.

Guardando invece i dati sulla popolazione, si scopre che vengono dichiarati 42.760.516 abitanti. A prescindere dal fatto che si tratti di una cifra totalmente inverosimile, colpisce che il dato non tiene conto degli abitanti della Crimea.

Molti ucraini considerano la Crimea parte del proprio territorio, ma non vogliono la popolazione che vi vive. Come noto, la Crimea è stata “tolta” dalla Russia per mano di Khrushchev nel 1954 e “annessa” all’Ucraina. Il popolo che vi abita è russo e non ha mai accettato il cambio imposto. Specularmente, l’Ucraina non ha mai accettato il popolo della Crimea come “proprio”, vuole solo il territorio e non le persone che vi abitano.

Recentemente l’Ucraina ha riabilitato il proprio passato collaborazionista della Seconda Guerra Mondiale, un periodo in cui ci sono state “pulizie etniche” con stragi e deportazioni di massa.

La questione è quindi molto seria. Per prudenza si potrebbe pensare che la popolazione della Crimea non venga conteggiata nelle statistiche per difficoltà di calcolo, ma non è così. Dopo esser stata annessa dalla Federazione Russa la Crimea è entrata a far parte del sistema statistico russo che ne rileva la popolazione e pubblica i risultati sul proprio sito.

Qualora l’Ucraina non volesse utilizzare dei dati russi, potrebbe farsi le proprie stime (tanto l’Ucraina diffonde solo stime), ma non lo fa. Si potrebbe quindi pensare che non avendo accesso al territorio sarebbe impossibile fare delle stime, ma anche questa ipotesi si scontra con la realtà dei fatti: il Governo ucraino non ha alcun accesso alle regioni del Donbass eppure i suoi cittadini sono compresi nelle statistiche ufficiali.

In un contesto normale, di un paese normale, si potrebbe pensare ad un semplice errore, però si tratta di Ucraina. Un paese che da tre anni sta conducendo una sanguinosa guerra civile e in cui molte forze di governo si sono espresse per l’annientamento della popolazione che si è ribellata contro il potere di Kiev. Proclami che poi i battaglioni punitivi fascisti provano a mettere in atto aggredendo la popolazione.

Inoltre, come detto, il nuovo Governo ucraino ha totalmente riabilitato il passato collaborazionista del paese, rivendicando di fatto la continuità con esso.

Alla luce di tutto ciò è estremamente inquietante che da parte del Governo venga distinto un territorio dalla popolazione che vi vive.

Come noto, i maggiori genocidi della storia sono sempre seguiti a campagne di odio finalizzate all’accettazione condivisa della folle idea di poter “cancellare” un popolo. Questa accettazione viene fatta a diversi livelli: culturale, politico e istituzionale. Vedere che un popolo venga “cancellato” dalle statistiche ufficiali del Governo è un segnale d’allarme molto serio che non può lasciare indifferenti.

Ovviamente al popolo di Crimea non succederà nulla, la Russia non lo permetterebbe mai. Tuttavia questa campagna d’odio ha già delle tragiche materializzazioni in Donbass (dove la guerra non si è mai fermata) e in quei territori sotto il controllo di Kiev in cui vivono minoranze etniche: russi, polacchi, ungheresi, ecc.

La cronaca degli ultimi tre anni ci racconta che l’Ucraina ha preso una strada totalmente sbagliata e se non invertirà al più presto la direzione le conseguenze potranno essere estremamente serie.

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Articolo di Alberto Fazolo per Saker Italia

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