Un episodio apparentemente secondario delle ultime 24 ora rivela quale sia la reale autonomia del governo Ucraino a trazione occidentale, e quale sarà la condizione coloniale del paese nel “sogno europeo”.

Parliamo di uno degli asset strategici del paese: il sistema di trasporto del gas (russo verso l’ Europa), che frutta all’erario ucraino (stima dell’ex Primo Ministro Yanukovich) qualcosa come 2 miliardi di dollari l’anno in diritti di transito. Una delle poche rendite certe su cui il bilancio ucraino può contare, e tuttavia anch’essa insidiata dalla crisi in corso: infatti Igor Prokhopiv, Presidente della società di trasporto Ukrtransgaz, controllata dal colosso statale Naftogaz, ha già lanciato l’allarme [in inglese]: “se Tedeschi e Russi varano North Stream II saremo costretti a dismettere gran parte della nostra rete”.

La concorrenza delle rotte alternative potrebbe però non essere la maggiore minaccia per Ukrtransgaz. Gli occidentali hanno messo gli occhi sul settore energetico ucraino appena la “rivoluzione della dignità” si è compiuta: è dal novembre 2014 che Soros promuove la “riforma” del settore energetico Ucraino, e i “finanziatori” Europei e Americani che negli anni seguenti hanno sostenuto il corso Poroshenko hanno avuto cura che gli Ucraini si impegnassero, in cambio, a “riformare” il sistema. Facile immaginare in quale direzione.

L’occasione propizia si presentò l’anno passato, quando la Russia minacciò di interrompere le forniture all’ Ucraina se questa non avesse saldato i debiti pregressi e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo accettò di anticipare 300 milioni di dollari e ne accantonò altri 500 per il fabbisogno di quest’ anno: in cambio Kiev consegnò agli Occidentali le chiavi del suo futuro energetico.

I pretesti sono i soliti: Naftogaz è un carrozzone che favorisce la corruzione, il monopolio scoraggia la concorrenza e favorisce gli sprechi: storie in parte vere ma comunque vendute mille volte ed in mille circostanze come pretesto per giustificare il sacco privato di beni statali di valenza strategica.

L’idea di scorporare Ukrtransgaz da Naftogaz in ossequio ai principi di separazione fra produttori, trasportatori, immagazzinatori e dettaglianti stabiliti dalla terza direttiva UE per l’energia, per vendere poi la parte “sana” e strategicamente importante agli occidentali per un pezzo di pane è sul tavolo da almeno due anni [in russo], ma solo lo scorso 1 luglio, con l’approvazione del piano di spacchettamento da parte del governo [in russo], la “riforma” è entrata nel vivo.

Se non che il 16 settembre il Ministro dell’Energia Stepan Kubiv ha tentato di giocare agli “alleati” un colpo gobbo, con un emendamento piano, che prevedeva il controllo governativo sulla rete di trasporto del paese, stabilendo che la nuova Ukrtransgaz indipendente sarebbe stata sottoposta comunque alla gestione statale. Una mossa insolitamente sensata, se consideriamo che viene da un Ministero che continua a comprare gas russo dalla Slovacchia ad un prezzo maggiorato di diverse centinaia di milioni di dollari l’anno per pagarsi la soddisfazione di proclamare l'”indipendenza energetica” non comprando più gas russo dalla Russia. Sensata ma destinata all’insuccesso. Infatti, appena la decisione è stata ufficializzata nella giornata di ieri, gli Occidentali hanno subito mostrato che con loro non si scherza.

Dopo poche ore dall’annuncio l’intervento dell’ambasciata americana e dei creditori provocava la riunione di una assemblea straordinaria a cui partecipavano l’Ambasciatrice USA Jovanovich (che finora aveva tenuto un profilo assai basso ma che in questa partita ha sfoderato gli artigli) gli emissari della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e quelli della Banca Mondiale. Davanti al Primo Ministro, al Ministro dell’Energia ed ai funzionari delle società interessate gli Occidentali hanno spiegato quali sarebbero state le conseguenze della decisione (immediata richiesta di rimborso di tutti i prestiti, sospensione degli ulteriori finanziamenti già stanziati per superare l’inverno), hanno ottenuto l’immediata revoca del provvedimento [in inglese] e hanno dettato al Ministro Kubiv un umiliante comunicato [in inglese]:

“Sono pronto ad ammettere che nel prendere la decisione non abbiamo consultato la gente giusta [i padroni occidentali] il che è importante non solo sotto l’aspetto tecnico ma, per alcuni versi, anche sotto quello politico. Per questo motivo la mia decisione è stata sospesa”.

Come garanzia per il futuro è stato deciso di istituire un organo di consultazione fra ministero e creditori internazionali, il cui compito sarà assicurarsi che Ukrtansgaz finisca dove deve: nel portafoglio di qualche multinazionale occidentale. Fine della discussione.

A 25 anni dalla “indipendenza”, a 2 anni dalla “rivoluzione della dignità” i governanti Ucraini hanno sperimentato quanto dura sulla loro terra una decisione sgradita ai loro “alleati”: meno di 24 ore. Bella indipendenza, bella dignità.

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Aggiornamento di Marco Bordoni per SakerItalia.it 

[Le note in questo formato sono del traduttore]

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