La tragedia della Volinia è un qualcosa di sostanzialmente sconosciuto in Italia, ma quei fatti vanno resi noti sia per onorare la memoria delle vittime della ferocia nazista nella Seconda Guerra Mondiale, sia per avere una chiave di lettura delle tensioni che ancora caratterizzano l’Ucraina.

L’undici luglio è la data fissata dai polacchi per ricordare quel genocidio che i media ucraini definiscono una grossa “esagerazione”.

Purtroppo dopo ben settantaquattro anni, quella tragedia viene strumentalizzata (tanto dai nazionalisti ucraini quanto da quelli polacchi) a fini di speculazione politica.

In Polonia quei fatti vengono ricordati come una tragedia e un genocidio. In Ucraina invece viene inculcata una versione revisionista che inserisce i fatti all’interno di un ampio contesto di guerra in cui si susseguirono una serie di attacchi e rappresaglie reciproche.
Ad onor del vero, ancora non è stata fatta una ricostruzione attendibile dei fatti, rimangono molti aspetti controversi e punti oscuri, ma i morti sono un fatto inconfutabile.

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’Ucraina era occupata dalle forze tedesche che istituirono delle milizie collaborazioniste locali. L’undici luglio del 1943 scattò un’operazione su vasta scala che investì sostanzialmente in contemporanea circa 100 villaggi abitati da persone di etnia polacca. La narrazione revisionista ucraina confuta la veridicità dei fatti insinuando che non si sia trattato di un’operazione così ampia in quanto le milizie non erano in grado d’attaccare tutti quei villaggi in un lasso di tempo tanto limitato.

Verosimilmente nella tragedia della Volinia vennero uccise circa 80.000 persone.

Le popolazioni di etnia polacca sono prevalentemente di religione cattolica, in seguito alla pulizia etnica venne anche chiusa la locale diocesi. Per questo è paradossale che il Papa riceva a San Pietro i membri di quelle milizie che rivendicano quel massacro e si pongono in continuità storica con gli esecutori.

Il nazismo in Ucraina oggi rivive nelle forze politiche e militari che raccolgono l’eredità degli esecutori di quei massacri e che ne attuano di nuovi contro le minoranze etniche, politiche e religiose. Tanto i vecchi quanto i nuovi crimini vengono ridimensionati o negati dagli ucraini, anche da quelli residenti in Italia. Benché esista una legge sul negazionismo, si preferisce non applicarla al di fuori della tragedia della Shoah. Ma questo pone due problemi. Il primo è che si applica un discrimine tra le vittime. Il secondo è che rimuovendo la memoria di quei crimini, di fatto si finisce per legittimare anche quelli presenti e futuri. Non si può permettere.

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Articolo di Alberto Fazolo per SakerItalia.it

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