Kiev e i jihadisti: una cupa alleanza.

Mentre noi combattiamo lo Stato islamico, l’IS alias ISIS in Iraq e in Siria, e mentre i responsabili americani sottolineano il preteso pericolo di un attacco sul territorio americano, Washington ed il Califfato si battono dalla stessa parte in Ucraina. In una notevole serie di articoli su L’Intercept, Marcin Mamon si é dedicato ad un aspetto del conflitto in Ucraina a cui nessuno ha fatto attenzione: il ruolo giocato dal battaglione Dudaev, “un’unità di combattimento di islamisti radicali composta da ceceni, ma che include ugualmente combattenti di tutto il Caucaso, così come alcuni ucraini”.

Le chiavi delle organizzazioni islamiste in Ucraina sono state consegnate a Mamon da un contatto ad Istanbul, Khalid, che comanda un ramo dell’ISIS locale. “I nostri fratelli sono là”, ha detto a Mamon, ed il giornalista é andato in Ucraina, dove é stato messo in comunicazione con un contatto chiamato Ruslan, che l’ha portato al campo clandestino di Munayev.

Con il nome del primo presidente della Cecenia separatista, Djokhar Dudaev, il battaglione Dudaev era comandato da Isa Munayev, recentemente ucciso nell’est del’Ucraina. Impregnati di un odio fanatico per i russi, che sostengono i ribelli dell’est, gli uomini di Munayev ritengono di star ripagando un debito, perché i battaglioni degli ultra-nazionalisti di Pravyi Sektor che oggi lottano per Kiev hanno apparentemente aiutato i ceceni in passato. Pravyi Sektor é un gruppo paramilitare apertamente neo-fascista che ha fornito una grande parte delle forze che hanno reso possibile il colpo di stato contro Viktor Yanukovich, l’ex presidente ucraino. Organizzati in diversi battaglioni, tra cui la celebre brigata Azov, idolatrano i collaborazionisti nazi della Seconda Guerra Mondiale che hanno combattuto le truppe sovietiche: gli ultra-nazionalisti sono stati accusati di avere commesso atrocità nel Donbass, come di terrorizzare i loro avversari politici sul fronte interno. Secondo Mamon, sono implicati anche nella lotta contro i russi nella lontana Cecenia, dove il precedente pezzo grosso di Pravyi Sektor Oleksandr Muzychko ha combattuto a fianco di Munayev e dei fratelli contro i Russi.

Come Ruslan ha detto a Mamon:
Io sono qui oggi perché mio fratello, Isa, ci ha chiamato ed ha detto: *E’ tempo di ripagare il vostro debito. C’é stato un tempo in cui i fratelli di Ucraina sono venuti (in Cecenia) e si sono battuti contro il nemico comune, l’aggressore, l’occupante.*.”

A fianco di questa solenne etica del guerriero un’altra ragione probabile del sostegno dell’ISIS a Kiev é l’accesso a dei bersagli occidentali, consegnati così ai terroristi. Come indica Mamon:

“L’Ucraina sta diventando una tappa importante per i fratelli come Ruslan. In Ucraina potete comprare un passaporto ed una nuova identità. Per 15.000 dollari, un combattente riceve un nuovo nome ed un documento giuridico attestante la sua cittadinanza ucraina. L’Ucraina non fa parte dell’Unione Europea, ma é una via facile per l’immigrazione verso l’Ovest. Gli ucraini hanno poche difficoltà ad ottenere dei visti per la vicina Polonia, dove possono lavorare nei cantieri, riempiendo il vuoto lasciato da milioni di polacchi che sono partiti alla ricerca di lavoro nel Regno Unito ed in Germania”.

Ci viene detto come l’ISIS preveda degli attacchi terroristici in Europa, e che le forze di sicurezza siano occupate a censire tutti i sospetti del continente; ciononostante ecco qui questo varco aperto nelle difese dell’Occidente, attraverso il quale i fratelli si infiltrano tranquillamente, senza che i media occidentali ne diano conto. In cooperazione con i gruppi ultra-nazionalisti come Pravyi Sektor, che hanno creato i loro battaglioni semi-autonomi, gli islamisti d’Ucraina, brandendo passaporti ucraini, hanno aperto una passerella verso l’Ovest.

Le richieste fatte a Washington di iniziare a fornire armi letali al regime ucraino fanno ora parte del dibattito di politica estera a Washington, con i soliti sospetti che esortano l’amministrazione ad aprire i rubinetti degli armamenti. E comunque, gli ucraini dicono che ottengono già un aiuto letale da Paesi che si rifiutano di identificare, secondo il membro ufficiale del consiglio di sicurezza nazionale ucraino Oleg Gladovsky:

“[L’aiuto proviene] da luoghi dove noi non abbiamo alcuna influenza e dove non c’é indignazione pubblica (che noi stessi abbiamo contribuito a creare in alcuni luoghi, sfortunatamente) a questo riguardo . E’ da questi paesi che stiamo ricevendo aiuto letale.”

Allora da dove viene questo aiuto?

“Nell’est dell’Ucraina, scrive Mamon, la bandiera verde del jihad sventola su alcune basi dei battaglioni privati”. Ma come sono privati questi gruppi combattenti?

L’esercito ucraino a pezzi, composto da coscritti poco motivati e male armati, non ha alcun peso contro i separatisti, che si battono sul proprio terreno contro un invasore. Il regime di Kiev dipende da questi eserciti privati per fornire una colonna vertebrale alle proprie forze armate, e sembra esserci una relazione simbiotica difficile tra l’esercito ucraino regolare e questi volontari, con un approccio di non-intervento adottato da Kiev verso questi ultimi. Se il regime ucraino riconosce apertamente oggi di ottenere aiuti da paesi non nominati, é normale porre la domanda: il battaglione Dudaev ottiene un aiuto diretto dalle stesse fonti che equipaggiano di armi i ribelli islamisti radicali in Siria, il Qatar, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti e i Sauditi?

Come i ribelli moderati siriani finanziati e sostenuti dagli Stati Uniti si uniscono in massa all’ISIS, la rete jihadista internazionale estende i propri tentacoli in Ucraina per riprendere il combattimento a nome dei propri fratelli.

Uno dei principali legami tra le fazioni ultra-nazionaliste ucraine e gli islamisti era Oleksandr Muzychko, che ha combattuto a fianco del capo terrorista ceceno Shamil Bassaev – il cervello dietro al massacro della scuola di Beslan – nelle guerre cecene. L’anno scorso, Muzychko é stato ucciso in una sparatoria con la polizia ucraina. Ma prima di sparire, era il viso pubblico molto evidente del movimento ultra-nazionalista ucraino.

In un video diventato virale, Muzychko ed un gruppo di suoi compagni di Pravyi Sektor sono entrati nell’ufficio di un procuratore della città di Rivne, nel nord ovest dell’Ucraina, ed hanno schiaffeggiato il procuratore colpevole di non fare il suo lavoro secondo il gusto di Muzychko. Ha ugualmente fatto irruzione nel consiglio comunale di Rivne, brandendo un fucile, e dichiarando che Pravyi Sektor non abbandonerà mai le armi. Benchè le autorità abbiano senza alcun dubbio trovato moleste le baracconate di Muzychko, questo genere di cose é normale nella nuova Ucraina. Ed é probabile che la sua implicazione clandestina con l’ISIS, molto più che le sue buffonate pubbliche, abbia provocato la collera delle autorità: gli hanno teso un”imboscata e l’hanno abbattuto il 24 marzo dell’anno scorso. La sua implicazione con la cellula dell’ISIS in Ucraina é diventata sempre più evidente, anche per quelli che in Occidente si erano accontentati di guardare dall’altra parte?

Che le autorità di Kiev lavorino con un avamposto dell’ISIS é implicito in tutto l’articolo di Mamon: quando quest’ultimo si é recato al campo di Munayev in compagnia di Ruslan, non hanno avuto alcuna difficoltà ai posti di blocco dell’esercito ucraino, dove la possibilità di ricevere mazzette non era affatto messa in dubbio, e li hanno attraversati. Per tutto l’articolo di Mamon sentiamo Munayev lamentarsi della povertà: il battaglione Dudaev, ci dice, deve dipendere da attività criminali per finanziare il jihad. Ciononostante, un oligarca minore chiamato Dima gli fornisce 20.000 dollari, e si parla di vendere al mercato nero dell’ambra ad “acquirenti del Golfo Persico, ivi compresi ricchi sceicchi” – forse gli stessi ricchi donatori che hanno tanto generosamente finanziato l’ISIS.

I legami tra il regime di Kiev e l’enclave dell’ISIS in Ucraina sono numerosi, e soltanto semi-nascosti. Quando Mamon é arrivato al campo di Munayev é stato accolto da un auto blindata che, ci viene detto, é stata donata da Igor Kolomoisky, uno degli uomini più ricchi d’Ucraina, recentemente nominato governatore di Dnepropetrovsk. Kolomoisky, nonostante le sue origini ebraiche, non ha alcuno scrupolo ad allearsi a gruppi apertamente antisemiti come Pravyi Sektor, del quale finanzia i battaglioni: come gli jihadisti affiliati all’ISIS, ai quali ha offerto un’auto blindata, non pensa che alla lotta contro Vladimir Putin, che disprezza.

Un’altra indicazione dell’alleanza ISIS-Kiev é l’evasione di Adam Osmaev, vicecomandante del battaglione Dudaev, da una prigione ucraina dove scontava una pena per avere fomentato l’assassinio di Putin. Dopo il colpo di stato a Kiev, Munayev ed i suoi compagni hanno fatto uscire di prigione Osmaev: quando hanno incontrato un posto di blocco della polizia ucraina sono stati misteriosamente autorizzati a passare. Così lo riporta Mamon:

“Dopo uno stallo drammatico, gli ucraini hanno permesso ai ceceni di passare. (Non c’é modo di confermare il racconto di Ruslan, ma nell’autunno del 2014 il tribunale di Odessa ha improvvisamente dichiarato che Osmaev aveva scontato sufficientemente la sua pena ed era libero.) Osmaev e Munayev sono tornati a Kiev, ed il battaglione Dudaev é stato creato.”

“Di tanto in tanto, scrive Mamon, Munayev incontra dei rappresentanti dei Servizi di sicurezza ucraini, conosciuti con la sigla SBU”.

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Il Battaglione Dudaev

Il battaglione Dudaev conta circa 500 combattenti, ma ci sono anche altre brigate jihadiste in Ucraina, organizzate nel battaglione Sheikh Mansur che, distaccato dal battaglione Dudaev, “é stanziato nei pressi di Mariupol, nel sud-est dell’Ucraina”, così come due altri gruppi composti di tatari di Crimea, ciascuno composto di circa 500 jihadisti.

Dal momento che l’aiuto degli Stati Uniti arriva a fiotti in Ucraina, in quale misura va a ricadere su questi alleati dell’ISIS – e quale sarà il suo impiego futuro? Se John McCain e Lindsey Graham arriveranno al loro fine, le armi americane si troveranno presto in mano a questi terroristi, il jihad contro i russi é certo si volgerà verso l’Occidente, e colpirà le capitali d’Europa.

E’ un ritorno di fiamma con vendetta annessa: creiamo i nostri propri nemici e diamo loro le armi per farci del male, allo stesso tempo affermando il nostro bisogno di una sorveglianza universale per combatterli. I saggi folli che formulano la politica estera statunitense stanno creando un esercito di mostri di Frankenstein – che non mancheranno di attaccare i loro creatori, cullati nelle loro illusioni.

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Scritto da Justin Raimondo.
Pubblicato da lesakerfrancophone.fr il 9 marzo 2015.
Traduzione a cura di Fulvio per SakerItalia.it.