Il Governo ucraino ha disposto il blocco di alcuni social network, motori di ricerca, gestori email e siti d’informazione. La motivazione ufficiale è che si tratta di una misura inserita nel più ampio quadro di sanzioni contro la Russia, ma è chiaro che non è così. Inutile cercare altre spiegazioni, è un’evidente caso di censura.

Innanzitutto si deve notare il fatto che l’operazione è scattata dopo che si sono spenti i riflettori su EuroVision. Il Governo non si poteva permettere il varo di una misura liberticida nel momento di maggiore visibilità internazionale e soprattutto non poteva correre il rischio di contestazioni durante la manifestazione.

Tuttavia il provvedimento è stato parzialmente arginato dal buon senso. Chiudere 10 milioni di caselle email significa bloccare il paese. Quindi, per il momento, la misura sulla posta elettronica non è stata applicata.

La ragione della chiusura dei social network è che i servizi di sicurezza di Kiev non avevano modo di controllare a pieno le informazioni che circolavano sui quei canali. Allo stato attuale fare informazione libera e indipendente in Ucraina è quasi impossibile, i giornalisti sono perseguitati. I social network erano uno dei pochi modi per poter esprimere pubblicamente il proprio pensiero senza il timore della repressione.

Il regime sta cercando di zittire tutte le voci di dissenso.

La Junta di Kiev teme i social network anche per un altra ragione: sono lo strumento più utilizzato per organizzare le lotte. L’Ucraina è sull’orlo di una ulteriore crisi e quindi vuole limitare le capacità di mobilitazione delle masse.

Il motivo di fondo dei provvedimenti è che il Governo ucraino cerca in ogni modo di stroncare tutte le voci critiche. Lo fa perché sa che la protesta sta montando in buona parte del paese, quindi vuole sottrarre al popolo gli strumenti per comunicare il proprio dissenso e per autorganizzarsi.

Probabilmente il Ministro degli Esteri Alfano, troppo preso a sostenere l’ingerenza in Venezuela, non andrà a riferire in Parlamento sulla critica situazione ucraina. Analogamente il Presidente del Parlamento Europeo Tajani nell’incontrare Poroshenko non si è scandalizzato per i crimini che questo commette.

In Ucraina c’è uno stato del terrore, il silenzio dell’occidente è di fatto un nullaosta per proseguire con le azioni criminali. Si impone quindi un cambio di prospettiva: l’anomalia non è nel fatto che la Junta ucraina abbia una condotta fascista, ciò è nella sua natura e non potrebbe fare altrimenti. La vera anomalia è da noi in occidente dove regna una profonda ipocrisia, si arriva a negare l’evidenza pur di non ledere i propri interessi.

*****
Articolo a cura di Alberto Fazolo per SakerItalia.it

Condivisione: