L’Ucraina è “quasi un membro dell’UE[in russo] e “quasi un membro della NATO”, ha dichiarato il Presidente Zelenskyj con orgoglio di recente. La parola “quasi” è corretta, perché sette anni dopo la rivoluzione del Maidan, l’Ucraina è ancora una democrazia al di sotto degli standard, e lontana dal raggiungere gli standard democratici di base richiesti per l’ingresso in uno di questi blocchi.

In effetti, l’Ucraina è “quasi” in tanti sensi della parola. Il presidente stesso parla “quasi” ucraino (il russo è la sua lingua madre). L’Ucraina è “quasi” un partner geopolitico affidabile per l’Europa e gli Stati Uniti. Ancora più importante, il paese è “quasi” una democrazia, ma purtroppo manca della libertà di parola e dei diritti linguistici che uno stato libertario dovrebbe possedere.

In effetti, dalla rivoluzione del Maidan del 2014, il colpo di Stato appoggiato dall’Occidente che ha visto l’abbattimento del governo Yanukovych, l’Ucraina è caduta sotto una nuvola oscura. Lungi dal brillante e positivo futuro europeo promesso dai sostenitori del Maidan, l’Ucraina è stata intrisa di conflitti etnici, con le autorità hanno tentato di de-russificare il paese e cancellare ogni segno di russificazione.

Chi si oppose alla rivoluzione del Maidan del 2013 previde che sarebbe accaduto. All’epoca iniziarono a diffondersi voci che i nazionalisti ucraini avrebbero minacciato i diritti dei russi etnici, e in particolare il loro diritto di parlare nella loro lingua madre, ma queste paure non furono riconosciute dall’Occidente e non furono riportate dai media occidentali. Al contrario, i rapporti sui neonazisti in Ucraina e sul nazionalismo estremo vennero liquidati come propaganda russa. Ma i fatti non possono essere ignorati e resta il fatto che nel 2019 è stata approvata una legge per obbligare tutti i cittadini ucraini a parlare ucraino, nonostante un terzo degli ucraini affermi che il russo è la loro lingua madre.

Questo giro di vite sui russofoni è esattamente il tipo di pulizia etno-culturale che ha provocato la rivolta dei popoli della Crimea e dell’Ucraina orientale contro le autorità ucraine, portando alla riunificazione della Crimea con la Russia e alla formazione delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Non che ciò sia riconosciuto in Occidente, che ha insistito e continua ad insistere sul fatto che solo la Russia sia responsabile delle divisioni etniche e territoriali che si sono verificate dopo il golpe. La strategia più antica del libro – la tattica del “divide et impera” – è stata molto efficace in Ucraina e, come al solito con gli interventi di politica estera occidentale, è la gente comune di queste nazioni occupate che soffre per i giochi geopolitici diretti da Washington.

Eppure, nonostante tutte le grandi idee per l’Ucraina promesse dai politici occidentali nel corso degli anni, il paese continua a sgretolarsi e cadere in un abisso di recessione economica e disordini sociali. Invece di ricevere un solido sostegno dagli Stati Uniti e dall’UE, è diventato sempre più isolato, in particolare dopo il successo del vertice Putin-Biden. L’accumulo di truppe nell’Ucraina orientale nel maggio di quest’anno, che ha spinto la Russia a radunare le sue forze lungo il confine, è stata una vera prova di quanto Washington fosse pronta a spingersi per difendere l’Ucraina: non molto lontano.

Questo cambiamento di atteggiamento è stato ulteriormente enfatizzato dalla mutata retorica degli Stati Uniti sul Nord Stream 2 e, più recentemente, dalla visita di Angela Merkel a Mosca e Kiev. Infastidita dai media ucraini, Angela Merkel è ora diventata una specie di bestia nera per Zelenskyj poiché, di nuovo, persegue l’interesse nazionale della Germania con il completamento del Nord Stream 2. Molti commentatori anti-russi hanno criticato l’incontro positivo della Merkel con Putin, con alcuni che hanno sottolineato [in inglese] che non solo ha visitato la Russia prima dell’Ucraina, ma non ha nemmeno intenzione di accettare gli inviti di Kiev alle celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza ucraino o di partecipare all’evento della Piattaforma Crimea che si è svolta lunedì (un incontro volto a riunire la Crimea con l’Ucraina).

Se Kiev avesse dei dubbi sulla natura dell’impegno di Washington nei confronti dell’Ucraina, non resta che guardare al modo in cui ha abbandonato l’Afghanistan negli ultimi giorni. Quando diventa non più praticabile, gli Stati Uniti, come ogni gigante aziendale, chiudono bottega. Anche dopo 20 anni di combattimenti e belle parole per trasformare l’Afghanistan in una fiorente democrazia, quando non gli è andato più bene, gli americani hanno improvvisamente voltato le spalle al paese e ai tanti cittadini che hanno collaborato con loro. Non è di buon auspicio per l’Ucraina come stato vassallo degli Stati Uniti.

L’attuale posizione dell’Ucraina è insostenibile. Un paese prospero, ottimista, libero e democratico non può essere costruito sulla divisione etnica, sulla russofobia, sul Fascismo e sullo slogan “morte al nemico”. L’epurazione [in inglese] dei politici filo-russi, la chiusura dei media dell’opposizione, gli interrogatori degli artisti [in russo] da parte dei servizi di sicurezza, sono tutti segni che il paese è bloccato in un regime autoritario che gli Stati Uniti sostengono. Eppure, proprio così, anche l’Ucraina potrebbe essere abbandonata in un lampo, come l’Afghanistan, lasciata sepolta sotto il cumulo di macerie che gli Stati Uniti hanno contribuito a creare. Ci vorrà tempo, ma l’unica speranza dell’Ucraina è accettare il suo patrimonio culturale condiviso con la Russia e riconoscere i diritti dei suoi cittadini di lingua russa per risolvere la guerra civile. Può rifiutare i suoi legami storici con la Russia, ma una nazione che nega il suo passato non ha futuro.

*****

Articolo di Johanna Ross pubblicato su Infobrics il 24 agosto 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

__________

La redazione di Saker Italia ribadisce il suo impegno nella lotta anti-mainstream e la sua volontà di animare il dibattito storico e politico. Questa che leggerete è l’opinione dell’autore; se desiderate rivolgere domande o critiche purtroppo questo è il posto sbagliato per formularle. L’autore è raggiungibile sul link dell’originale presente in calce.

L’opinione dell’autore non è necessariamente la nostra. Tuttavia qualsiasi commento indecente che non riguardi l’articolo ma l’autore, sarà moderato, come dalle regole in vigore su questo sito.

Condivisione: