Dopo più di un mese di continua escalation, accumulo di armi pesanti vicino alla linea del fronte e minacce di guerra, l’Ucraina ha fatto pubblicamente un voltafaccia completo, con dichiarazioni successive di funzionari che affermano che Kiev non vuole risolvere il conflitto del Donbass con la forza. Il problema è che queste belle e pacifiche dichiarazioni sono in totale contraddizione con quelle di altri politici ucraini del partito di Zelenskyj, e soprattutto con la realtà sul campo nel Donbass. Quindi, il desiderio dell’Ucraina di pace e negoziati per risolvere il conflitto nel Donbass, è ipocrisia o paura della Russia?

L’Ucraina afferma di voler risolvere pacificamente il conflitto nel Donbass

Dalla fine di febbraio 2021, la situazione nel Donbass si è aggravata, con un costante aumento del fuoco e dei bombardamenti militari ucraini, la palese violazione di diverse misure di controllo del cessate il fuoco e l’uso di metodi terroristici contro i civili [entrambi i link in inglese]. Questa escalation della situazione è stata accompagnata da dichiarazioni bellicose, discussioni tra i comandanti militari ucraini e quelli di diversi paesi della NATO, e sabotaggi sempre più evidenti dei negoziati all’interno della piattaforma di Minsk.

Di fronte al rischio di un rinnovato conflitto nel Donbass la Russia aveva alzato la voce, e fatto sapere attraverso diversi funzionari russi come Dmitrij Peskov (il portavoce del Cremlino) e Dmitrij Kozak (il vice capo dell’amministrazione presidenziale russa) [in francese] che Mosca non sarebbe rimasta a guardare il bagno di sangue che stava per avvenire ai suoi confini, e che sarebbe finito molto male per l’Ucraina.

È stato l’effetto degli avvertimenti della Russia, o Kiev si è resa conto che le sue intenzioni offensive nel Donbass erano un po’ troppo appariscenti per poter interpretare la vittima dell’immaginaria aggressione russa in seguito? In ogni caso, la retorica dei funzionari ucraini si è placata bruscamente dopo la dichiarazione di Dmitrij Kozak secondo cui la ripresa del conflitto avrebbe segnato l’inizio della fine dell’Ucraina.

Il primo a fare una simile dichiarazione è stato Ruslan Khomchak, il comandante in capo dell’esercito ucraino [in russo], il quale ha affermato che un’offensiva ucraina nel Donbass provocherebbe inevitabilmente molte vittime, anche tra i civili, il che sarebbe inaccettabile per Kiev.

La liberazione forzata dei territori temporaneamente occupati porterà inevitabilmente ad un gran numero di morti civili e militari, il che è inaccettabile per l’Ucraina”, ha affermato.

Khomchak ha aggiunto che per l’Ucraina lo scenario politico e diplomatico di risoluzione del conflitto nel Donbass era prioritario, ma che le forze armate ucraine erano pronte per “una risposta adeguata in caso di escalation del conflitto nell’area delle operazioni delle forze congiunte”. Inoltre ha descritto le dichiarazioni secondo cui Kiev stava preparando un’offensiva nel Donbass come disinformazione.

È stato seguito da Alexey Reznikov [in russo], il quale ha assicurato che Kiev non ha intenzione di riprendersi con la forza il Donbass, né di ripetere quanto accaduto a Srebrenica.

L’Ucraina non ha intenzione di liberare questi territori con la forza, motivo per cui siamo ovunque a favore della via politica e diplomatica. A tal fine, esistono il Formato Normandia e una piattaforma consultiva a Minsk (gruppo di contatto)…] Sul fatto che in Ucraina oggi abbiamo paura di Srebrenica… non è che ne abbiamo paura, è non possiamo permetterlo, ma solo con mezzi politici e diplomatici”, ha detto sul programma “Libertà di parola” di Savik Shuster.

L’ultima di questo piccolo concerto per la pace è stata la portavoce di Volodymyr Zelenskyj, Julija Mendel [in russo], che ha detto che l’Ucraina non può attaccare il proprio territorio e combattere il proprio popolo (sì, ha osato dire questo).

Il comandante in capo del nostro esercito ha già detto l’altro giorno che il messaggio sulla cosiddetta offensiva ucraina nel Donbass è un falso completo e una disinformazione. Il fatto è che l’Ucraina semplicemente non può attaccare il proprio territorio e non può combattere la propria popolazione”, ha detto la Mendel a TV Dom.

Ha osservato che Kiev ha la ferma convinzione che solo i negoziati possono portare alla pace.

Questo è il motivo per cui stiamo spingendo per negoziati nel Formato Normandia, e ci muoveremo verso la pace con tutti i mezzi diplomatici possibili”, ha aggiunto.

È un vero desiderio di pace o fumo negli occhi?

Sebbene queste dichiarazioni possano aver indotto alcuni a credere che l’Ucraina stesse facendo un voltafaccia, diversi elementi di queste dichiarazioni e il confronto con la situazione sul campo suggeriscono che si tratta più di un nuovo atto di ipocrisia che di un reale desiderio di sistemare pacificamente il conflitto nel Donbass per paura della reazione russa.

Cominciamo con Khomchak. Solo due settimane fa, lui stesso ha detto che l’esercito ucraino si stava preparando per un’offensiva [in russo].

L’esercito ucraino si sta ora preparando per diverse opzioni e, ovviamente, ci stiamo preparando per un’offensiva. Stiamo creando basi addestrative, i nostri partner ci stanno aiutando. Perché non si può fare altrimenti. Se me lo chiedi, oggi siamo pronti (per un’offensiva – ndr)? Siamo pronti”, ha detto alla fine di marzo, aggiungendo che i rischi, comprese le vittime civili, dovevano essere valutati.

Oggi, il problema non è l’ordine [di passare all’offensiva – ndr]. Lui [il presidente – ndr] non ha problemi a dare l’ordine. Bisogna solo calcolare le conseguenze, le forze, le riserve, le capacità dello stato. Donetsk è una città di diversi milioni di abitanti, se andiamo all’offensiva, c’è il rischio che molti civili muoiano. Dobbiamo valutare i rischi per chi si opporrà a noi”, ha aggiunto il comandante in capo dell’esercito ucraino.

Due settimane dopo, la priorità è la risoluzione pacifica del conflitto nel Donbass e, secondo quanto riferito, le vittime civili sono passate da “rischio da valutare” a “inaccettabili” per l’Ucraina. Dato che le autorità di Kiev non hanno sanzionato il cecchino che ha sparato a un civile di 71 anni ad Aleksandrovka [in inglese], né la persona o le persone che hanno ucciso il piccolo Vladislav con un drone, trovo difficile credere che nello spazio di una settimana l’esercito ucraino abbia ritrovato la sua coscienza e la sua morale.

Passiamo alla dichiarazione di Reznikov. La dichiarazione stessa contiene una bugia, il che ci porta a credere che si tratti di un nuovo atto di ipocrisia da parte delle autorità ucraine. In effetti, nella sua dichiarazione, Reznikov menziona come piattaforme negoziali il Formato Normandia e Minsk, che sarebbe solo una piattaforma consultiva.

Ed è qui che l’operazione fumo e specchi dei media va in frantumi. Perché la piattaforma di Minsk non è affatto consultiva, è la principale piattaforma di negoziazione che deve consentire l’attuazione degli Accordi di Minsk! È il leitmotiv dell’Ucraina dall’ascesa al potere di Zelenskyj far credere che i negoziati debbano svolgersi nel Formato Normandia e non nella piattaforma di Minsk, al fine di coinvolgere la Russia (che è solo un mediatore a Minsk, come l’OSCE, ma che è una delle parti interessate nel Formato Normandia).

Quando si afferma di voler risolvere pacificamente il conflitto nel Donbass, si dovrebbe evitare di affermare pubblicamente che si considera la piattaforma di negoziazione “consultiva”, che ci si rifiuta di tornare a Minsk per negoziare una volta che le misure di quarantena saranno revocate ed evitare di sbattere la porta ai negoziati con falsi pretesti. Ciò darebbe più credibilità alla dichiarazione.

Lo stesso vale per la dichiarazione della portavoce di Zelenskyj. Osare affermare che “l’Ucraina non può semplicemente attaccare il proprio territorio e non può combattere la propria popolazione”, quando questo è esattamente ciò che Kiev ha fatto negli ultimi sette anni nel Donbass, richiede una buona dose di nervi e ipocrisia!

Questa è una menzogna così enorme che Sergej Lavrov, il ministro degli Esteri russo [in russo], l’ha denunciata come tale dall’Egitto, dov’era in visita.

Kiev ha attaccato la sua stessa popolazione dopo la “rivoluzione della dignità” e da allora ha intrapreso una guerra contro i propri cittadini, definendoli terroristi, mentre i residenti del Donbass non hanno attaccato nessuno nel resto dell’Ucraina”, ha detto il ministro.

Come risultato di tutte queste menzogne, le dichiarazioni dei funzionari ucraini sulla richiesta di Zelens’kyj di colloqui con Vladimir Putin e la preparazione di un imminente vertice nel Formato Normandia hanno dovuto essere commentate dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov al fine di distinguere tra verità e falsità [in russo].

Per quanto riguarda l’affermazione di Julija Mendel, secondo cui Zelenskyj aveva chiesto di discutere l’escalation del conflitto nel Donbass con Vladimir Putin, Peskov ha smentito un’altra menzogna affermando di non aver ricevuto nessuna richiesta recente per tale discussione.

Ha confermato, tuttavia, che i consiglieri politici dei quattro paesi del Formato Normandia stavano lavorando attivamente per preparare un nuovo vertice [in russo], ma ha aggiunto che le discussioni erano molto difficili e che era necessaria pazienza. Inoltre, la Russia chiede ancora che almeno una parte dell’accordo raggiunto nell’ultimo vertice sia attuato prima che si possa prendere in considerazione un nuovo incontro del Formato Normandia.

Tuttavia, i fatti sul campo e le dichiarazioni di alcuni politici ucraini non suggeriscono che l’Ucraina si stia muovendo verso l’attuazione dell’accordo.

In effetti, un deputato del partito di Zelenskyj, Jurij Misyagin, ha pubblicato un post su Facebook in cui elogiava il fatto che per la prima volta un drone turco Bayraktar TB2 volasse verso la zona di conflitto nel Donbass (per una missione di ricognizione), e ha invitato la Russia a rimpatriare le armi che si trovano nella DPR e nella LPR prima che i droni turchi le distruggano, come hanno fatto con l’equipaggiamento militare in Nagorno Karabakh! Se è con i droni Bayraktar che l’Ucraina intende risolvere pacificamente il conflitto del Donbass, penso che sia ora che i funzionari ucraini controllino il significato dell’avverbio “pacificamente”, perché ovviamente non abbiamo la stessa definizione!

La Repubblica popolare di Donetsk (DPR), abituata a vuote dichiarazioni dei politici ucraini, non si è lasciata ingannare da questi ultimi ed ha apertamente espresso il timore che l’Ucraina bloccherà la prossima riunione del Gruppo di Contatto Trilaterale, che dovrebbe aver luogo questa settimana, a causa delle sue richieste per il ritiro di uno dei membri della delegazione della DPR.

Questo timore sembra giustificato, visto che ieri l’esercito ucraino ha violato otto volte il cessate il fuoco nella DPR e ha sparato 66 colpi contro il territorio della repubblica, di cui 15 colpi da 120 mm e 8 colpi di mortaio sulla sola Gorlovka.

Il fatto che l’Ucraina non sia ancora in grado di attuare il primo punto degli Accordi di Minsk, vale a dire il cessate il fuoco, dimostra chiaramente che le recenti dichiarazioni dei politici ucraini non sono altro che menzogne volte a far sembrare Kiev migliore.

L’arrivo dei droni Bayraktar nel Donbass, e i continui bombardamenti, dimostrano che l’Ucraina non ha cambiato rotta nonostante gli avvertimenti della Russia. Con queste belle e pacifiche dichiarazioni, Kiev sta solo cercando di migliorare la propria immagine nei media per far sembrare che sia vittima di un attacco da parte della Russia quando l’Ucraina riaprirà il conflitto nel Donbass.

Le dichiarazioni bellicose dei funzionari ucraini non si adattavano bene all’immagine di una vittima di aggressione. Ora è stato corretto, e l’Ucraina può continuare a preparare la sua offensiva, mentre indossa in pubblico la maschera della risoluzione pacifica del conflitto per farsi bella. L’ipocrisia al suo meglio…

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Articolo di Christelle Néant pubblicato su Donbass Insider il 14 aprile 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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