Antony Beevor è “stupito” dal motivo per cui l’Ucraina avrebbe vietato il suo libro di storia sulla fondamentale battaglia della Seconda Guerra Mondiale

Lo storico britannico Antony Beevor è rimasto “sbalordito” dal motivo per cui l’Ucraina avrebbe bandito il suo libro di storia bestseller “Stalingrado [pubblicato in Italia da Rizzoli].

Si potrebbe pensare che, come storico, fosse a conoscenza del fatto che i roghi di libri, e altri blocchi all’accesso alle informazioni, sono una tattica comune dei regimi totalitari nel corso della storia.

L’Ucraina non sarà totalmente totalitaria nell’ambito del controllo governativo – principalmente a causa della mancanza di organizzazione, non di motivazione, ma a Kiev ci sono certamente elementi fascisti al potere.

L’Ucraina ha già messo al bando leggende popolari, storie e cartoni animati sul santo Il’ja Muromec, un antico guerriero sepolto a Kiev.

Sarebbe come se la Grecia vietasse il film Hercules della Disney perché “anti-ellenico”.

Di seguito è riportato l’articolo completo di Radio Liberty. Anche se Radio Liberty non è decisamente filo-russa, parla di quanto siano evidenti il fascismo e la corruzione in Ucraina, e persino i media anti-russi finanziati dagli Stati Uniti ne stanno parlando.

Questo, insieme all’apparente sincera sorpresa dello storico, dimostrano solo che i media tradizionali stanno solo iniziando a capire ciò che i media russi stanno cercando di avvertire riguardo all’Ucraina dal 2014.

Lo storico britannico e autore di best-seller Antony Beevor dice di essere sbalordito dalla decisione delle autorità ucraine di vietare l’importazione di una traduzione russa del suo pluripremiato resoconto di un importante punto di svolta nella Seconda Guerra Mondiale, e che si aspetta scuse.

“Devo dire che sembra assolutamente sorprendente”, ha detto a RFE/RL il 17 gennaio in risposta al rifiuto dell’Ucraina di consentire l’importazione di 30.000 copie del suo libro, Stalingrado. “Non c’è certamente nulla di intrinsecamente anti-ucraino nel libro”.

Il Comitato Statale per la Televisione di Stato e la Radiodiffusione ha annunciato il bando [in ucraino] della traduzione russa di Stalingrado insieme ad altri 24 libri, in maggioranza di autori russi, tra cui il romanziere Boris Akunin, lo storico Boris Sokolov e il sacerdote Ortodosso russo ultraconservatore Vsevolod Čaplin.

Kiev ha imposto bandi mediatici e altri divieti per contrastare una presunta campagna di informazione proveniente da Mosca, mentre i combattimenti tra separatisti sostenuti dalla Russia e le forze filogovernative nell’Ucraina orientale si avvicinano ai quattro anni di un conflitto che ha ucciso più di 10.300 persone.

Il libro di Beevor è un tuffo in profondità in una delle battaglie più brutali della storia, la Battaglia di Stalingrado, quando l’Armata Rossa e i cittadini sovietici lottarono contro l’avanzata delle truppe naziste per mantenere il controllo sovietico sulla simbolicamente e strategicamente importante città del sud della Russia, ora ribattezzata Volgograd.

Il capo del dipartimento licenze e controllo della distribuzione del Comitato Statale per la TV di Stato e la Radiodiffusione, Serhiy Oliyinyk, ha dichiarato al servizio ucraino di RFE/RL che “diversi paragrafi non ci hanno permesso di consentire [l’importazione di] questo libro” e ha accusato Beevor di essere caduto in una “provocazione” che non è mai stata confermata dagli inquirenti per i crimini di guerra dopo il conflitto.

Ha citato un passaggio che presumibilmente affermava che “dei nazionalisti ucraini vennero incaricati di fucilare i bambini” per “risparmiare i nervi dei membri degli SS-Sonderkommando”, un riferimento alle unità per i lavori forzati costituite da prigionieri dei campi di sterminio.

“Non siamo a conoscenza di fatti simili in fase di revisione presso il tribunale di Norimberga. È una provocazione”, ha detto Oliyinyk. “Quando abbiamo controllato le fonti che usava, abbiamo scoperto che usava le relazioni del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni. È stato sufficiente discutere la questione nel consiglio di esperti e siamo felici che ci abbiano sostenuto”.

In una e-mail a RFE/RL, Beevor ha detto che la dichiarazione di Oliyinyk è falsa, e che la fonte del rapporto era un ufficiale anti-nazista molto rispettato, il Colonnello Helmuth Groscurth, che fu testimone delle atrocità e che le ha riferite ad un altro ufficiale tedesco. Ha detto che questi dettagli sono stati raccontati in un libro scritto da Groscurth e pubblicato nel 1970.

“All’epoca scrisse a sua moglie, così sconvolto da ciò a cui aveva assistito: “Non possiamo e non dobbiamo permetterci di vincere questa guerra””, ha detto Beevor nella sua e-mail. “Mi aspetto delle scuse immediata da parte di Oliyinyk e una revoca della decisione del “consiglio di esperti””.

La pubblicazione di Stalingrado nel 1998 seguì a breve distanza il nuovo accesso per gli studiosi occidentali agli archivi sovietici dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Il libro incorporava [in inglese] “fonti primarie mai usate prima”, secondo il suo editore britannico, “inclusi i rapporti sulle diserzioni e le esecuzioni degli archivi del Ministero della Difesa russo, documenti tedeschi catturati, interrogatori di prigionieri, diari privati ​​e lettere di soldati di entrambe le parti, rapporti medici e interviste a testimoni chiave e partecipanti”.

Stalingrado ha vinto prestigiosi premi tra cui il Samuel Johnson Prize, il Wolfson History Prize e l’Hawthornden Prize.

Il gruppo Human Rights con base a Charkiv, in Ucraina, ha descritto [in inglese] il bando contro il “famoso storico inglese e altri autori” come “sconcertante”.

Beevor ha ricordato a RFE/RL un passaggio del libro in cui “Penso che un ufficiale tedesco, interrogato, abbia osservato quanto fossero inaffidabili i loro alleati romeni e, per quanto ricordo, una specie di ufficiale russo ha detto qualcosa al riguardo, “Oh beh, probabilmente sono come i nostri ucraini”, sottintendendo che non combattevano bene come i russi. Ma questa era solo una frase del periodo, e non riesco a immaginare nessuna organizzazione governativa che la consideri seriamente o come una ragione per vietare un libro”.

I critici hanno avvertito [in inglese] che i bandi dei libri delle autorità ucraine, spesso in connessione con accuse secondo le quali le opere promuovono il separatismo o l’odio, sono una “brutta china”. Anche i film di produzione russa, le serie televisive e altri progetti culturali sono stati vietati [in inglese].

Beevor ha detto di essere rimasto colpito dalla conferma del divieto, che inizialmente aveva liquidato come possibile disinformazione nel contesto delle relazioni ucraino-russe.

“Sembra che sia stato prima di tutto riferito, se è la parola giusta, da Sputnik o un altro sito, il che aveva, diciamo, degli elementi piuttosto discutibili che potrebbero essere spesso notizie false”, ha detto Beevor a RFE/RL, “e ho pensato che si trattasse di bufale provenienti dalla parte russa”.

Ha anche espresso dubbi sul fatto che errori o false dichiarazioni possano essere stati introdotti nella versione russa colpita dal divieto di importazione ucraino, citando l’approccio minuzioso dell’editore Azbooka-Atticus, una joint venture tra la francese Hachette e il gruppo A&NN di Aleksandr Mamut.

Dopo aver scartato una traduzione imperfetta di un altro editore, Beevor ha detto che Azbooka-Atticus “pensava che fosse davvero necessaria una traduzione adeguata, e lo hanno tradotto di nuovo dall’inizio”.

“Sarei molto sorpreso se qualcosa fosse stato fatto pendere dalla parte russa o qualcosa sia stato distorto, perché sono degli editori estremamente responsabili”.

In un’intervista del 2012 [in inglese], Beevor ha dichiarato a RFE/RL che pensava che libri come il suo contribuissero a una maggiore comprensione del Fronte Orientale della Seconda Guerra Mondiale, in particolare tra gli occidentali abituati a concentrarsi sul Fronte Occidentale.

La notizia del bando sul libro di Beevor da parte di funzionari della regione russa di Sverdlovsk è emersa nel 2015 [in inglese].

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Articolo di Nick Ivanov pubblicato su Russia Feed il 20 gennaio 2018.

Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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