L’ex ambasciatore degli Stati Uniti a Kiev John Herbst ha trasmesso in televisione il suo scetticismo sul percorso dell’Ucraina verso l’adesione alla NATO. Parlando alla TV ucraina Apostrophe, ha espresso la sua convinzione che l’Ucraina non diventerà un membro della NATO entro il prossimo decennio.

“Non vedo un’adesione dell’Ucraina alla NATO nemmeno fra cinque anni, neanche fra 10 anni. Certo, se qualcosa cambiasse radicalmente, allora forse. Ma senza tali cambiamenti, non la vedo”, ha detto Herbst.

Ha spiegato che nonostante il presidente Joe Biden voglia vedere l’Ucraina diventare un membro della NATO, gli Stati Uniti non possono agire unilateralmente contro i loro alleati europei in questa materia, soprattutto perché la maggior parte crede che l’Ucraina non dovrebbe essere nel blocco. La maggior parte dei paesi europei non vuole ereditare le questioni geopolitiche che l’Ucraina ha istigato contro la Russia poiché dovrebbe affrontare le conseguenze dirette di un’ipotetica guerra in Europa, cosa che gli Stati Uniti non vogliono.

In precedenza, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha affermato che Biden ha sostenuto le aspirazioni dell’Ucraina a diventare un membro della NATO, ma ha aggiunto che la decisione non è di quelle che gli Stati Uniti possono prendere unilateralmente. Tuttavia, Zelenskyj si sentirebbe ancora deluso dal momento che Kiev ha intrapreso da tempo riforme per aderire alla NATO, anche molto prima che lui stesso salisse alla presidenza.

All’inizio di gennaio, il ministro della Difesa ucraino Andriy Taran ha firmato l’ordine di introdurre i codici di rango militare della NATO per l’esercito ucraino. La transizione ha lo scopo di modernizzare il sistema di gestione della carriera militare dell’epoca sovietica per renderlo compatibile con il sistema operativo della NATO. Kiev spera che piccoli passi come questo, siano la strada giusta verso l’adesione alla NATO.

La rivista Politico ha osservato che un emendamento al disegno di legge sulla Difesa per l’anno fiscale 2022 ha esortato l’amministrazione Biden a trasferire sistemi di difesa aerea o antimissile in Ucraina. Secondo la pubblicazione, il sistema di difesa missilistico tattico israeliano, l’Iron Dome, potrebbe essere schierato in Ucraina. Una fonte della Camera dei Rappresentanti ha affermato che Washington ha preso atto di una dichiarazione di Taran sulla necessità di Kiev di un nuovo sistema di difesa aerea come l’Iron Dome. La pubblicazione con sede ad Arlington ha affermato che un’acquisizione ucraina del sistema Iron Dome aumenterà le tensioni che Kiev e Washington hanno con Mosca.

“Tatticamente non sarebbe efficace a corto raggio, o sulla linea di contatto, perché questo sistema verrebbe battuto sul tempo molto rapidamente dai sistemi russi a lancio multiplo”, ha affermato Michael Kofman, direttore del programma Russia Studies presso il think tank CNA, a Politico. “Ma potrebbe essere in grado di intercettare razzi a lungo raggio, cosa che potrebbero consentire alla batteria di difendere un sito critico o un centro di comando” nell’Ucraina orientale.

Nell’ottobre 2019, il generale di brigata americano Brian Gibson ha affermato che l’Iron Dome “fa cose incredibili” e che l’esercito degli Stati Uniti ha bisogno di un proprio complesso mobile simile che faccia parte di un Sistema di Comando di Battaglia Integrato di difesa missilistica e aerea (IBCS) [Integrated Air and Missile Defense Battle Command System] – un sistema di comando e controllo che assicuri l’interazione con altri elementi dei sistemi antimissile e di difesa aerea.

Tuttavia, Seth J. Frantzman, analista di affari mediorientali presso il Jerusalem Post, ritiene che “l’Iron Dome non durerà per sempre”. Si ricorda che di recente, nel maggio 2021, durante gli scontri Israele-Gaza, l’Iron Dome non solo si è messo in mostra perché non è riuscito ad intercettare molti degli oltre 4.300 razzi e missili lanciati da Hamas e dal Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, ma anche per il fatto che costa una fortuna, in quanto ogni intercettamento è compreso tra i 100.000 e i 150.000 dollari. Frantzman spiega che l’Iron Dome potrebbe “non essere sufficiente per ostacolare grandi volumi di razzi” da Gaza in futuro perché “c’è un picco strategico per questa tecnologia” che “Israele non ammetterà”. Come ha sottolineato, l’Iron Dome “non è una bacchetta magica per vincere una guerra o scoraggiare un nemico”.

Quindi mette in discussione il motivo per cui l’Iron Dome viene suggerito come un modo per integrare ulteriormente l’Ucraina nelle fila della NATO, soprattutto perché Israele stesso non è un membro della NATO. Se gli esperti israeliani avvertono che “l’Iron Dome non durerà per sempre”, anche contro il modesto arsenale di un gruppo militante, che possibilità avrebbe il sistema contro una raffica di armi russe avanzate, in un’ipotetica guerra?

L’intercettore Tamir e il suo lanciatore sono componenti critici dell’Iron Dome, e circa il 75% di questo componente è prodotto negli Stati Uniti. Pertanto, la richiesta dell’Ucraina per l’Iron Dome segnala che il paese sta adottando tutte le misure necessarie per massimizzare le possibilità di essere accettato nella NATO acquistando equipaggiamenti militari di produzione americana, anche se gli esperti avvertono che questo particolare sistema è sull’orlo dell’obsolescenza.

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Articolo di Paul Antonopoulos pubblicato su Infobrics il 17 settembre 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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