L’Ucraina ha ereditato dall’Unione Sovietica un articolato programma nucleare a scopi civili che dispone di quattro centrali con quindici reattori. Una di queste è la più grande d’Europa e la terza del mondo. A quelle operative si deve poi aggiungere la centrale di Chernobyl.

L’Ucraina è lacerata da una guerra civile: si tratta della prima volta che un conflitto coinvolge uno stato in cui si trovano centrali nucleari. Al momento i combattimenti (ad eccezione di un singolo episodio) non hanno toccato gli impianti, ma si deve tuttavia prestare la massima attenzione allo sviluppo degli eventi.

Le centrali sono tutte di proprietà statale e sono state costruite in epoca sovietica. Queste avrebbero una vita programmata di circa 30 anni, al momento ben 7 reattori stanno continuando ad operare oltre il periodo previsto nel progetto.

Il 64% dell’energia elettrica ucraina è prodotta attraverso centrali termoelettriche con combustibili fossili e il 24% proviene da centrali nucleari. Le centrali a combustibili fossili sono generalmente alimentate a carbone che per lo più proviene dalle regioni del Donbass. In pieno contrasto con i propri interessi nazionali, l’Ucraina ha imposto un feroce blocco commerciale al Donbass e quindi non può più ricevere il carbone per alimentare le proprie centrali. Questa insensatezza ne ha generata una ancora più grave: portare nuovamente in auge un programma nucleare che era in via di abbandono.

In Ucraina il programma nucleare di fatto è fermo al periodo sovietico e, sebbene all’interno delle centrali siano stati costruiti alcuni nuovi reattori, questi sono comunque realizzati sulla base di tecnologie estremamente obsolete. Ma soprattutto gli impianti sono vecchi e circa la metà dovrebbero essere già chiusi perché hanno superato l’operatività programmata. Eppure questi reattori continuano a essere utilizzati, lo Stato si auto-assegna autorizzazioni per tenere in attività gli impianti, un conflitto d’interessi che potrebbe divenire catastrofe. Gli impianti possono funzionare in sicurezza solo per il periodo di vita programmato, dopo diventano estremamente pericolosi. Sulla sicurezza non si può transigere.

Ovviamente questo folle gioco l’Ucraina non se lo potrebbe permettere senza adeguate coperture. Diversi paesi occidentali le hanno destinato cospicui aiuti per l’ammodernamento degli impianti, ma come al solito non si è trattato di un gesto disinteressato: ora l’Ucraina ha come partner commerciali nel settore nucleare delle compagnie occidentali. Ciò potrebbe sembrare una questione interna all’Ucraina che non dovrebbe interessare nessun altro, ma non è così perché si tratta di un qualcosa che può condizionare i destini dell’umanità. L’Ucraina non acquista più il combustibile nucleare che era previsto per quei tipi di reattori (prodotto in Russia), ma ne prende di simile prodotto da industrie americane e giapponesi. I reattori non sono progettati per utilizzare quel combustibile e gli effetti potrebbero essere catastrofici. Si pensi che già nella Repubblica Ceca (dove sono presenti degli impianti analoghi a quelli ucraini) si era provato ad effettuare questo cambio, ma nel 2006 il progetto venne accantonato. Ora l’Ucraina sta conducendo degli scellerati esperimenti su vecchi impianti al fine di poterli adattare al nuovo tipo di combustibile. Anche l’incidente di Chernobyl fu innescato da un esperimento.

Con un’automobile si può fare rifornimento in un qualsiasi distributore, ma con una centrale nucleare le cose sono decisamente più complesse, va usato solo il combustibile prescritto dal costruttore dell’impianto.

In Ucraina si sta facendo un qualcosa che l’espressione “giocare con il fuoco” non rende a pieno, stanno nuovamente mettendo a repentaglio le esistenze di milioni di persone.

Quando si parla di energia nucleare non si può evitare di affrontare anche il problema delle scorie. Finora l’Ucraina le ha inviate in Russia per trattarle e stoccarle, ma nel clima conflittuale degli ultimi anni ha smesso di pagare per il servizio, quindi si può ritenere plausibile che in futuro si debba cercare una soluzione alternativa. In teoria si sta approntando un sito di stoccaggio nei pressi di Chernobyl, che seppur in territorio ucraino è al confine con la Bielorussia, che non ha accolto con entusiasmo la notizia (oltretutto il luogo si trova a 70 km da Kiev e a ridosso del fiume Dnieper, che rifornisce d’acqua metà del paese). A prescindere da ciò il problema maggiore è che il sito si trova in una zona già ampiamente contaminata, quindi eventuali perdite radioattive potrebbero non essere individuate tempestivamente.

Ci si deve pertanto domandare se l’Ucraina sia davvero in grado di gestire in sicurezza il proprio apparato nucleare. Fa esperimenti spregiudicati e non è pronta a gestire in maniera adeguata le scorie.

L’Ucraina è immatura, mischia in maniera infantile oggettivi temi di sicurezza con aspetti geopolitici. Non riesce a capire che si sta spingendo decisamente oltre il limite del buon senso. A questo punto, in nome della sicurezza dell’umanità, la comunità internazionale dovrebbe far sentire la propria voce per mettere ordine nel programma nucleare ucraino.

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Articolo a cura di Alberto Fazolo per SakerItalia.it

 

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