L’ultimo rapporto di un’indagine a guida olandese sull’abbattimento di un aereo di linea malese nel 2014, che getta la colpa sulla Russia, segue lo stesso dileggio riprovevole di un giusto processo della vicenda dell’avvelenamento Skripal.

Nessuna prova credibile è mai stata presentata. Le accuse contro la Russia si basano in gran parte su accuse e insinuazioni. E nonostante le gravi implicazioni per gli imputati, alla Russia non è permesso accedere al fascicolo investigativo in modo indipendente per organizzare una difesa adeguata contro le accuse.

Questo è lontano dallo standard di un processo legale giusto. Ironicamente, da parte di governi occidentali che pretendono di essere paragoni di legge e giurisprudenza. È più simile ad un interrogatorio in cui la colpevolezza viene presunta sin dall’inizio, e dove i giudici pendono pesantemente a favore degli accusatori.

Il Joint Investigation Team (JIT) a guida olandese ha rilasciato [in inglese] conclusioni aggiornate alla sua indagine di quasi quattro anni sul disastro aereo. Il 17 luglio 2014, l’MH17 malese si è schiantato mentre era in transito nello spazio aereo sopra l’Ucraina orientale nella sua rotta verso Kuala Lumpur da Amsterdam. Tutte le 298 persone a bordo sono state uccise. La maggior parte delle vittime erano cittadini olandesi, malesi e australiani.

Una spiegazione plausibile per l’abbattimento è che l’aereo sia stato colpito da un missile terra-aria. La grande domanda è chi ha sparato il missile, dato che la regione ucraina è stata teatro di intensi combattimenti tra le forze del regime di Kiev sostenuto dagli occidentali, e i ribelli filo-russi.

I media e i governi occidentali hanno immediatamente cercato di incolpare del massacro i ribelli sostenuti dalla Russia. Con una dubbia estensione, il Presidente Vladimir Putin è stato denigrato in alcuni media come responsabile delle morti.

La Russia ha negato con veemenza di avere alcun coinvolgimento nell’incidente. In effetti, Mosca ha detto che crede che siano state le Forze Armate di Kiev ad aver sparato il missile.

I ribelli nella regione del Donbass questa settimana hanno di nuovo ribadito di non essere responsabili, dal momento che non possedevano tali sistemi d’arma contraerei ad alta quota.

L’indagine del JIT in precedenza aveva riferito che l’arma era un missile Buk di fabbricazione sovietica. Questa settimana, gli investigatori hanno alzato drasticamente la posta affermando che il missile apparteneva ad una brigata antiaerea russa con sede a Kursk, nel sud-ovest della Russia. La squadra a guida olandese afferma che la 53a Brigata ha trasportato il sistema Buk oltre confine in Ucraina. Sostiene che il convoglio sia tornato in Russia poco dopo l’abbattimento dell’aereo. La squadra olandese lascia aperta la possibilità che l’arma possa essere stata sparata da un’altra parte, ma l’implicazione è la colpevolezza russa.

Come col caso Skripal, che ha riguardato il presunto avvelenamento di un ex doppio agente russo, Sergej Skripal, e sua figlia in Inghilterra il 4 marzo, il caso MH-17 è stato pregiudicato fin dall’inizio dalle accuse selvagge di colpevolezza della Russia.

A pochi giorni dal presunto avvelenamento degli Skripal a Salisbury, il governo britannico ha accusato la Russia di aver condotto un tentativo di omicidio. Non ci sono mai state prove verificabili presentate dalle autorità britanniche a sostegno delle loro affermazioni sensazionalistiche. Il trucco sembra consistere nell’arrivare ad un verdetto di colpevolezza prima che qualsiasi dovuto processo possa avere luogo.

Proprio come nel caso del disastro dell’MH17. I militanti sostenuti dalla Russia o la Russia stessa sono stati etichettati come colpevoli sin dall’inizio. Tutti i procedimenti successivi sembrano essere votati esclusivamente a “provare” la conclusione scontata.

Un’ulteriore somiglianza in questo processo inquisitorio è che gli investigatori russi sono stati esclusi dalla ricerca di informazioni multilaterale. Il JIT a guida olandese è fortemente dipendente dall’intelligence segreta della NATO. Più inquietante è il fatto che il regime di Kiev, che dovrebbe essere trattato come una delle parti sospette, sia stato autorizzato a contribuire ai risultati del rapporto. Si tratta di un’incredibile parzialità, visto l’enorme incentivo per Kiev e i suoi sostenitori della NATO a incolpare la Russia o i ribelli filo-russi.

Rispondendo al rapporto di questa settimana, il Presidente Putin ha giustamente affermato che la Russia non può riconoscere le accuse perché gli è stato costantemente negato un accesso equo ai fascicoli investigativi. Il presidente russo ha detto, tuttavia, che la Russia era disposta a partecipare ad una indagine aperta e trasparente.

Di nuovo, questo è analogo all’affare Skripal. Mosca si è ripetutamente offerta di condurre un’indagine congiunta e contribuire a chiarire cosa è realmente accaduto all’ex spia e a sua figlia. Ma le autorità britanniche si sono continuamente rifiutate di includere investigatori russi.

Per quanto riguarda la mancanza di prove concrete, gli inglesi hanno basato le accuse tendenziose contro la Russia in gran parte sulla presunta scoperta di un’arma chimica di epoca sovietica. Nel caso MH17, gli investigatori a guida olandese stanno incriminando la Russia sulla base della presunta affermazione secondo cui il missile era un sistema Buk di fabbricazione sovietica. Questa è un’estrapolazione molto elastica.

Le forze del regime di Kiev sono in possesso di missili Buk risalenti a quando l’Ucraina era una repubblica sovietica, prima del 1991. È del tutto plausibile che le sue forze avrebbero potuto sparare l’arma che ha condannato l’aereo di linea.

Infatti, questa settimana i militari russi hanno detto [in inglese] che le immagini video presentate dalla polizia olandese sul presunto involucro del missile Buk indicano che il modello risale al periodo pre-1991. Se è così, bisogna chiedersi perché una brigata moderna di alto livello della difesa russa abbia dovuto usare missili relativamente vecchi se fosse stata coinvolta, come sostiene il rapporto della JIT.

Il Ministero della Difesa russo ha detto: “Uno degli argomenti che gli investigatori hanno usato per sostenere le loro accuse, secondo le quali l’esercito russo potrebbe essere stato coinvolto nella tragedia, è stato un frammento del motore del missile Buk mostrato in una conferenza stampa. Il numero di serie indica inequivocabilmente che il motore è stato fabbricato in Unione Sovietica nel 1986”.

Oltre all’esclusione senza precedenti della partecipazione della Russia a quello che è stato un disastro internazionale ai suoi confini, il JIT ha omesso anche dati potenzialmente cruciali, come le comunicazioni radar e del traffico aereo, secondo Mosca. Il JIT inoltre non ha indagato sul perché le autorità di Kiev, che avevano il controllo operativo sulle rotte aeree, abbiano permesso alla sfortunata compagnia aerea di attraversare quella che allora era una zona di guerra.

Il Washington Post ha riportato [in inglese]: “Gli investigatori hanno presentato giovedì solo video e prove fotografiche open source [a disposizione di tutti, senza diritti] a sostegno della loro conclusione che il missile proveniva da un sistema antiaereo militare russo. Alcune parti delle prove erano già state riportate dal gruppo di ricerca Bellingcat. Ma il gruppo investigativo internazionale ha affermato che i suoi risultati erano indipendenti, e che possedeva informazioni aggiuntive per rafforzare le sue conclusioni che avrebbe annunciato solo in eventuali procedimenti giudiziari”.

Questa è un’ammissione sorprendente. I “video open source” di un presunto convoglio di Buk costituiscono difficilmente una prova credibile a sostegno delle gravi affermazioni fatte contro la Russia.

Anche la menzione dell’utilizzo del Bellingcat come fonte è profondamente preoccupante. Questo sedicente “gruppo di esperti” di investigatori dilettanti con base in Inghilterra, diretto da Eliot Higgins, ha notoriamente collaborato con l’intelligence militare occidentale per incolpare le forze dello stato siriano e la Russia di presunte atrocità. È specializzato nella vendita di video falsi come quelli usati dagli affiliati dei terroristi, i Caschi Bianchi. Tutto ciò a cui il Bellingcat da il proprio nome deve essere trattato con derisione, non con deferenza come hanno fatto i pubblici ministeri olandesi.

Si noti anche come il JIT affermi di avere “ulteriori informazioni” che dice che presenterà in un futuro processo. Questo non è accettabile. Sta facendo accuse e insinuazioni molto gravi contro la Russia nel presente, basate su video non credibili.

Inoltre, i governi olandese e australiano stanno facendo passi in avanti con minacce di incriminazione del governo russo e chiedono a Mosca il risarcimento economico per le famiglie delle vittime dell’incidente.

Queste spericolate posizioni contraddittorie stanno creando un nuovo conflitto geopolitico con la Russia basato su pregiudizi e dicerie. Dopo il disastro aereo del 2014, gli Stati Uniti e l’Europa hanno imposto una serie di sanzioni economiche alla Russia, senza alcun fondamento. Dopo il rapporto del JIT di questa settimana si è creato un precedente per ulteriori sanzioni.

Proprio come col caso Skripal, che ha portato a 150 diplomatici russi espulsi da dozzine di paesi solo sulla base delle dichiarazioni britanniche, i governi e i media occidentali stanno nuovamente ritenendo Mosca colpevole della tragedia dell’MH17, senza alcuna prova o giusto processo.

Lo stesso si può dire per quanto riguarda tutta una serie di campagne mediatiche anti-russe: presunte interferenze elettorali negli stati occidentali; presunto doping sportivo olimpico, presunti attacchi informatici; presunta aggressione contro l’Europa; presunte violazioni in Siria; e così via.

Non c’è un giusto processo qui. L’unico processo in corso è una provocazione estrema e inesorabile nei confronti della Russia.

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Articolo di Finian Cunningham pubblicato su Strategic Culture il 28 maggio 2018.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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