Un evento interessante si è verificato durante questo terzo fine settimana di febbraio. Il Ministro della Difesa ucraino ha affermato che non è appropriato parlare di un’imminente invasione russa, contrariamente a gran parte del discorso egemonico nei media occidentali. In effetti, col passare del tempo, diventa più difficile sostenere la narrativa anti-russa secondo cui Mosca si sta preparando a iniziare una guerra in qualsiasi momento, il che porta i funzionari a cercare altri argomenti per giustificare le loro misure.

Durante un discorso, domenica 20 febbraio, il Ministro della Difesa ucraino, Alexey Reznikov, ha commentato di non ritenere opportuno dire che in questi giorni sta per verificarsi un’invasione russa, come ha affermato Washington nelle ultime settimane. Queste sono state alcune delle sue parole: “Oggi, a partire da quest’ora, la Russia non ha ancora formato una forza d’attacco in nessuna città dove circonda l’Ucraina. Pertanto, secondo me è inappropriato parlare di un attacco domani o dopodomani. Ma questo non significa che i rischi siano bassi, e non significa che non ci sia alcuna minaccia. Voglio ricordare ai nostri partner che la minaccia esiste dal 2013”.

Nella stessa occasione, Reznikov ha affermato che il suo paese è “pronto” ad affrontare qualsiasi tipo di confronto con le truppe russe, il che è senza dubbio solo un modo per alleviare la paura collettiva nell’opinione pubblica, vista l’enorme differenza di potenza militare tra i due paesi. Nel bel mezzo del recente aumento delle tensioni ucraine, la possibilità di una nuova guerra ha suscitato paura, sfiducia e polarizzazione, che sono diventate un vero problema all’interno della stessa società ucraina. In questo senso, le parole del ministro possono essere interpretate come un tentativo di placare la società, sia affermando che i rischi di invasione sono inferiori a quanto “sembravano” finora, sia affermando che Kiev è preparata a questo tipo di confronto.

È interessante notare come le parole del Ministro della Difesa ucraino non rappresentino in alcun modo una rottura con il discorso occidentale – c’è solo un tentativo di renderlo più credibile, nonostante le apparenti contraddizioni. Le recenti dichiarazioni di funzionari della NATO e del governo degli Stati Uniti sull’“imminenza” di un’invasione russa hanno senza dubbio costretto la società internazionale e soprattutto il popolo ucraino in un’atmosfera di paura, ma questo effetto è temporaneo.

Con l’assenza di qualsiasi invasione, ci si aspettava che nel medio termine la paura sarebbe cessata e l’opinione pubblica avrebbe cominciato a vedere delle incongruenze nel discorso occidentale, che avrebbero potuto generare un’ondata di opposizione alle misure anti-russe. In questo senso, Reznikov ha cercato di raggiungere una via di mezzo retorica: il piano di invasione esiste, ma per ora non si metterà in moto. In un certo senso, le sue parole contraddicono il discorso dei principali leader occidentali, ma allo stesso tempo rendono più “fattibile” la narrazione del piano di invasione.

Lo stesso giorno, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatolij Antonov, ha dichiarato durante un’intervista ai media statunitensi che non vi è alcuna minaccia di guerra. Il diplomatico ha sottolineato che le truppe russe sono di stanza all’interno del territorio sovrano della Russia, mantenendosi a distanza dalle repubbliche autonome, nonostante le recenti incursioni di Kiev. Antonov ha spiegato che Mosca non rivendica la sovranità sul Donbass, quindi non c’è possibilità di intervento militare nella regione: “Non stiamo cercando di impadronirci di nessun territorio di un altro paese. Vorrei confermare che Donetsk e Lugansk fanno parte dell’Ucraina”.

I recenti attacchi a Donetsk e Lugansk portano ancora più tensioni nella situazione ucraina nel suo insieme. Kiev sta cercando di provocare una reazione russa nel Donbass, ma Mosca, nonostante sia preoccupata per la situazione umanitaria della popolazione di lingua russa, si rifiuta di agire in modo invasivo, poiché riconosce la sovranità ucraina sulle repubbliche autonome. Il governo russo continua a mantenere la sua strategia di risoluzione pacifica e legale, chiedendo che Kiev rispetti gli accordi internazionali e venga punita per i crimini contro i diritti umani che vengono commessi, senza, tuttavia, considerare alcuna forma di intervento militare.

Alla fine, le parole del diplomatico russo sembrano più credibili di quelle del ministro ucraino: questo non è un piano di invasione a lungo termine, semplicemente, un piano del genere non esiste. Ancora una volta si manovra l’opinione pubblica e si diffonderà un nuovo discorso fallace, ma ciò non cambia il fatto che non c’è futuro per questa narrazione. Ad un certo punto, non sarà più possibile utilizzare l’argomento dell’“invasione” che non si verifica mai.

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Articolo di Lucas Leiroz pubblicato su Infobrics il 21 febbraio 2022
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.
N.B. Articolo precedente il riconoscimento delle Repubbliche.

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