L’altro giorno il direttore esecutivo del gruppo “Naftogaz”, Jurij Vitrenko, ha rilasciato un’intervista che è stata immediatamente diffusa dai media ucraini e russi, e che può essere descritta solo come panico puro. Oltre alle informazioni di carattere tecnico, è interessante, in quanto riflette, per così dire, l’umore delle menti nel settore di importanza sistemica per l’economia ucraina.

Per essere assolutamente brevi e parlare del nocciolo della questione, allora si scopre che “Naftogaz” semplicemente non è pronta ad operare nel caso in cui il transito del gas russo venga terminato. Le cose qui non riguardano la malvagità russa o, peggio, l’aggressione; ma solamente che un modello puramente tecnico del funzionamento del sistema di trasmissione del gas dell’Ucraina per una tale successione di eventi, purtroppo, non esiste.

Vitrenko ha osservato che tutto ciò potrebbe realizzarsi dopo i negoziati tripartiti Ucraina-Russia-UE programmati per maggio. Il che sembra abbastanza strano, considerando che in caso di cessazione del transito del gas russo attraverso il territorio dell’Ucraina termineranno il lavoro stesso e il formato dei negoziati tripartiti. I negoziati di maggio, in generale, saranno condotti solo per quanto riguarda la continuazione del transito, ma non per quanto riguarda la sua fine inevitabile e assolutamente ingloriosa.

Come promemoria: l’attuale contratto di transito tra Gazprom e Naftogaz si conclude alla fine del 2019. Allo stesso tempo, Vitrenko è sicuro che la Russia quasi per certo smetterà immediatamente di pompare gas attraverso l’Ucraina dopo la sua scadenza, cioè durante il 2020. E il direttore esecutivo del gruppo “Naftogaz” ha certamente i motivi per pensarlo.

Ma ne parleremo di più in seguito.

Nel frattempo, ha senso ritornare direttamente all’intervista stessa.

Formalmente dice, naturalmente, che “la Russia si sta preparando per la guerra”. In Ucraina questo è stato il tema più alla moda già per cinque anni, a cui è possibile attribuire un sacco di cose interessanti. La logica che allo stesso tempo viene offerta al consumatore dell’informazione è semplice: ora i volumi di transito attraverso l’Ucraina stanno crescendo, il che, secondo Vitrenko, testimonia un eccesso di pompaggio del gas russo in depositi di gas sotterranei in Europa. Quindi, secondo lui, Mosca intende coprire anche all’inizio del prossimo anno il calo dei volumi nella fornitura di carburante per i clienti europei, a scapito del gas immagazzinato dopo la cessazione del transito.

Vale la pena riconoscere che in queste riflessioni è presente un grano di razionalità.

Ci sono alcune difficoltà con i tempi di messa in funzione della parte terrestre di entrambe le rotte “Nord Stream-2” e “Turkish” – problemi, prima di tutto, di carattere tecnico. Questa è una situazione comune quando si stanno costruendo progetti così complessi. Mosca sarebbe irragionevolmente ottimista se non fosse pronta per uno scenario del genere, con un by-pass per il sistema di transito del gas ucraino. Jurij Vitrenko, come professionista che ha lavorato nel settore per un periodo piuttosto lungo, non può non saperlo.

Ma questo, ovviamente, non significa affatto che la Russia si stia “preparando per la guerra”.

Significa solo che Gazprom tiene alla sua reputazione di fornitore affidabile, e cerca di garantire il massimo adempimento degli obblighi assunti, anche se connessi non ai problemi del fornitore, ma alla prevedibile inadeguatezza di uno dei paesi di transito.

Il rischio di fermare il transito del gas russo attraverso il territorio dell’Ucraina dopo la scadenza del contratto è molto alto. Ma non è causato da un ardente desiderio di Gazprom di opprimere l’Ucraina. Al contrario, la compagnia russa spera solo in negoziati di successo. La questione è che è semplicemente non redditizio fermare il transito ucraino.

L’opzione ideale per Gazprom è preservare il transito ucraino semplicemente sotto diverse condizioni commerciali: senza volumi e lasso di tempo garantiti, e anche con tariffe ragionevoli.

Sì, non per sempre, ma per un certo periodo di tempo. Almeno fino a quando il sistema ucraino di trasporto del gas non morirà in silenzio di morte naturale. Perché, nonostante tutte le dichiarazioni forti, nessuno dei partner stranieri di “Naftogaz” vuole darle soldi per il necessario ammodernamento dei gasdotti, mentre l’Ucraina stessa non ha il minimo richiesto di 5 miliardi di dollari.

Anche l’Europa è apertamente preoccupata per il destino dei gasdotti ucraina – e non per il grande amore verso i suoi vicini orientali. Qui, come diceva una volta il compagno Zheglov [protagonista di un film di spionaggio russo inedito in Italia], “si ama con interesse”: è solo una debolezza per il gasdotto, che gli europei vogliono avere il più possibile e il più a buon mercato possibile.

Naturalmente, è vitale preservare il transito del gas per l’Ucraina. Per Kiev è una moneta molto seria e molto necessaria.

Ma qui tutti i giocatori sono sufficientemente freddi e pragmaticamente consapevoli che con un alto grado di probabilità questo non funzionerà. Perché è brutto essere una lepre piccola e non così sovrana.

I tedeschi non difenderanno a morte il “Nord Stream-2”, nonostante tutti i costi politici. E la Russia non agisce in alcun modo per un capriccio sadico in relazione ad una giovane democrazia che combatte molto per questi notevoli “stream”. E i turchi non si limitano a bighellonare, stanno già pregustando i benefici quasi con coltello e forchetta.

Tutto ciò è stato avviato proprio perché tutti capiscono perfettamente che il sistema ucraino di transito del gas è condannato, indipendentemente dal fatto che siano costruiti o meno gasdotti alternativi. La ragione è semplice, e non è nascosta: i nostri partner transatlantici comuni hanno bisogno dei mercati europei per il loro gas liquefatto. Hanno abbastanza il possesso politico della valvola sul tubo ucraino per avere l’opportunità di chiuderla quando gli Stati Uniti saranno in grado di fornire tecnicamente all’Europa il volume di sostituzione del loro gas naturale liquefatto americano.

Nel caso in cui “Nord Stream-2” e “Turkish Stream” vengano costruiti (e ora pochissimi ne dubitano), ha senso chiudere il transito ucraino poco prima di ricevere almeno qualcosa dal mercato europeo, che è sfuggito alla cattura totale degli americani.

E il modo più semplice per farlo è nella fase di dimissioni del contratto. Non ci sarà alcun bisogno di inventare nulla, serve piuttosto per costringere la parte ucraina a stabilire condizioni che sono ovviamente inaccettabili per i russi o i loro acquirenti europei. Questo, infatti, sta già accadendo.

Ecco il perché di una tale intensità di emozioni. C’è un grande gioco in atto, si decide il destino di intere sfere dell’industria europea.

Né Vitrenko, né Kobolev, né Zelenskyj, né Poroshenko, e nemmeno l’Ucraina, che ha perso la sovranità, hanno più alcuna relazione con i procedimenti riguardanti il sistema di transito del gas ucraino.

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Articolo di Dmitrij Lekukh pubblicato su Stalker Zone il 29 aprile 2019.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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