Oggi ricorre un anniversario simbolo dell’Ucraina post Maidan: la strage di Odessa del 2 maggio 2014. I fatti e i retroscena della strage sono stati approfonditi da inchieste ampie ed esaurienti (citeremo, per tutte, quella di Pandora TV). Il piccolo contributo che Saker Italia intende offrire è quello di documentare ciò che è successo nel luogo della memoria, ovvero la Casa dei Sindacati, a partire dal 3 maggio 2014. I luoghi della memoria sono cruciali per l’elaborazione collettiva di un trauma, ed il modo con cui una comunità si rapporta alla memoria della tragedia che l’ha colpita viene espresso in maniera molto accurata da come il luogo fisico simbolo della tragedia viene rimosso o preservato. E’ per questo che vi proponiamo una carrellata delle immagini della Casa dei Sindacati, ove si consumò questo terribile eccidio, nei 24 mesi trascorsi dalla sua impunita consumazione. Perché la pietra di questo imponente e severo edificio di epoca sovietica, una costruzione che ha una sua austera bellezza, è assieme l’anima e la carne dell’Ucraina di oggi.

3 maggio 2014: sin dal il giorno dopo i fatti gli Odessiti visitano la casa per portare i fiori. La folla tenta di penetrare nell’edificio, ma un cordone di polizia le nega l’accesso.

3 maggio 2014

3 maggio 2014

5 maggio 2014 compaiono elementi che fanno pensare all’edificazione di un sacrario spontaneo. Nell’inerzia delle autorità il luogo assume l’aspetto di un monumento funebre allestito spontaneamente dal popolo per preservare il ricordo delle vittime.

5 maggio 2014

5 maggio 2014

24 maggio 2014 Mentre nel Donbass le operazioni militari assumono l’aspetto di una vera e propria guerra civile, alla vigilia delle prime presidenziali ucraine post-Maidan, davanti all’edificio compare la palizzata. La palizzata è il simbolo materiale dell’alienazione compiuta delle società ucraina, che eleva una barriera fra sé stessa ed il luogo che custodisce il ricordo dei propri antenati.

24 maggio 2014

24 maggio 2014

Il memoriale nel frattempo, ha assunto una forma stabile. Esso rappresenta la volontà sopita ma non doma, della popolazione, di riconciliarsi con la propria cultura, il proprio passato, le anime dei propri defunti. In quanto tale è intollerabile per il potere maidanista. Nella notte fra il 18 ed il 19 luglio 2014 il sacrario spontaneo di fiori, fotografie e striscioni viene rimosso da addetti della pubblica amministrazione scortati da “volontari” di Automaidan. Il 20 luglio i custodi del memoriale tentano di ricostruirlo. Sul posto ci saranno sempre fiori e piccole espressioni di memoria comune, ma il “sacrario popolare” è rimosso per sempre. Inizia un lungo periodo di “negazione ufficiale della memoria”.

La soluzione radicale sarebbe ovviamente la demolizione. C’è chi ci pensa: nel marzo del 2015 si discute della possibile ricostruzione dell’edificio. Una società di progettazione ingegneristica, “Progetto Kiev”, presenta addirittura un progetto con una proposta di edificazione di una costruzione alternativa. Nell’orrore architettonico del progetto si esprime l’orrore ideologico dell’estremismo nazionalista.

Marzo 2015: progetto di nuovo edificio

Marzo 2015: progetto di nuovo edificio

Demolito il memoriale, elevata la palizzata, qualcosa ancora non torna. L’edificio si eleva imponente dietro lo schermo e brucia i cuori degli Odessiti. Occorre andare oltre. Occorre la profanazione. Nella notte del 9 aprile 2015 incappucciati di Automaidan dipingono la palizzata di giallo e blu:

La casa dei sindacati il 10 aprile 2015 appare così. La profanazione è anche rivendicazione della strage. In realtà non serve nessuna indagine per identificare i responsabili: dal 10 aprile 2015 al 2 maggio successivo è la stessa Nuova Ucraina che firma il massacro con i propri colori squillanti. L’immagine esprime una violenza inaudita. C’è da chiedersi come qualcuno che ama la propria patria possa pensare di usare la sua bandiera per intestarle un infame eccidio:

La situazione rimane invariata fino al 2 maggio 2015, prima anniversario delle strage quando, in occasione della prima ricorrenza della strage, la palizzata viene ricoperta da un panno nero, su cui vengono esposte le immagini dei defunti, affisse dalla folla (un migliaio di persone):

2 maggio 2015

2 maggio 2015

Nel luglio del 2015 il Governatore della Regione di Odessa, il georgiano Saakashvili, annuncia che la Casa dei Sindacati sarà riconvertita a nuovo quartier generale delle marina ucraina. L’unione sindacale di Odessa fa presente che difficilmente questo potrà avvenire senza una preventiva confisca, visto che l’edificio appartiene al sindacato, non alla Pubblica Amministrazione.

Di nuovo una barriera separa la città e la nazione dalla sua anima, di nuovo la spontaneità del popolo si protende verso l’urna che custodisce la memoria degli antenati. Entrambe le fazioni sono consapevoli dell’importanza del luogo: il 2 novembre 2015, ad un anno e mezzo dalla strage, davanti alla casa si radunavano due manifestazioni: attivisti Antimaidan lasciavano fiori davanti alla palizzata, ora dipinta di nero lutto, mentre attivisti Automaidan bruciavano striscioni con le foto dei defunti:

Il 7 novembre 2015 la parte superiore della palizzata viene poi tinta di rosso. E’ il momento più buio dell’intera vicenda: per qualche giorno i colori delle milizie naziste dell’UPA, e del famigerato Schutzmanneschaft Battalion 118 che il 22 marzo 1943 arsero vivi gli abitanti del villaggio bielorusso di Khatyn, campeggiano sul luogo che aveva assistito alla “nuova Khatyn” del 2014:

I colori della "vecchia Khatyn" sul lugo della "nuova"

I colori della “vecchia Khatyn” sul lugo della “nuova”

Un’ immagine davvero agghiacciante:

novembre 2015

7 novembre 2015

Già il giorno dopo appariva la scritta “sotto questa bandiera sono stati uccisi gli Odessiti”:

8 novembre

8 novembre 2015: “Sotto questa bandiera sono stati uccisi gli odessiti”

Il 2 marzo 2016 l’Amministrazione locale interviene nuovamente e fa tinteggiare la palizzata di un grigio “neutro”.

Ed è così che la Casa dei Sindacati oggi: la palizzata grigia ed una scritta per terra: Ucraina.

aprile 2016

aprile 2016

Come una piaga che arde nella profondità della carne, come un urlo inestinguibile rivolto ai cuori degli Odessiti, degli Ucraini e degli Europei, la Casa dei Sindacati rimane una testimonianza incancellabile dell’orrore nazionalista. La sua enorme mole sovrasta tutti i tentativi di cancellarla come la vastità dei sentimenti di fratellanza, di amicizia e di affinità che lega i popoli di Russia ed Ucraina, sovrasta gli amanti del sangue, della violenza e della guerra. Gli occhi delle anime delle persone che vi furono uccise continuano a guardare dritti nei cuori dei superstiti, e nessuna barriera offre sollievo.

Un giorno, vogliamo crederlo, la Casa dei Sindacati di Odessa, sarà di nuovo aperta agli abitanti della città. Quel giorno gli Ucraini potranno superare quella grigia palizzata e tornare a visitare la loro storia e i loro defunti. Le vaste sale racconteranno ai bambini le tragedie del passato e li ammoniranno a non ripeterle. Quel giorno i fantasmi avranno riposo, e il 2 maggio sarà una festa ed un commovente ricordo, nella splendida primavera di Odessa.

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Articolo a cura di Marco Bordoni per SakerItalia.it

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