O gli Stati Uniti e la NATO ci forniranno “garanzie legali” che l’Ucraina non si unirà mai alla NATO o diventerà una base per armi che possono minacciare la Russia – oppure agiremo e lo garantiremo noi stessi.

Questo è il messaggio che sta inviando il presidente russo Vladimir Putin, sostenuto dalle 100.000 truppe che la Russia ha ammassato ai confini dell’Ucraina.

Al Cremlino la scorsa settimana, Putin ha tracciato la sua linea rossa:

“La minaccia ai nostri confini occidentali è… in aumento, come abbiamo detto più volte… Nel nostro dialogo con gli Stati Uniti e i loro alleati, insisteremo sullo sviluppo di accordi concreti che vietino qualsiasi ulteriore espansione verso est della NATO e del collocamento di sistemi d’arma nelle immediate vicinanze del territorio russo”.

E’ quasi un ultimatum. E il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha criticato il Presidente della Russia per averlo rilasciato:

“Solo l’Ucraina e 30 alleati della NATO decidono quando l’Ucraina sarà pronta per entrare nella NATO… La Russia non ha diritto di veto, la Russia non ha voce in capitolo, e non ha il diritto di stabilire una sfera di influenza cercando di controllare i propri vicini”.

Eppure, le grandi potenze hanno sempre stabilito sfere di influenza. Il presidente cinese Xi Jinping rivendica praticamente l’intero Mar Cinese Meridionale, che confina con una mezza dozzina di nazioni. Per 200 anni, gli Stati Uniti hanno dichiarato una Dottrina Monroe che rende il nostro emisfero off-limits a nuove colonizzazioni.

Inoltre, Putin vuole parlare con il vero decisore della questione se l’Ucraina si unirà alla NATO o riceverà armi che possono minacciare la Russia. E il decisore non è Jens Stoltenberg, ma il Presidente Joe Biden.

Nella crisi dei missili di 60 anni fa, gli Stati Uniti, con la “quarantena” di Cuba e la superiorità strategica e tattica nei Caraibi, costrinsero Nikita Krusciov a ritirare i suoi missili balistici a medio raggio, che potevano raggiungere Washington, lontano dall’isola di Fidel Castro.

Se non lo avesse fatto, fu fatto capire a Mosca, avremmo usato la nostra supremazia aerea e navale per distruggere i suoi missili e inviare i Marines a finire il lavoro.

Accettando una controfferta per il ritiro degli Stati Uniti dei missili Jupiter dalla Turchia, Krusciov ottemperò alla richiesta del Presidente John F. Kennedy. I missili russi sparirono. E Kennedy venne visto come un vincitore della Guerra Fredda.

Ora è a noi che viene detto di soddisfare le richieste della Russia in Ucraina, o la Russia entrerà in Ucraina e neutralizzerà la minaccia stessa.

La storia?

Quando il Patto di Varsavia crollò e l’URSS collassò tre decenni fa, la Russia ritirò tutte le sue forze militari dall’Europa centrale e orientale. Mosca credeva di avere un’intesa concordata con gli americani.

In base all’accordo, le due Germanie si sarebbero riunite. Le truppe russe sarebbero state rimosse dalla Germania dell’Est, dalla Polonia, dalla Cecoslovacchia, dall’Ungheria, dalla Bulgaria e dalla Romania. E non ci sarebbe alcuna espansione della NATO nell’Europa orientale.

Se l’America ha preso quell’impegno, è stata una promessa infranta. Infatti, nel giro di 20 anni, la NATO ha portato nell’alleanza tutte le nazioni del Patto di Varsavia, insieme alle ex repubbliche sovietiche di Lituania, Lettonia ed Estonia.

Neoconservatori e falchi Repubblicani, come il compianto John McCain, hanno cercato di portare l’Ucraina e altre due repubbliche ex-sovietiche, Georgia e Moldavia, nella NATO.

Putin, che ha prestato servizio nel KGB alla fine dell’era sovietica e definisce la disgregazione dell’URSS la “più grande catastrofe geopolitica” del XX secolo, ora sta dicendo: basta.

Traduzione: “Fino a qui e non oltre! L’Ucraina non sarà un membro della NATO o un alleato militare e partner degli Stati Uniti, né una base per armi che possono colpire la Russia in pochi minuti. Per noi, questo attraversa una linea rossa. E se la NATO procede con l’armare l’Ucraina per il conflitto con la Russia, ci riserviamo il diritto di agire per primi. Finlandizzate l’Ucraina, o lo faremo noi!”

Il problema per Biden?

In Ucraina e in Georgia, come abbiamo visto nella guerra del 2008, la Russia ha la superiorità tattica e strategica che avevamo nel 1962 a Cuba. Inoltre, mentre l’Ucraina è vitale per la Russia, non lo è mai stata per noi.

Quando il Presidente Franklin D. Roosevelt riconobbe l’URSS di Iosif Stalin nel 1933, Mosca era impegnata nella collettivizzazione forzata delle fattorie dell’Ucraina, che aveva causato una carestia e la morte di milioni di persone. Noi americani non abbiamo fatto nulla per fermarlo.

Durante la Guerra Fredda, l’America non ha mai insistito sull’indipendenza dell’Ucraina. Sebbene abbiamo festeggiato quando gli Stati Baltici e l’Ucraina si sono liberati da Mosca, non abbiamo mai considerato la loro indipendenza come interessi vitali per i quali l’America dovrebbe essere disposta ad andare in guerra.

Una guerra degli Stati Uniti con la Russia per l’Ucraina sarebbe un disastro per tutte e tre le nazioni. Né gli Stati Uniti possono garantire a tempo indeterminato l’indipendenza di un paese a 8000 chilometri di distanza, che condivide non solo un lungo confine con la Madre Russia, ma anche una storia, una lingua, una religione, un’etnia e una cultura.

Costretti a scegliere tra accettare la richiesta della Russia che la NATO rimanga fuori dall’Ucraina e l’azione della Russia, gli Stati Uniti non entreranno in guerra.

Biden dovrebbe dire a Putin: gli Stati Uniti non dovrebbero dare alcuna garanzia di guerra alla NATO perché combattano per l’Ucraina.

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Articolo di Patrick J. Buchanan pubblicato su Information Clearing House
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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