Questa settimana i media russi e ucraini sono stati in fermento per la notizia che il governo ucraino ha accettato la “Formula Steinmeier”, che ha lo scopo di aiutare a regolare il reinserimento del Donbass ribelle nell’Ucraina. I sostenitori dell’ex presidente ucraino Petro Poroshenko, così come i membri dell’estrema destra ucraina, denunciano la mossa come un tradimento. Altri, tuttavia, sperano che sia un primo passo importante verso la pace. In realtà, non credo che la decisione del governo ucraino aggiunga molto. Sicuramente è un passo avanti, ma solo molto piccolo e indegno delle denunce isteriche o del fervente ottimismo.

Gli Accordi di Minsk II del febbraio 2015 stabilivano le condizioni in base alle quali il Donbass ribelle sarebbe tornato sotto il controllo ucraino. Queste includevano un cessate il fuoco, il ritiro delle armi pesanti dalla prima linea e l’inizio di una “discussione” su come tenere elezioni nel Donbass e sulla natura delle future relazioni del Donbass con l’Ucraina. In seguito, sarebbe stata concessa un’amnistia, si sarebbero tenute elezioni, sarebbero state avviate riforme costituzionali e sarebbe stata approvata una legislazione per fornire uno status speciale alle aree controllate dai ribelli del Donbass. Il giorno dopo le elezioni, l’Ucraina avrebbe ripreso il controllo del suo confine con la Russia.

Appena accettate queste condizioni, il governo ucraino ha iniziato a fare marcia indietro, insistendo sul fatto che non avrebbe concesso uno status speciale al Donbass, e chiedendo anche che i ribelli abbandonassero le armi e che il confine venisse posto sotto il controllo ucraino prima delle elezioni. Ciò ha invertito l’ordine degli eventi richiesti dagli Accordi di Minsk. La formula Steinmeier, che prende il nome dal suo autore, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, è destinata in parte a trovare una via d’uscita da questo vicolo cieco. Dice che una volta che l’Ucraina avrà approvato una legge sullo status speciale per il Donbass, si terranno elezioni locali, e lo status speciale entrerà in vigore su base temporanea la sera delle elezioni e permanentemente una volta che l’OSCE avrà confermato che le elezioni sono state effettuate in conformità con gli standard internazionali.

Per gli ucraini dalla linea dura la formula Steinmeier è una capitolazione, poiché ammette che il Donbass dovrà ottenere uno status speciale. Tuttavia, anche se la formula verrà accettata, rimane la domanda su come e quando si terranno le elezioni in questione, e quindi si sbloccherà la situazione. E su questo il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj è stato molto chiaro: le elezioni devono aver luogo sotto la supervisione del governo ucraino, e possono aver luogo solo dopo che tutte le forze ribelli saranno sciolte e il confine tornerà sotto controllo ucraino. Zelenskyj afferma inoltre che qualsiasi status speciale per il Donbass può assumere solo la forma di una legge, non di una riforma costituzionale.

Queste condizioni sono completamente inaccettabili per la leadership ribelle e i suoi sostenitori russi. In primo luogo, i ribelli insistono sul fatto che devono avere un ruolo nello svolgimento delle elezioni, che, dicono, accetteranno solo se tenute con un sistema maggioritario e non sotto il sistema ucraino di rappresentanza proporzionale. In secondo luogo, sciogliere le loro forze armate e consegnare il confine prima che venga conferito uno status speciale equivarrebbe a completare la resa e mettere i ribelli interamente in balia di Kiev. Questo è chiaramente qualcosa che non faranno. E, in terzo luogo, lo status speciale conferito da una legge e non mediante una riforma costituzionale potrebbe essere semplicemente revocato da una maggioranza parlamentare che abrogherà la legge, una situazione che fornisce pochissime garanzie per il futuro, e questo lo rende qualcosa che è improbabile che sia accettabile.

In breve, pur accettando la formula Steinmeier, Zelenskyj ha imposto condizioni che non potranno mai metterla in pratica. Osservando questo, Serhiy Kudelia della Baylor University, osserva che Zelenskyj è “genuinamente delirante” o semplicemente farà una concessione simbolica per rimanere nella lista dei buoni dei suoi alleati europei, pur sapendo benissimo che non ne uscirà nulla.

Sospetto quest’ultima ipotesi, sebbene ritenga che possa anche essere un prodotto delle restrizioni sotto le quali Zelenskyj sta operando. Prima della decisione di questa settimana, abbiamo assistito al fiasco del Ministro degli Esteri Vadym Prystajko, che ha detto di aver accettato la formula solo perché poi il capo negoziatore ucraino, l’ex presidente Leonid Kuchma, si rifiutasse pubblicamente di farlo. Alla fine, sembra che Zelenskyj sia riuscito a far desistere Kuchma e fargli firmare il documento, ma è chiaro che anche questo piccolo passo è stato piuttosto difficile. Andare oltre richiederebbe a Zelenskyj di combattere internamente una grande battaglia politica. Non sembra che sia pronto a farlo.

Come ho detto in molte occasioni, il pacifico reinserimento del Donbass in Ucraina sarà possibile solo se Kiev farà importanti concessioni. È ovvio che ciò non accadrà tutto in una volta. Il meglio che possiamo sperare sono piccoli passi che sposteranno gradualmente Kiev nella giusta direzione. Nella misura in cui ciò costituisce un tale passo, è qualcosa di gradito. Ma non sono eccessivamente fiducioso del fatto che la situazione politica interna dell’Ucraina consentirà ulteriori mosse dello stesso tipo, almeno non per qualche tempo. Spero di sbagliarmi, ma per ora non credo che la decisione Steinmeier cambi molto. La pace rimane un sogno piuttosto lontano.

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Articolo di Paul Robinson pubblicato su Irrussianality il 2 ottobre 2019
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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