Con scomposta meraviglia i giornali  ci informano che il 21 Maggio viene arrestato dai Servizi (SBU) del governo di Kiev un giovane francese, al secolo Gregoire Moutaux, mentre si prepara ad attraversare la frontiera tra l’Ucraina e la Polonia presso la cittadina (ventimila abitanti) di Jahotyn (1) (2).

Di professione bracciante in una comunità  agricola della Lorena, presso Nant-le-Petit, il Montaux trasporta nel suo furgoncino la bellezza di due AK-47, oltre 5mila proiettili, due lanciagranate anticarro con 18 proiettili ad ogiva perforante, 125 chilogrammi di tritolo, 100 detonatori e una ventina di passamontagna.

Fin qui i fatti, o meglio quelli a cui si è dato più risalto.  Messaggio: la SBU non è una organizzazione al servizio di un governo autoritario, dedita alla persecuzione di giornalisti e alla tortura di prigionieri politici, no. La SBU sgomina i furti di arte e, nel nostro caso, difende l’ Europa dal terrorismo. Che, caso strano, è proprio il messaggio propagandistico principale della presidenza Poroshenko.

La vicenda, però, si fa curiosa quando si esaminano le versione fornite dalla parte francese e da quella ucraina.

Lo SBU per bocca di Vasily Gritsak, afferma di aver seguito l’uomo per alcuni mesi e di aver individuato non meglio precisate (come spesso accade quando è da Kiev che giungono le notizie) connessioni con la Russia, adombrando l’idea che la sostanza dei piani del Moutaux, descritto come acceso nazionalista, xenofobo e nemico dell’Islam, fosse quella di organizzare degli attentati durante Euro 2016 in Francia (ma –  curiosa ed acrobatica mancanza ed assieme dovizia di particolari –  non verso obiettivi specificatamente legati agli stadi o alle partite di calcio), dopo aver preso contatti “”with military units fighting in Donbass”. Gritsak non specifica quale sia la nazionalità delle unità militari ma non è difficile immaginarla, né è difficile immaginare perché non venga specificata.

La polizia francese, affidando le indagini all’OCLCO (Office central de lutte contre le crime organisé), polizia giudiziaria specializzata in indagini sul crimine organizzato, non sembra però aderire alle ipotesi della SBU ucraina – tra l’altro denunciando una mancanza di cooperazione dello SBU rispetto a certe legittime richieste di informazioni da parte francese –  ed è scettica sull’ ipotesi terrorismo, ritenendo che si possa trattare più probabilmente di un trafficante di armi. Durante la perquisizione della casa del giovane, la polizia francese individua possibili legami con gruppi di estrema destra, ma non con la criminalità organizzata (3).

Affilando i fatti sembra lecito poter affermare che:

  1. Lo SBU afferma che Moutaux, che per mesi ha criticato il proprio governo “sul massiccio arrivo di stranieri in Francia, la diffusione dell’Islam, il terrorismo e la globalizzazione” voglia combattere gli stessi organizzando attentati su suolo francese – oltre quindici ma non si capisce bene con il supporto di chi (se non la Russia, ça va sans dire) – e verso simboli nazionali francesi, lo stesso suolo e gli stessi simboli che come nazionalista vorrebbe, o dovrebbe voler, difendere.
  2. È possibile, per un 25enne senza apparenti legami con la criminalità organizzata, entrare in Ucraina e venire in possesso di materiale bellico con stupefacente facilità (lo SBU afferma di avere disattivato le armi prima che venissero consegnate a Moutaux ma resta il fatto che le “military units fighting in Donbass” hanno – sottobanco – acconsentito alla vendita).
  3. Dando per certo l’arresto al confine polacco, Moutaux intendeva lasciare l’Ucraina passando per la Polonia. Ora, o Moutaux è un esperto di esplosivi in grado di gestire in tranquillità il non poco tritolo e le cariche a bordo del suo furgoncino, o si aspettava aiuto oltreconfine. Chi come noi è a conoscenza dei retroscena legati ai presunti luoghi di addestramento in Polonia delle milizie pro Maidan difficilmente potrà evitare di alzare le sopracciglia.

Penseremmo – se fossimo maliziosi –  che i Servizi ucraini abbiano voluto utilizzare l’arresto –  potenzialmente in grado di svelare, e clamorosamente, certi ormai pur noti legami tra il governo di Kiev ed il mondo dell’estrema destra europea, per sminuire tali legami, suggerire in sordina che questi esistano tra i filorussi e potenziali attentatori  in Europa, ed infine gettare la scontata accusa – nihil sub sole novum –  contro Mosca.

Nell’ attesa di nuovi particolari che, emergendo dalle indagini, possano fornire maggiore chiarezza, non si può fare a meno di notare che esistono incongruenze, che le incongruenze generano sospetto e che –  come troppo spesso abbiamo imparato di recente –  il sospetto è l’anticamera della verità.

  1. http://www.bbc.com/news/world-europe-36460569
  2. http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2016/06/06/01016-20160606ARTFIG00120-le-francais-arrete-en-ukraine-planifiait-quinze-attentats-pendant-l-euro.php
  3. http://www.corriere.it/esteri/16_giugno_06/voleva-compiere-attentati-euro-2016-arrestato-francese-ucraina-23bc5ae0-2bcc-11e6-9053-0e7395a81fb7.shtml

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Articolo a cura di  Virgilio Bordiga per SakerItalia.it