Normandy Four summit on Ukraine’s future: What’s at stake?

In senso orario: Emmanuel Macron, Volodymyr Zelenskyj, Vladimir Putin e Angela Merkel.

Parigi ospiterà il primo vertice del cosiddetto Formato Normandia dopo oltre tre anni. L’appuntamento è possibile grazie a un cambio di potere in Ucraina e ad una posizione molto attiva di Macron. Che carte hanno in mano le parti interessate?

Carta bianca virtuale per Zelenskyj

Volodymyr Zelenskyj ha il più grande interesse di tutti. Consegnandogli la vittoria alle elezioni di primavera, gli elettori speravano nella pace, in un armistizio nel Donbass e in legami migliori con la Russia. Non c’è dubbio che Zelenskyj personalmente, così come la sua cerchia più vicina, condivida questi obiettivi. Tuttavia, la scena politica ucraina è estremamente torbida.

Perseguire qualsiasi politica richiede abilità speciali che sono state magistralmente mostrate dall’ex presidente ucraino Leonid Kuchma (1994-2004) e in una certa misura da Petro Poroshenko. Zelenskyj non ne ha.

Zelenskyj ha ricevuto un livello di sostegno senza precedenti e una virtuale carta bianca dopo che tre quarti della popolazione hanno votato per lui, e il suo partito ha ottenuto la maggioranza parlamentare. Tuttavia, non sembra davvero sapere cosa farne di tutto ciò.

Nulla indica che Zelenskyj impari dagli errori che fa, e trovi modi per evitarne di nuovi. Zelenskyj è alla disperata ricerca di successo a Parigi. Da un lato, deve dimostrare a Putin e ai suoi partner europei di essere un leader competente che dà un seguito alle parole.

Dall’altro, deve convincere il suo pubblico interno che non si è mosso di un passo sulle questioni chiave, ma che è riuscito a fare progressi nei colloqui di pace. Se i negoziati a Parigi non daranno risultati o, peggio ancora, mineranno ulteriormente la situazione, Zelenskyj tornerà a casa solo per affrontare un caos crescente.

La totalità dell’ex establishment ucraino si opporrà al corso delle sue azioni, la sua base rimarrà delusa e le costanti trame da parte dei gruppi finanziari e industriali verranno esacerbate ulteriormente.

Macron vede una nuova finestra di opportunità per la Francia

Il presidente francese Emmanuel Macron è il secondo partecipante che ha più da guadagnare da questi colloqui. Oggi è uno dei pochi politici di alto livello che in realtà ha uno scenario complessivo di sviluppo globale.

L’intenzione di Macron è di riportare la Francia alla sua posizione di leader politico europeo, che il suo paese ha mantenuto dall’inizio dell’integrazione europea e fino ai primi anni 2000. Negli ultimi decenni, la Germania ha gradualmente assunto questo ruolo al suo posto.

Macron non è un gollista, ma la sua visione dell’ordine globale sta diventando simile a quella di Charles de Gaulle. Per garantire la sua posizione nel mondo, la Francia deve avere rapporti equilibrati sia con l’Occidente (mondo anglosassone/atlantisti) sia con l’Oriente (Russia). E Macron ha ragione nella valutazione della situazione: l’influenza della Francia sul continente ha iniziato a calare quando per vari motivi la bilancia ha iniziato a pendere verso l’Occidente.

In altre parole, la Francia ha iniziato a perdere slancio quando i suoi legami storici con la Russia si sono indeboliti. L’attuale disordine nei rapporti con gli Stati Uniti e all’interno della NATO intensifica l’incertezza e aumenta il desiderio di Macron di trovare basi più solide.

Macron ritiene che, al fine di far avanzare i propri interessi nazionali, la Francia debba superare l’ostacolo rappresentato dal conflitto con la Russia. E la ragione principale di questo conflitto è la crisi irrisolta nell’Ucraina orientale a causa del processo di pace di Minsk bloccato.

Ecco perché il presidente francese ha approfittato della nuova finestra di opportunità che si è aperta da quando Zelenskyj è entrato in carica e ha fatto molti sforzi per incoraggiare il dialogo tra Kiev e Mosca.

Macron ha anche bisogno di alcuni progressi a Parigi, quindi può guadagnare slancio e cambiare l’atmosfera generale.

Merkel preoccupata, Putin coerente

Angela Merkel ha chiaramente altre cose di cui preoccuparsi oltre all’Ucraina, come la continua erosione del panorama politico tedesco. Inoltre, l’era della Merkel sta per finire. Tuttavia, il processo di pace di Minsk è, per molti aspetti, un prodotto dei suoi sforzi come cancelliere. Quando si è impegnata a raggiungere un cessate il fuoco sostenibile in una situazione precaria e imprevedibile, la Merkel ha essenzialmente messo in pericolo la propria reputazione.

In altre parole, Angela Merkel è, senza dubbio, interessata a vedere sviluppi positivi all’incontro, se non altro come un modo per assicurarsi la propria eredità politica come leader della Germania.

Infine, c’è Vladimir Putin. I Capi di Stato occidentali, e soprattutto Emmanuel Macron, continuano a cercare di convincere Mosca che il modo migliore, se non l’unico, di aggiustare le relazioni tra Russia e Occidente sia realizzare progressi positivi rispetto agli Accordi di Minsk – cosa che, naturalmente, richiederebbe alla Russia di assumere una posizione molto flessibile e attiva.

Se solo Mosca facesse il primo passo verso Kiev, dicono, tutte le altre questioni svanirebbero magicamente. Ma Putin non si accoda a questo tipo di pensiero: le sue azioni sono guidate da una lunga storia di interazioni passate con l’Occidente.

Ritiene che, il più delle volte, tali passi avanti siano dati per scontati – e seguiti da richieste di ulteriori concessioni. Da qui la percezione comune tra i russi, secondo cui la risoluzione della questione del Donbass riporterà inevitabilmente lo status politico della Crimea nell’agenda internazionale.

Fattori vincolanti

I paesi occidentali agiscono sulla base di due ipotesi principali che, secondo loro, potrebbero indurre Mosca a negoziare un compromesso. La prima è che la Russia ha un disperato bisogno di revocare le sanzioni, ed è quindi pronta ad ogni tipo di concessione.

La seconda – che sostenere Donetsk e Lugansk è costoso per la Russia, e che la Russia si sbarazzerà con impazienza del peso, o almeno lo ridurrà. A dire il vero, le sanzioni sono dannose per l’economia russa e rimangono un fattore vincolante.

Allo stesso tempo, l’economia russa si è adattata al nuovo ambiente e rimane stabile, anche se il tasso di crescita è tutt’altro che perfetto. In ogni caso, sbarazzarsi delle sanzioni non è un problema che preme abbastanza affinché la Russia possa iniziare ad accelerare forzatamente i negoziati.

Per quanto riguarda la stabilità politica della Russia, non è in alcun modo influenzata dal sostegno di Mosca alle due regioni separatiste dell’Ucraina, il che non significa che la Russia non sia interessata a risolvere il conflitto.

La situazione che persiste circa dal 2015 non è soddisfacente per nessuno, in primo luogo per il popolo del Donbass, che si è ritrovato in una “zona grigia” tra Russia e Ucraina.

Per la Russia, l’opzione ideale sarebbe l’attuazione degli Accordi di Minsk, il che significherebbe reintegrare le regioni di Donetsk e Lugansk in Ucraina con notevoli poteri di autonomia, consentendo loro di mantenere relazioni speciali con la Russia. Tuttavia, Mosca non è così sotto pressione da volere questo immediatamente, e con ogni mezzo possibile.

Per quanto riguarda le persone di quella regione, potrebbero essere completamente insoddisfatte dello status quo, ma ciò non significa che vogliano ricongiungersi con l’Ucraina, visto come hanno avuto tensioni in passato (ad es. su cultura e lingua) e come nei sei anni trascorsi dall’Euromaidan l’Ucraina sia andata avanti in una direzione che la parte orientale del paese non sostiene.

A giudicare dalle dichiarazioni ufficiali di Putin, il suo atteggiamento nei confronti di Zelenskyj è per lo più positivo, e percepisce il desiderio di pace del presidente ucraino come autentico, sebbene impacciato, mentre Macron rispetta questi tentativi di dissipare il sentimento anti-russo, schiacciante in Occidente.

Putin è disposto a prendere in considerazione varie iniziative, a condizione che gli autori prendano misure concrete per attuarle. Ma il presidente russo non sarà proattivo, poiché crede che la Russia abbia il vantaggio, sia del tempo, che della pazienza.

Secondo Mosca, le risorse di Kiev in quel senso sono molto più limitate, mentre Zelenskyj deve ancora dimostrare di essere il vero presidente dell’Ucraina invece che un attore che recita quel ruolo affascinante.

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Articolo di Fyodor Lukyanov pubblicato su Russia Today l’8 dicembre 2019
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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