Se gli fosse possibile spiegare i motivi di questa sua scelta, si potrebbe, seppur con una certa approssimazione, riconoscere in lui un politico. Ma non sarà in grado di spiegare nulla. Neanche a sé stesso.

Non che il governo Goncharuk fosse da custodire come la pupilla del proprio occhio. Semplicemente, non avrebbe dovuto essere nemmeno formato.

Ma una volta formato, e una volta ratificato il suo programma dalla Rada, bisognava almeno dargli la possibilità di provare a realizzare tale programma nell’ arco di un anno, così come previsto dalla Costituzione.

Considerata la reale condizione del paese, è infatti ridicolo immaginare che in neppure cinque mesi di lavoro anche una squadra composta dai migliori talenti avrebbe potuto realmente cambiare la situazione.

Perfino andando con la memoria ai primi anni del governo Putin, molti sostengono che alcuni cambiamenti si cominciarono a percepire soltanto dopo uno-due anni, e comunque la maggioranza pensa che gli effetti più profondi e concreti in vista di un miglioramento della situazione si siano iniziati ad apprezzare solo verso il quarto anno della sua presidenza. La cosa in effetti è anche normale. All’ inizio, una persona nuova al comando deve entrare nei vari processi, selezionare e mettere insieme la sua squadra, individuare i punti critici e definire le azioni correttive, e solo successivamente potrà iniziare il lavoro vero e proprio, e la popolazione comincerà a percepire i primi risultati dopo un anno o un anno e mezzo.

In realtà Zelenskij non rinfaccia nulla al governo uscente, anzi ha dichiarato che ha operato con modalità innovative e non ha rubato, e che bisogna continuare così – soltanto, con risultati migliori.

Ovvero, se dovessimo credere alle parole del presidente ucraino, egli ha fatto dimettere proprio un governo che per la prima volta dopo molti anni aveva lavorato abbastanza bene, e solo per il desiderio di raggiungere nuovi successi in tempi ancora più rapidi. Ma questa è un’assurdità. È assurdo in primo luogo perché il governo ha lavorato malissimo – per non dire che non ha lavorato affatto. Sia il premier che i ministri, uno dopo l’altro, hanno dovuto fare ammissione, ciascuno nella propria sfera di responsabilità, di completa incompetenza, compensata però dal loro essere creativi, liberali e sintonizzati con il mondo globalizzato. E d’altra parte proprio lo stesso Zelenskij ha incoraggiato questo tipo di approccio. Oltretutto, il nuovo consiglio dei ministri guidato da Shmygal, approvato dalla Rada dopo la sua presentazione, non presenta di fatto nulla di nuovo rispetto al precedente. Chi può dire in effetti in cosa si differenzi Shmygal da Goncharuk? Soltanto nel fatto che Shmygal sia al soldo di Akhmetov, e Goncharuk stia invece sulla busta paga di Soros. Non che Goncharuk abbia mai ricevuto direttamente fondi dal “filantropo internazionale”: ma solo perché tra di loro si interpongono una serie di intermediari.

Anche i collaboratori di Akhmetov sono tutti legati ai programmi di Soros, e sono tutti globalisti, europeisti, liberali e tolleranti: insomma, tutto come deve essere.

In che modo gioverà all’ esercito ucraino la sostituzione dell’ennesimo (il primo risale all’ epoca di Kuchma) ministro della difesa, Zagorodniuk (di formazione sorosiana, proveniente dalle fila degli ex volontari), con un 65enne reperito in una qualche discarica sociale, il generale a riposo Taran, che non è riuscito a fare una carriera decente neanche nelle condizioni in cui versa l’Ucraina?

Soprattutto considerando che Zelenskij per la guida diretta dell’esercito aveva a disposizione il generale Khomchak, capo di stato maggiore, senza il cui ordine non si muove un reparto.

Supponiamo che Zagorodniuk non sia stato un buon manager. Bisognava allora cercarne uno capace. Ma il curriculum del generale Taran non permette neanche lontanamente di supporre che possa essere in grado di risolvere i problemi della fornitura all’ esercito ucraino di armi e tecnologie moderne: al massimo potrà reindirizzare i flussi della corruzione…

Agli esteri, l’ex ministro Pristayko è stato nominato vice premier per l’integrazione europea: un premio di consolazione equivalente alla nomina a vice premier per la colonizzazione di Marte, ruolo che non implica alcuna attività, ma di tutto rispetto. Al suo posto come ministro è stato nominato Kuleba, ex vicepremier con la stessa delega all’ integrazione europea (nonché a quella euro-atlantica)!

Faccio fatica a immaginare con quale dei due, per i diplomatici russi, sarà meno ripugnante avere a che fare. Per quanto mi riguarda, con entrambi. Quale senso profondo avrebbe lo scambio delle loro posizioni? Se la politica estera funzionava bene, perché cambiare? E se ha funzionato male, perché lasciare le stesse persone?

In generale si ha l’impressione che il governo sia stato cambiato giusto per dare l’impressione di fare qualcosa. Il presidente, preoccupato della caduta del proprio indice di gradimento, ha deciso di correre ai ripari, e ha sostituito l’intero consiglio dei ministri.

L’idea dell’indice di gradimento mi affascina. Ma avrebbe avuto un senso se, come annunciato inizialmente, a capo del governo fossero state messe figure come Tigipko o Dubin.

Non che avrebbero potuto fare molto meglio di qualunque altro. Nella situazione attuale dell’Ucraina qualsiasi governo fallirebbe nel proprio operato.

La designazione a premier di uno di loro sarebbe stata percepita da una parte della popolazione come un ritorno della vecchia guardia (del periodo di Kuchma-Yanukovich), e per un certo tempo (non molto lungo) avrebbe riacceso la speranza di una rottura con quella politica di Maidan che ha condotto il paese in un vicolo cieco.

Poiché invece nessuno della vecchia guardia è stato designato al potere (evidentemente non è che poi ci fosse da parte loro tutto questo desiderio), di fatto un governo emanazione di Soros è stato sostituito con un altro governo emanazione di Soros. Solo che alcuni di questi nuovi personaggi sono anche “animaletti da compagnia” personali di Ahmetov e Kolomoiskij. Che dire, gli “esperti” ucraini potrebbero dilettarsi nel misurare l’influenza di Ahmetov e Kolomoiskij sul nuovo consiglio dei ministri con una precisione al centesimo se non addirittura al millesimo.

Poiché però nella composizione del governo sono rimaste figure che sono espressioni dirette di Soros, un tale “indice di influenza” andrebbe esteso anche allo stesso Soros. Considerando poi la propensione dei politici ucraini a passare da un padrone all’ altro in cambio di una piccola ricompensa, questo processo potrebbe andare avanti all’infinito!

Cosa ha ottenuto Zelenskij? Di restare coinvolto in un paio di scandali in appena un paio di mesi di presidenza, e di far peggiorare ancora una volta il livello di vita della popolazione: sarà ricordato come il presidente che ha designato personalmente ben due consigli dei ministri oltre il limite della decenza.

La prima investitura si sarebbe potuta attribuire alla sua giovane età e alla mancanza di esperienza. Avrebbe potuto tranquillamente criticare il governo Goncharuk, fingendo che non dipendesse da lui stesso e che stesse lavorando contro le sue indicazioni.
Ma quando il presidente dimostra di essere in grado di cambiare la composizione del governo senza conformarsi particolarmente alla Costituzione, licenziare e nominare qualsiasi ministro in ogni momento secondo il proprio arbitrio, allora è lui il primo responsabile degli errori di tutti i suoi governi. È proprio Zelenskij a non avere avuto la capacità di selezionare persone adeguate e, agendo senza un obiettivo preciso, ha finito, secondo Medvedchuk, per fare un baratto del tutto inutile. D’altra parte, la durezza dei giudizi di Medvedchuk è determinata dal fatto che non sia stato lui stesso oggetto del baratto. Viktor Vladimirovich Medvedchuk è profondamente convinto di avere la capacità di cambiare in meglio l’Ucraina. In realtà l’unica utilità di un suo ipotetico arrivo al potere starebbe nel fatto che quella sarebbe la sua fine come politico, proprio come accaduto a Zelenskij.

Zelenskij si trova ormai in una situazione senza via d’uscita, anche se dovesse sostituire altre tre volte il governo prima che sostituiscano lui. Più a lungo continuerà a fingere di essere un presidente, maggiore sarà la responsabilità che gli si rovescerà addosso per tutto ciò che succede in Ucraina e nei territori circostanti, e minori le possibilità di svincolarsi dalla situazione in cui si trova e ritornare alle sue buffonate teatrali. Invece di cambiare il governo avrebbe dovuto presentare lui stesso una lettera di dimissioni, e scappare il più lontano possibile – finché ne avesse avuto la possibilità. Invece ha sprecato un’occasione, e ora continuerà a navigare sulla stessa rotta e con gli stessi personaggi, magari cambiandone ancora qualcuno per strada; ma anche se dovessero esserci nomi nuovi, la sostanza resterà in ogni caso la stessa, senza cambiare in nulla rispetto a Goncharuk. E la situazione non farà che peggiorare.

E’ Arsen Avakov, ministro degli interni ormai di lungo corso, il principale garante della stabilità della rotta. L’incapacità di Zelenskij, la completa perdita di fiducia in lui da parte della popolazione, e lo smarrimento della rotta sono anche testimoniati dal fatto che sei mesi fa, al momento della nomina del governo Goncharuk, Zelenskij e i suoi accoliti avevano promesso solennemente che l’incarico di Avakov avrebbe avuto una durata limitata a un periodo di prova, e avevano giurato di licenziarlo dopo sei mesi.

I sei mesi sono passati, Zelenskij nel frattempo ha licenziato tutti, e Avakov non solo è ancora lì al suo posto, ma lo stesso Zelenskij l’ha definito padre saggio e maestro. E a essere un presidente “a tempo” è ora proprio Zelenskij.

Articolo di Rostislav Ishenko del 5 marzo 2020
Tradotto dal Russo da Sergio Bedini per Saker Italia il 12 marzo 2020

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