In Donbass il centenario della Repubblica di Donetsk–Krivoy Rog (RDK) [in inglese] è stato ampiamente festeggiato. In più, la Repubblica Popolare di Donesk (RPD) l’ha dichiarata ufficialmente sua storico predecessore.

Questo significa che l’“Ucraina indipendente”, se si considera come successore della Repubblica Nazionale Ucraina  [in inglese] dal 1918, non ha diritti storici e legali sul Donbass.

 “Abbiamo percorso il sentiero dei nostri avi”

Nel museo nazionale di storia locale è stata inaugurata una mostra dedicata alla storia del Repubblica di Donetsk. E’ un evento speciale: il museo è stato distrutto dai bombardamenti ucraini del 2014. All’epoca il verdetto era stato triste: “non può essere restaurato”. Ecco perché l’apertura nel nuovo museo di una mostra dedicata alla storia della rinata repubblica è ancora più significativa e simbolica per i cittadini di Donetsk.

La misura degli eventi di festeggiamento si spiega con il  fatto che la RPD si è ufficialmente autodichiarata come erede storica della Repubblica di Donestsk del 1918. Secondo le autorità della RPD, questo passo simbolico dimostrerà agli abitanti del Donbass che l’attuale formazione statale non è nata dal nulla e che ha pregressi consistenti e storici. Come ha affermato il leader della Repubblica Aleksandr Zakharchenko [in inglese]: “abbiamo percorso il sentiero dei nostri antenati”.

Di fatto, gli eventi degli ultimi anni in Donbass somigliano molto a ciò che è successo un secolo fa. La RPD era stata creata come risposta al progetto separatista dell’Ucraina e all’illegittimo colpo di Stato messo in scena dalla Rada centrale a Kiev, e come modo per mantenere legami economici e culturali con la Russia. A quei tempi, come ora, ci furono accese discussioni sul diritto della lingua russa e ucraina, sulla composizione federale dell’Ucraina e sulla scelta geo-politica tra l’Occidente e la Russia. Se si prendono i giornali di quei tempi e si sostituiscono i nomi dei politici e dei partiti, avremmo la stessa situazione di cui oggi parlano i media attuali.

Quando si parla dell’attuale RPD o RPL, molte persone ricordano prima di tutto la stessa Repubblica di Donetsk-Krivoy Rog e i suoi territori occupati che erano molto più ampi dell’attuale Donbass. Parliamo di Kharkov, Sumy, Ekaterinoslav, Zaporozhye e Krivoy Rog. Parlando a un incontro a Donetsk, il capo della RPD Zakharchenko ha fatto un’importante dichiarazione che ha irritato i media ucraini: “I nostri antenati hanno disegnato una mappa per noi. Kharkov e Taurida erano comprese. Noi l’espanderemo. Noi probabilmente avremo anche bisogno della Bessarabia…è questa la mappa per cui dobbiamo lavorare”.

Cosa impedisce l’unificazione del Donbass

Il pubblico di Donetsk che si è riunito al meeting ha sostenuto con gioia la dichiarazione di Zakharchenko. Ma gli esperti si fanno una domanda: se i leader del ribelle Donbass contano sulla restaurazione e addirittura su un’espansione dei confini che aveva cento anni fa la Repubblica di Donetsk-Krivoy Rog, che cosa impedisce ora l’unificazione di due progetti paralleli, cioè la RPD e la RPL?

I leader delle due Repubbliche, che lottano contro l’Ucraina post Maidan, hanno dichiarato di avere creato un’unione doganale [in inglese]. Ma anche qui affrontano delle serie difficoltà. Aleksandr Zakharchenko ha dichiarato a RIA Novosti: il fatto è che entrambe le repubbliche “indipendentemente l’una dall’altra hanno sviluppato la propria legislazione e metodi di gestione, quindi ora hanno molte divergenze in fatto di dogana, fisco e regole di esercizio”. Secondo lui “un confronto preliminare delle basi legislative delle RPD e RPL hanno mostrato una asincronia su più di una dozzina di leggi e regolamenti, che dovrebbero essere ridotti ad un denominatore comune per la creazione di un’unione doganale”.

Denis Denisov, Direttore dell’Istituto delle Iniziative di peacekeeping e conflittologia, in un commento all’agenzia ha messo al secondo posto il problema dell’asincronia dello sviluppo dei processi politici interni. Ma la cosa più importante, secondo la sua opinione, è che “nell’ambito del quadro degli accordi sui processi di negoziazione di Minsk, i rappresentanti delle RPD e RPL hanno due voci, e non una, come nel caso di uno stato unitario”. L’esperto ha sottolineato un altro fattore: “C’è una competizione storica nelle elite politiche, quelle di Donetsk e quelle di Lugansk, che si manifesta in una competizione nel gestire l’efficienza e nella qualità dello sviluppo delle repubbliche”.

Tuttavia molti esperti, compresi i cittadini di Donetsk e Lugansk, non escludono l’unificazione. Denis Denisov afferma: “In futuro è piuttosto plausibile che le RPD e RPL si possano unire in un’unica formazione politica, se tale iniziativa è sostenuta dalla maggior parte dei cittadini delle repubbliche del Donbass“.

L’Ucraina senza i confini orientali

La rilevanza della questione della successione della Repubblica di Donetsk è amplificata anche dal fatto che, su iniziativa dell’odioso capo dell’Istituto Ucraino della Memoria Nazionale Vladimir Vyatrovich [in inglese], a Kiev è divampata la discussione sul riconoscimento dell’attuale Ucraina come successore legittimo della Repubblica Nazionale di Ucraina (RNU) del 1918.

Da punto di vista del convinto nazionalista ucraino, Vyatrovich è ovviamente corretto. Effettivamente, è strano che Kiev distrugga tutti i monumenti dedicati ai leader dell’ucraina sovietica, provi a maledire e seppellire nell’oblio i loro nomi ma continui ad autodefinirsi dal punto di vista legislativo come successore della Repubblica Socialista Sovietica dell’Ucraina.

Tuttavia, Vyatrovich non prende in considerazione che la RNU ha combattuto contro l’Ucraina sovietica, e ha perso. Di fatto la Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina era stata creata dall’unione di tre repubbliche, riconosciute da Mosca 100 anni fa, cioè l’Ucraina Sovietica (Vyatrovich si sorprenderà, ma originariamente quella era anche chiamata Repubblica Nazionale Ucraina) e le repubbliche di Donetsk e Odessa. E se ora Kiev rifiuta di considerare questa unione come legittima essendosi autoisolata solo nella RNU, e se esiste un erede esistente della Repubblica di Donetsk-Krivoy Rog, allora è quindi possibile sollevare la questione anche sulla legittimità degli attuali confini dell’Ucraina.

La leadership ucraina (in particolare attraverso le parole di Petro Poroshenko) afferma che la Russia e anche la comunità internazionale abbiamo presumibilmente riconosciuto nel 1918 i confini della RNU, che comprendevano il Donbass e Kharkov. Questa dichiarazione non ha alcun fondamento storico.  Dopo aver firmato il trattato di Brest [in inglese] con l’Ucraina nel febbraio 1918, la Germania e l’Austria-Ungheria definivano solo i confini occidentali della RNU. Secondo questo documento, Kiev doveva definire i confini settentrionali e orientali con negoziati diretti con Mosca.

Nel maggio 1918 questi negoziati cominciarono effettivamente presso il museo pedagogico di Kiev e, dopo molti mesi, si conclusero in un nulla: la delegazione russa lasciò l’Ucraina senza aver riconosciuto l’inclusione né della Repubblica di Donetsk né di Odessa. Questi territori furono inclusi nel progetto unitario della Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina nel 1919, quando le truppe della RNU guidata da Petliura furono sconfitte dai Bolscevichi.

Quindi la Russia non ha mai riconosciuto l’inclusione del Donbass nella struttura della RNU di Petliura [in inglese]. E se ora Kiev a livello ufficiale si dichiara l’erede storico e legittimo proprio della Repubblica Nazionale di Ucraina, e non della Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina, allora molti ricorderanno le parole di Zakharchenko sul ripristino dei confini della Repubblica di Donetsk-Krivoy Rog, che non aveva alcuna relazione col progetto di Petliura.

 

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Articolo di Vladimir Kornilov pubblicato su Stalkerzone.org il 18 febbraio 2018
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per SakerItalia.it

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